Parrocchia angelodiverolaSan Lorenzo Martire in Verolanuova

Cecilia Tibaldini Lenzi - Benefattrice


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Cecilia Tibaldini Lenzi
Poetessa

Verolanuova, 1872    Verolanuova, 1921

Da "Verolanuova"
di Carla Milanesi

Alcune Poesie Dialettali
(traduzioni dal dialetto e note
di Tiziano Cervati)


Cecilia Tibaldini nata a Verolanuova nel 1872 e vi morta nel 1921.

A Brescia — presso "l’istituto Femminile di Famiglia" — apprese una vasta cultura letteraria che continu a coltivare durante tutta la vita. Nel 1898 spos il prof. Francesco Lenzi, maestro di musica e organista di Verolanuova.

Fino da giovanissima scrisse poesie che furono pubblicate su vari periodici dei quali fu collaboratrice.

"Osservatrice acuta dell’ambiente popolare - lasci scritto mons. Guerrini - ne trasse ispirazione per alcune gustose poesie dialettali che mand alla rivista "Brixia" (...). Lasci inediti alla famiglia molti versi italiani e dialettali, delicati e soavi di espressione lirica i primi, vivaci macchiette del popolo verolese i secondi".


Da: Pietro Faita – "Verolanuova" – (pagg. 264-267)
Scuola Tipografica Opera Pavoniana

(traduzioni dal dialetto e note di Tiziano Cervati)

Di questa donna gentile, ardente patriota e squisita poetessa, siamo lieti di presentare il saggio critico favoritoci dalla professoressa Carla Milanesi.

Fiore d’elianto, vago fior del sole:
le donne han dato tutto il loro pianto,
i bandi il canto, i vati le parole,
i prodi il sangue, sul sentier che adduce
della vittoria alla superna luce.

Con questo stornello, scritto per la prima guerra europea, Cecilia Lenzi Tibaldini vergava quello che oggi si chiamerebbe un bellissimo slogan patriottico; e molte altre poesie familiari, descrittive, occasionali, scrisse la signora nata a Verolanuova (Brescia) nel 1872 e ivi morta nel 1921: una gentile poetessa non abbastanza nota, come invece meriterebbe. Ma pi che i versi in lingua qui vogliamo ricordarne le poesie dialettali, poich ci sembra che nella musa vernacola ella sia davvero eccellente.

Acutezza di osservazione, perfetta arte descrittiva, sincera piet per la miseria in cui allora versava il popolo, nonch un felice e garbato senso di humor, tutto si trova, sempre genialmente espresso, nella musa dialettale della signora bresciana, che vogliamo modestamente togliere dall’immeritato oblio.

Fra le liriche pi indovinate citiamo: I ricevimenti de la sira "vorrei e non posso ", La scritra moderna, La cagna de l’ortol:
in quest’ultima l’autrice parla di una bestia che volle cambiar padrone per seguire un impiegato che la port nella sua casa pi civile, le mise un nastro rosa sl cup, ‘na msarla che para d’arzent, ma ... (le mise un nastro rosa sul collo, una museruola che pareva d'argento ma...) la pastura era piuttosto magra, tanto che un giorno, stanca di nastri e di campanelli,

a forza de nas, la ga trot
on ort pi de carote e cornasi,
l’ortol che ga sbit perdont.

a forza di annusare, ha trovato
un orto pieno di carote e fagiolini,
l'otolano che le ha subito perdonato.

E cos, tornando al vecchio padrone ortolano, ha fatto (dice la strofa seguente che ora riportiamo):

Le ga fat come quele de campagna
che per port ‘l capl, compr dei ps,
le va a passan ‘na quarta e na cagna
per turn pi coine al so pas!

Hanno fatto come quelle di campagna
che per portare il cappello, comprar dei pizzi,
vanno a passarne di tutti i colori
per tornare pi coglione al loro paese.

E che dire delle sue considerazioni sulla giovent di allora, che gi sembrava riprovevole, paragonandola ai tempi nostri?

I nosc.c deertimncc? And per vile,
a snter la comedia al cunvint,
d’inverno ‘n curt a fa le biscarle,
quac rarissima olta ai brat,
e a snter tcc i sagi de le scle …
…Che diferenza, fii de nine! Adess
tcc i va ‘n bicicleta, ‘n moto, al cine,
tcc i compra ‘l giornl e tcc i lss,
le bala ‘l tango fin le filandine

I nostri divertimenti? Andar per viole,
a sentire la commedia al conventino,
d'inverno in cortile a scivolar sul ghiaccio,
qualche rarissima volta ai burattini,
e a sentir tutti i saggi delle scuole.....
...Che differenza, figli di buone donne! Adesso
tutti vanno in bicicletta, in moto, al cinema,
tutti comprano il giornale e tutti leggono,
ballano il tango anche le filandine.

