Sant'Arcangelo Tadini                                 Angelino2.gif (996 byte)
                                                                                          Canonizzato il 26 Aprile 2009


 

Don Arcangelo
Tessitore di Dio
poema
di don Mario Neva

Verolanuova 16 Ottobre 1999

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Vocazione
Lavoro
Una Stola e una Croce

 

Vocazione

Non è certo con i forse e con i ma
che la terra disegna la sua invisibile
ellisse intorno ad uno degli
infiniti soli che popolano
lo spazio...
e non è per pensiero d'uomo
che il falco
ha spiccato il suo volo
dagli alberi della foresta,
e non è mai per il consulto dei sapienti
che l'acqua sorgiva
si sparge sui campi
tra le basse nebbie.

Ho imparato anch'io
come si scende e come si sale
dalla ripida scala che raggiunge
il cielo,
ho contato
ad uno ad uno
gli abitanti
innumerevoli del mondo
fino a cadere esausto
negli atri dell'infinito:
Tra i nulla che eravamo
e il poco che siamo
E' l'Onnipotente che crea
crea e ci accende.

Non è ancora nato
il perfetto invidioso
che onnipotente
sradicherà dalla mia
anima questa unica idea
che regge e rannoda
l'indefinita trama dei viventi;
io sarò tessitore di Dio
per intrecciare i cammini
per tracciare le strade
per raccogliere ciò che è sparso
e disperdere gli avvoltoi
uniti sulla morte.
Un corpo duro come radice
Mi hai preparato
E un'anima che incide la roccia
con un raggio d'amore
uno spirito, che vede la luce:
per questo io vengo per
fare la tua volontà.

 

Lavoro

Operaia o mondina fa poesia
con niente, fa rima solo con
soldi;
ci sono canti di popolo per voi
operaie e mondine e bandiere
rosse nel vento, senza Dio.

La via dell'affrancamento
degli
Schiavi, la vostra via del sale,
passa attraverso la cucina
bassa
del padrone, e le mature voglie
del figlio e il salotto del thè
dove non sfugge la rara grazia
e l'arte di natura.

Troppo dolore sempre
impregna la vita con il suo
sangue rosso e i suoi pianti
notturni e le violenze nascoste
di maschi ubriachi: in ogni
tendaggio ricamato c'è una
trama di schiave e in ogni
finimento e pennacchio per i
giorni di festa la bilancia
equanime perennemente
oppressa da un lato pende.

Il dolore sta scritto sulle lapidi
di marmo, di Chiese e
sacrestie, agli illustri
benefattori dedicate, o presso i
cimiteri dove uguale è solo la
morte; ogni elogio
inciso sulla pietra
il cielo computa come
condanna
e il grido degli oppressi
raggiunge gli orecchi del Dio
degli eserciti.

A Nazareth no
un no secco in ogni Nazareth
che fiorisce sulla terra
A Nazareth si rinnova
lo spirito dell'esatta profezia;
qui il lavoro delle mani è il
lavoro di un Dio. E la
debolezza di un Dio è la via di
ogni uomo. A Nazareth la
madre e il padre lavorano con
il Figlio e il figlio che avrà
mani bucate trasforma il
mondo.
E l'universo è in attesa.

 

Una stola e una croce

Quando mi avvidi
la prima volta
e poi sempre
che fra le mie mani
Lui
il suo corpo spezzava
e il sangue,
invisibile vita,
era sparso nel mondo
sentii
l'irresistibile amore...
quante volte, tu lo sai
Dio dello spirito e della
verità
ti ho chiesto di
liberarmi dall'infame
fragilità,
dall'inquisizione delle
anime volgari,
dall'esatta onestà dei
giusti, e dal sonno e lo
sbadiglio degli integri;
è così che tu mi hai fatto
pellegrino di ogni cosa
che si sceglie
e colpevole di ogni
amore mancato.
Io che sono
quello del prendete e
mangiate...
come potrei rifiutare una
lacrima a chi geme e un
sorriso a chi gioisce.
Indosso la stola lunga
come una Via Lattea
E in ogni dove io trovo
Una Croce feconda
Come il grano di
senapa.