| [ da L'ANGELO DI
VEROLA Aprile 1976 Anno I N°04 pag. 07,08,09 ]
Quarant'ore Verolesi fede e
tradizione - di Rino Bonera
Io non so quante parrocchie, da quella del più sperduto villaggio alle
altre disseminate nelle varie città, non abbiano particolari tradizioni o nelle quali
accentuate devozioni non mettano in evidenza la vivezza di una fede che trae le sue
origini in quella dei padri. Verolanuova non manca certo di tradizioni e devozioni. Meno
appariscenti e poco coltivate le prime, la fede dei Verolesi tiene vive invece le seconde.
Cito quest'ultime in ordine di rievocazione nell'anno: le Quarant'ore ed il Corpus Domini
in onore di Gesù Eucaristico e la prima domenica d'ottobre (fino a pochi anni orsono la
seconda) in onore della Vergine dei Rosario.
Tralascio le altre ricorrenze per soffermarmi sulle Quarant'ore. Il bisogno comunitario
d'una esteriore manifestazione di fede nell'Eucaristia portò, già nel secolo scorso,
alla realizzazione di un apparato grandioso e solenne che ancora ogni anno viene innalzato
nella nostra basilica per l'esposizione del SS. Sacramento. Tale esposizione ha inizio il
pomeriggio della domenica delle Palme e si conclude la sera del martedì santo e non più
nella mattinata dei mercoledì come avvenne sino a qualche anno fa. Le Quarant'ore erano
come il cuore del periodo liturgico di preparazione alla Pasqua. Era in questo periodo che
si teneva il cosi detto "Quaresimale" che consisteva in una predica tenuta ogni
giorno nella funzione della sera da un valente oratore che si fermava in Parrocchia fino
alla festa dell'Angelo ed era soprattutto l'oratore ufficiale delle Quarant'ore.
Il termine Quarant'ore si deve alla, durata di esposizione dei SS. Sacramento per
.1'adorazione dei fedeli, adorazione che doveva durare per quaranta ore consecutive. Col
passar degli anni si arrivò all'orario attuale. I Verolesi hanno voluto che Gesù
Eucaristico venisse esposto durante tale circostanza su d'un maestoso trono ornato di
fiori e di ceri. L'apparato forma l'orgoglio della nostra cittadina, anche se coi tempo è
andato in parte modificandosi assumendo una linea più seria ed elegante. Se l'originale
fastosità distoglieva facilmente da un intimo raccoglimento, l'attuale semplicità meglio
favorisce le personali riflessioni che mettono l'uomo in contatto con Dio. E' noto che
modifiche più o meno evidenti vi apportarono i prevosti da Don Manfredi in poi.
L'illustre famoso concittadino Vescovo Gaggia soleva portare altri Vescovi a Verola nel
tempo delle Quarant'ore per mostrare il fervore dei Verolesi assieme all'artistico
apparato. Il Vescovo mons. Giacinto Tredici, durante una sua visita, fece abolire tutte le
lampadine elettriche che, di svariati colori, facevan bella mostra di sé. La liturgia non
lo permetteva ma, a mio avviso, tutta la costruzione ne guadagnò. Quanti, ancora, non
ricordano le varie ore di adorazione stabilite per ogni rione i cui abitanti partivano, in
processione, rispettivamente dalla chiesetta di S. Rocco, da quella dell'Ospedale, dal
vecchio oratorio maschile in via Roma, dal Convitto Maria Bambina e successivamente dalla
chiesa della Disciplina?
Uomini e donne vi partecipavano reggendo devotamente un cero; percorrendo le vie dei paese
ignorando cosa fosse il "rispetto umano" raggiungevano la basilica per
l'adorazione. Poi i tempi mutarono; la locale evoluzione socio - economica ed i
conseguenti singoli impegni di lavoro richiesero una diversa distribuzione delle ore di
adorazione arrivando così all'attuale regolamentazione.
Ma non a pochi si farebbe torto se qui non si ricordassero quanti lavorarono senz'alcun
compenso per l'allestimento dell'apparato delle Quarant'ore. A cominciare da quegli uomini
che, sul finir della Quaresima, passavano di casa in casa a raccogliere ;le offerte che
sarebbero servite: per acquistare i ceri, per le necessarie annuali riparazioni, per le
spese straordinarie e dell'illuminazione e per pagare, forse, un bicchiere dì vino ed una
pastasciutta a quei "Gambarì" (Favalli) che, di padre in figlio si tramandarono
l'onore (e quanto ci tenevano!) e l'onere di provvedere ad innalzare il grandioso
impianto. Li aiutavano uomini messi a loro disposizione da agricoltori e ditte che in tal
modo contribuivano in misura determinante ad alleggerire le spese.
Oggi i vari "Gambarì" sono scomparsi, le offerte nelle case non si raccolgono
più; di contro le spese per le Quarant'ore sono salite alle stelle e ne mettono in forse
ogni anno la realizzazione.
Non c'è che augurarsi che la fede dei Verolesi non venga meno soprattutto nella costante
partecipazione alle Quarant'ore e che continui anche l'aiuto materiale per salvare
l'apparato artistico nato dalla stessa fede.
Rino Bonera |