- MARIA NOSTRA MADRE
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- Omelia
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- Qual nome o fratelli possiamo noi pronunziare più dolce del nome di Madre?
- E chi mai potrà descrivere lamore della madre verso i suoi figli? Quanto più
pena per essi tanto più li ama, quanto più addolora, quanto più sacrifica, tanto più
li apprezza e li tien cari, per lei non ha ritegno ardua fatica, per lei non ha terror
orrida morte. Ogni altro amore naturale in certi incontri cede e vien meno, ma
lamore materno sempre trionfa, e par quasi che dalle pene stesse tragga maggior
forza e vivacità. Or è certo che lordine naturale e corporeo nella sua stessa
realtà è il simbolo e la figura dellordine spirituale e divino. E come può mai
concepirsi, senza ingiuriare allinfinita pietà, che Dio pei nostri temporali
bisogni, abbia voluto apprestarvi un rimedio, un soccorso, un aiuto, un sollievo, nella
nostra madre terrena, e che poi non abbia voluto fare lo stesso nei nostri spirituali
bisogni, e che non ci abbia dato la consolazione, il conforto lassistenza e la
mediazione di una Madre celeste? Si, o fratelli, noi in Cielo abbiamo una Madre di tutte
la più cara, la più amabile, la più potente, che è conforto agli afflitti, sollievo
agli infermi, speranza agli infelici, rifugio ai peccatori. Sì, Maria è nostra Madre,
Maria è la nostra Mediatrice.
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- Essa che è collocata in cielo tra il Creatore e la creatura, tra Dio e luomo,
partecipa per così dire della natura e della condizione dentrambi. Partecipa di Dio
per la santità, per la potenza e per la gloria chElla gode in Cielo, partecipa
delluomo, perché vestita anchEssa delle umane spoglie, soggetta alle medesime
necessità umane; partecipa del Creatore, che dandoci lUnigenito suo Figlio ci ha
rigenerati e creati ad una nuova vita e, come canta la Chiesa nei suoi inni, - vita data
per Virginem - la vita ci è stata data per mezzo della Vergine. E così pure partecipa
della creatura, perché con essa e come essa creata da Dio e a Lui soggetta, gli
obbedisce. Maria adunque è quella catena misteriosa che ricongiunge e unisce insieme i
due termini purtroppo estremi, col nodo indissolubile nel forte legame, che mette
daccordo, che stringe in un modo veramente straordinari, lOnnipotente,
lEterno, lImmenso, colla cenere, colla polvere, col nulla: Dio colluomo,
il Creatore colla creatura... è quella che come un altro nuovo Mosè ha alzato le mani al
Cielo e presentando allEterno Padre i frulli preziosi della passione
dellUnigenito suo Figlio, ha disarmato il braccio irato di Dio, ed ha ottenuto a noi
la remissione dei nostri peccati.
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- Sta scritto nei Sacri Libri che appena il nostro primo padre Adamo, adescato dalle
parole e dalle lusinghe della sua compagna, ebbe commesso il peccato, Iddio ne andò in
cerca, lo chiamò a se con queste dolci parole - Adam ubi es? - "Adamo, Adamo, dove
sei?" Non era già la voce del Padrone che a sè chiama il servo ribelle per punirlo,
era la voce del Padre, che cercava il Figlio suo traviato, per salvarlo. Infatti Dio non
rimprovera Adamo prevaricatore, non gli dice, scellerato, empio, che cosa hai dunque
fallo? Lo chiama semplicemente pel Suo nome, per ispirargli fiducia, per attirano alla
sincerità del pentimento, allumiltà della confessione, a fargli scorgere il
perdono già vicino. Adamo però, vergognandosi di sua colpa, tremante di spavento al
suono stesso di quella voce amorevole del suo Signore, corse a nascondersi colla sua
compagna fra gli alberi del Paradiso, per sottrarsi alla Divina presenza. Da quel momento
i figli di Adamo, eredi del peccato, lo furono anche del suo timore. Non ricordarono più
il nome di Dio, se non tremando; e il timore di Dio dopo il diluvio divenne il sentimento
più comune dellumanità...