Vorremmo poi citare per intero quel piccolo capolavoro che la poesia, "I nosc.c gnari al Sbot Sant ", un po’ realistica, ma senza dubbio folkloristica e certo cos tipicamente bresciana che forse soltanto gli "indigeni " la possono intendere ed apprezzare appieno; in essa l’autrice ricorda i monelli (i gnari) dei tempi ormai lontani in cui funzionavano ancora focolari con le grosse catene per appendervi il paiolo e la pentola: si recavano al fosso a lucidarle, "tcc rss e scalmancc de fa spant, en fin che j lstre che le par d’arzent" (tutti rossi e scalmanati da far spavento, fin che son lucide da sembrar d’argento) e descrive magnificamente quei ragazzi stracciati e luridetti che pur vorrebbe rivedere perch sono nati al suo paese: "perch s che j’ nasicc al m pas".

Ed ancora i poar del sbot: in alcuni luoghi i mendicanti usavano riunirsi in un giorno fisso della settimana e recarsi in gruppo alla questua di casa in casa. Eccone alcuni tipi caratteristici:

Eco che i v ‘n zo ades: gi con d’un sac
tirat sra le spale e sl cup;
gi con d’un per de scarpe sensa tac
e ‘n fassul sl c, bianc e trch.
Gh ‘na vecita con d’en bigarl,
en bigarl smarit, de regad, (1)
che el sbot el ga scsa de fassl
e j’alter d per quarci z i puls

(1) Regad: stoffa con disegno arighe sottili

Eccoli ora che arrivano: uno con un sacco
tirato sulle spalle e sopra il collo;
uno con un paio di scarpe senza tacco
e un fazzolettino sulla testa, bianco e turchino.
C' una vecchietta con un grembiule,
un grembiule smarrito, de regad, (1)
che il sabato usa come fazzoletto (per la testa)
e gli altri giorni per coprire i polsini.

Poi ancora i monelli di campagna, dalla poetessa definiti osi de bos.c:

Descls da i prim de Mars a San Mart,
disipcc che par capi de lder,
rampeg s le piante, and per n,
si ‘n po’ la dannasi de sta mder
che quand la ga le braghe de gist
no la sa de che banda scomens.
…Aiseb che mang polenta abt
par ‘n reclam de l’emulsione scott! (1)

(1) Emulsione Scott: cera per lucidare

Scalzi dai primi di Marzo a San Martino,
arruffati che sembrate capi di ladri,
arrampicar sugli alberi, andar per nidi,
siete un po' la dannazione delle vostre madri
che quando hanno i pantaloni da aggiustare
non sanno da che parte cominciare.
...E nonostante che mangiate polenta forsennatamente
sembrate la pubblicit dell'Emulsione Scott! (1)

Squisita poetessa specialmente dialettale, dunque, questa autentica signora che, dotata di una buona cultura e di un finissimo sentire, seppe alternare le cure della famiglia, che amava ardentemente, con queste felici manifestazioni letterarie e, nella chiusa e un po’ ristretta vita paesana di cinquant’anni fa, seppe allargare i confini dello spirito e della mente nell’afflato gentile della poesia pi vera; perci abbiamo voluto rievocare Cecilia Lenzi Tibaldini fra i poeti che non si dimenticano; anzi, a noi pare che il suo nome potrebbe bene avvicinarsi a quello universalmente noto del grande poeta vernacolo bresciano: Angelo Canossi.

Da: Pietro Faita – "Verolanuova" – (pagg. 264-267)
Scuola Tipografica Opera Pavoniana

 

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ALCUNE POESIE DIALETTALI
(traduzioni di Tiziano Cervati)

I GNARI AL SABOT SANT

A sich, a ss, i cr per i strad
pi de mosgn, de plver, de sdr,
e i se d sgombetde abt, vrt,
e i lassa ‘ndr ‘na plver e ‘n udr
che se te ‘nd per far ‘na spassezda,
t tca prpe de cambi d strada.

E pr g ja de idi de b
ste mussign, tcc pi d bocarle
che ‘nsrna le tirache, e i patil,
che ‘nsrna i tch de tach, i tch de sle...
e pr g ja d idi, ma fs,
perch s che j’ nassicc al m pas.

Ah, se i vedssef s la ra de ‘n fs
tcc rss e scalmancc de fa spant,
a freg le cadne e p non ps
en fin che j’ lstre che le par d’arznt,
ghe disarssef, certo: " Birich,
a csto de sporcm, ve d ‘n bas"

I BAMBINI AL SABATO SANTO

In cinque, in sei, corrono per le strade
pieni di moccoli (al naso), di polvere, di sudore,
e si danno sgomitate forsennate, spintoni,
e si lascian dietro una polvere e un odore
che se tu vai a fare una passeggiata,
ti tocca proprio cambiare strada.

Eppure ho voglia di vederli davvero
questi moccoloni, pieni di croste (alla bocca)
che seminano bretelle e fondo dei pantaloni,
che seminano pezzi di tacchi e pezzi di suole...
eppure ho voglia di vederli, ma tanto,
perch so che sono nati al mio paese.