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- Non era già quel timore di Dio che è principio della Sapienza, che apre il cuore alla
grazia, ma timore diabolico che ha per principio lodio segreto di Dio, e per
risultato labbrutimento delluomo. Cosicché da questo timore, spinto a tutti
gli eccessi, depravato in tutti i sentimenti del suo cuore, divenuto un demone per la
superbia, o un bruto per limpunità, un insensato per la superstizione, luomo
più non avea il coraggio di rialzarsi e giungere a Dio, tolta per lui era ogni lusinga di
salvarsi. Che dunque dovrà fare luomo? Dovrà darsi in mano alla disperazione
perché si vede allontanato per sempre da quel suo Bene immenso, che è Dio, per
lamore del quale egli è stato creato; che dunque non dovrà più aprire il cuore
alla speranza di avere almeno un giorno ad amare e godere? Si o fratelli che possiamo,
anzi dobbiamo averla. Ma e in chi?
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- In Maria, nella nostra Madre amorosa. Essa fu colei che, come la mistica scala di
Giacobbe, ricongiunse il Cielo alla terra. Quale dovrà essere dunque il mezzo con cui
luomo, caduto si abbasso, potesse rialzarsi, potesse risorgere? Questo risorgimento
far non si poteva, se non con mezzi al tutto contrari, a quelli che in lui avevano
cagionato guasti si profondi, rovine così deplorabili. Una donna lo avea gettato nel
profondo dellabisso, ma donna pure dovea essere la causa del suo risorgimento. Non
bastava adunque che Dio venisse alluomo, giacché luomo a Dio non poteva
andare, ma era necessario che Dio venisse alluomo in qualità duomo, eguale
alluomo, a fine di ispirare alluomo il coraggio, la fiducia, la speranza di
arrivare a Dio. Ma questo non si poteva effettuare, se non per mezzo di una madre terrena,
che somministrando le sue carni al Verbo Eterno, lo vestisse delle sue spoglie medesime,
lo nutrisse del suo sangue stesso.
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- E chi fu questa donna fortunata che poté diventare la Madre di Dio? Era Maria. Essa fu
difatti colei che, come la scala misteriosa di Giacobbe, ricongiunse il Cielo alla terra,
Dio alluomo: Essa fu colei che dandoci il Dio Salvatore somigliantissimo
alluomo, lo fece nostro amico, nostro compagno, nostro fratello; Colei che lo fece
discendere con noi alle dimostrazioni di famigliarità, di confidenza, colei che insegnò
allanima a chiamare Dio: mio diletto, mio bene, mio tutto, mia delizia. Difatti
appena che questa Madre Celeste ebbe dato alla luce lUnigenito suo Figlio il mondo
si scosse, luomo fu trasformato. Eva lo avea fatto cadere nel fango, Maria lo
raccolse, lo purificò, linnalzò fino alla santità, alla gloria di Dio, al
Paradiso....
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- Maria è nostra Madre, ma non basta o fratelli che Ella voglia essere nostra Madre, ora
bisogna che anche noi vogliamo essere suoi figli e soddisfare agli obblighi di figli. - Monstra Te esse Matrem,- diceva un giorno S.Bernardo alla SS.ma Vergine.
"Mostratevi nostra Madre" e la Vergine gli rispose: "Monstra te esse
filius" - "Dimostra anche tu di essere mio figlio." Amiamola dunque questa
nostra amorosa Madre che è il mezzo migliore per farsi conoscere suoi figli, ma il nostro
amore sia un amore puro, vero, ardente e attivo, ingegnoso e disinteressato.
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- Abbiamo se volete anche un po di timore, ma non quel timore servile, mercenario di
cui vi ho parlato, ma bensì quello che è come il pudore dellanima, che è simile
allamor rispettoso dun figlio, allamor timido della sposa novella; che
non esclude la confidenza, ma la sostiene, la nobilita e la perfeziona. Cosicché
confidando nella sua protezione, che a tutta ragione possiamo chiamare Onnipotente,
otterremo di poter godere qui in terra i benefici della sua Maternità, e per
lintercessione di questa Madre arriveremo alla patria beata del Paradiso, che a
tutti desidero.
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- AI: "Sermones", ASO Botticino
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