Ah, se li vedeste sulla riva di un fosso
tutti rossi e scalmanati da far spavento,
a fregar le catene a pi non posso
fin che son lustre da sembrar d'argento,
gli direste, certo: "Birichini,
a costo di sporcarmi, vi d un bacino".


A PREDICA

De dr d me ghe na catcia ‘nversa
con d s.cete che nomina i murss,
la fa dei cc che la par ‘nfina sgurza
a snter che i discrs scandals.

De le gnarle s l’ confessionare
le parla de granite e de mil;
tre fomne col vistt de reterre (1)
le pesa b i besccc (2) en dn cant.

Ogni tant le tr ‘n sguilz: "La carestia
della guera alleata, gi si s,
e tutto ci per la massoneria
che la rovina dell’umanit".

"Mariana, disidf; za gh fint!
Come l’ bro! Che razza! e che vigr!
Quacc pgn, e che parole! Ghif sintt?
Ghe n’ ben pc de ste predicadr! "

E con meno le intend, con pi le l’ vanta;
istss le sciure per afetazi
le compra tcc i lber che i decanta
per dervga p dopo gna ‘l cart.

(1) Reterare: tipo di stoffa (che non sapremmo definire)

(2) I "besccc" sono i marroni cotti nel forno.
Pes i besccc o i pom sta per "sonnecchiare leggermente".

A PREDICA

Dietro di me c' una beghina arrabbiata
con due ragazze che nominano i morosi,
fa degli occhi che par persino guercia
nel sentir quei discorsi scandalosi.

Alcune ragazzine sul confessionale
parlano di granite e di meloni,
tre donne col vestito di
reterare (1)
sonnecchiano piano in un cantone.

Ogni tanto danno un guizzo: "La carestia
della guerra alleata, gi si sa,
e tutto questo per la massoneria
che la rovina dell'umanit".

"Marianna, svegliatevi, gi finito!
Com' bravo! Che razza! E che vigori!
Quanti pugni, e che parole! Avete sentito?
Ce ne son ben pochi di questi predicatori!".

E con meno capiscono, maggiormente lo vantano;
e allo stesso modo le signore che per affettazione
comprano tutti i libri che decantano
per non aprire poi nemmeno la copertina.


N POETA

Per verit ‘n poeta al m pas
l’ ‘n polster stantt del poc bec,
e, se olm, i la f magra fs
quei che perd el s temp a scaraboci;
ma per la gloria cosa ‘mporta mai
se ‘nvece dei cap gh del formi?

Con ste storie ‘n del c, che ‘l disgrazit,
el fa dei pign abt co’ la credenza;
l’era ‘n ms che no ‘l s’era pi tust,
per das n’aria de talent, de sienza.
I dis che a fas n nom g l del fm,
ma l no ‘l s’era fat che dei sctm.

‘Na not che ‘l predica al ciar de lna
dei vrs senza gn n bris de cunclsi,
"Futurismo! ‘l sar la me fortna"
‘l s’ prpe ‘mbatt nei capil
che i l’ha portt al fres.c s ‘l taols
come che ‘l fs en cic, o ‘n gran pais.

Ma con tt quest, con ste bei complimencc,
cridf che ‘l la caps de lass l?
El Tasso ‘l n’ha passt di brcc momncc!
E s mama che l’era prope ‘ndr
la ga diza a tcc: "I l’ha strit!"
e la ‘nda a cunsuls col sir crat.

L’ ‘ndda a Caravaggio, ai morcc de Ght,
la gha scultt dutr e sitim,
ghra niss che ghe tros el drt
de fal despassiun, de fal guar.
L’nich rimede per i s brcc mai
l’ stat el Cestinato dei giorni.

UN POETA

Per verit un poeta al mio paese
un pollastrello stantito dal poco beccare,
e, se vogliamo, la fanno veramente magra
quelli che perdono il loro tempo a scarabocchiare;
ma per la gloria cosa importa mai
se invece del cappone c' del formaggio?

Con queste storie in testa, quel disgraziato,
faceva a pugni forsennatamente con la credenza;
era un mese che non si tagliava pi i capelli
per darsi un'aria di talento, di scienza.
Dicono che per farsi un nome ci vuol del fumo,
ma lui non si era fatto altro che soprannomi.

Una notte che predicava al chiar di luna
dei versi senza un briciolo di conclusione,
"Futurismo! Sar la mia fortuna"
si proprio imbattuto nei cappelloni (carabinieri)
che l'hanno portato al fresco sul tavolaccio
come se fosse un ubriaco, o un gran pagliaccio.

Ma con tutto questo, con questi bei complimenti,
credete che abbia capito di lasciar perdere?
Il Tasso ne ha passati di brutti momenti!
E sua madre che era proprio indietro (tarda)
diceva a tutti: "L'han stregato"!
e andava a consolarsi col curato.

E' andata a Caravaggio, ai morti di Ghedi,
ha sentito dottori e settimini (veggenti),
e non c'era nessuno che trovasse il modo
di togliergli la passione, di farlo guarire.
Unico rimedio per i suoi brutti mali
stato il cestinato dei giornali.

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