Parrocchia angelodiverolaSan Lorenzo Martire in Verolanuova

Giuseppe Gandellini


Giuseppe Gandellini

(23 settembre 1899 - 13 marzo 1990)

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Il dovere della memoria

di Tiziano Cervati da "L'Angelo di Verola" – n 11 - novembre 2022

La memoria è una parte fondamentale della vita di ogni comunità. Ricordare fatti e persone è un dovere, soprattutto quei personaggi che hanno lasciato un segno profondo con la loro presenza e con la loro vita. Dimenticare è un delitto per sé e per le generazioni future. In questo articolo vogliamo ricordare un personaggio straordinario: Giuseppe Gandellini il quale, con una passione grandissima, ebbe a fissare su dischi di alluminio fatti e voci verolesi quando ancora non esistevano in commercio registratori o apparecchi idonei a farlo, se non altamente costosi e professionali. Gandellini ha lasciato migliaia di ore di registrazioni, molte delle quali furono da lui donate alla Fondazione Civiltà Bresciana e conservate in una apposita fonoteca.
Il 26 ottobre 2002, in una serata fortemente voluta da me e dal figlio Eugenio, ricordammo Gandellini, il suo lavoro e, in particolare, le uniche registrazioni esistenti della voce del grande poeta dialettale bresciano Angelo Canossi incise proprio qui a Verolanuova nell’ottobre 1942. Alla serata parteciparono come relatori Don Antonio Fappani, presidente della Fondazione Civiltà Bresciana, Egidio Bonomi giornalista del “Giornale di Brescia”, scrittore e commediografo, Rino Bonera, presidente Università Aperta Verolanuova e amico di Giuseppe Gandellini, Mauro Rossini, assessore alla cultura, Eugenio Gandellini, Tiziano Cervati, Presidente di Radio Basilica e Fulvio Anelli, chitarrista. Numerosi furono gli importanti ospiti presenti, tra i quali il regista e scrittore Costanzo Gatta. Proponiamo qui l’appassionato ricordo tracciato in quella sede da Rino Bonera, fraterno amico e collaboratore di Giuseppe Gandellini.

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Rino Bonera, 26 ottobre 2002

Esprimo, anzitutto, il mio più vivo ringraziamento a chi ha pensato di volermi qui, in questa speciale serata per ricordare il binomio Canossi — Gandellini. È, per me, un piacere ed un onore.
Un piacere perché io dovrò dire di un tal Gandellini, il cui nome, forse, a non pochi verolesi di oggi dice poco, ma che visse a Verola e che a Verola dedicò buona parte della sua vita, un Giuseppe Gandellini che mi onorò e si onorò delle reciproche amicizia e stima che ci legarono fin da quando, potrei dire, giunse a Verola e fino alla sua morte a Brescia.
Un piacere, dunque ma anche un onore, ho detto perché qui, accanto a me, siede un giornalista-scrittore di chiara fama (Egidio Bonomi N.d.R.) che ho sempre stimato e apprezzato anche e soprattutto, direi, come autore di teatro di cui sono anch’io un appassionato. A lei, dunque, il mio più caloroso saluto che estendo a tutti gli organizzatori di questa serata ed a tutti gli intervenuti, a Mons. Fappani, al Vice Sindaco, agli altri amici che mi siedono accanto) ed a tutti voi che mi ascoltate.
Al giornalista il compito di ricordare Canossi; a me, ripeto, quello di far rivivere, almeno un poco, nella memoria dei Verolesi che l’hanno conosciuto, la figura di Gandellini.
Dico subito che la mia non sarà una celebrazione ma una semplice e breve testimonianza di quanto e per quanto il secolo scorso ci vide insieme in talune circostanze private e pubbliche.
Dico anche che, certamente, nei miei ricordi potranno esserci lacune e vuoti. Non me ne vogliate ma considerate anche la mia età... e non aggiungo altro.
Giuseppe Gandellini giunge a Verolanuova negli anni trenta ed è orologiaio in via De Gaspari. Per poco poiché nel sangue ha ben altra passione. Il mio primo incontro con lui ebbe luogo, ovviamente, in occasione dell’acquisto del primo apparecchio radio entrato in casa mia. Dagli orologi, alla radio, ai mobili, ai televisori; da via De Gaspari in piazza Libertà (allora piazza Vittorio Emanuele) e quindi in via Garibaldi. La radio gli farà dimenticare gli orologi e il lavoro, per tutta la sua vita, mi si passi il termine, lo consacrerà alla radio ed ai televisori, più alla prima che ai secondi.
Perché nella radio direi che Gandellini vi è entrato per scoprirne i meccanismi e per diventare lui stesso costruttore di apparecchiature che avrebbero captato e registrato voci e suoni in ogni dove, in provincia e fuori. Ma andiamo per ordine.
In piazza Libertà, il suo negozio è più capiente. Arrivano i primi televisori e, ovviamente per farsi pubblicità (amava ripetere: “La pubblicità è l’anima del commercio”) installa sotto il portico del lato sud della piazza, dove appunto teneva il negozio, un bel televisore ben visibile da tutti: la sera per il telegiornale e per i primi programmi. Tra questi ricordo, una sera, la trasmissione di un documentario (naturalmente in bianco e nero) sui quadri del Tiepolo della nostra Basilica.
Poi all’angolo di via Garibaldi. Sul negozio campeggiava la scritta “Radiofonia Gandellini”.
Nell’interno, però, si trovavano mobili e anche macchine da cucire. Ma a farla da padroni erano radio e televisori.
Vendeva anche a rate e c’era anche chi non sempre pagava tutto. L’ho sempre visto ottimista e fiducioso. Attraversò anche momenti assai difficili che egli superò sostenuto da una fede a dir poco esemplare, invidiabile, incrollabile, anche quando gli morì la figlia maestra Laura, in giovanissima età nel 1947 e c’erano ancora altri undici figli cui provvedere.
Ma la sua vera passione fu la registrazione su dischi di voci, fatti, cronache.
Aveva trovato, credo a Milano, chi, di volta in volta, gli forniva i vari pezzi che egli assemblava ricavandone, poi, quelle apparecchiature alle quali dedicò ogni cura per migliorarne via via il rendimento. Scorrendo gli elenchi delle registrazioni da lui effettuate c’è da chiedersi cos’altro avrebbe potuto incidere su quei dischi di alluminio per i 78 giri che egli usava (...) Quanti avvenimenti e voci registrate direttamente dalle trasmissioni radio e che oggi possiamo riascoltare senz’andare invano a disturbare gli inaccessibili archivi della RAI. Ma anche quanti avvenimenti di casa nostra egli ha immortalato in quell’immenso patrimonio che oggi costituisce una fonte inesauribile di notizie del suo tempo. Della voce di Canossi e della sua presenza a Verola nel 1942 e per 37 giorni in casa Gandellini per registrare la declamazione di trentotto sue poesie vi dirà altri più informati di me che in quel periodo ero al fronte iugoslavo. Io mi limiterò, qui, a ricordare alcune registrazioni che mi videro, in certo senso protagonista.
Come quando pronunciai, allora in veste di Sindaco, un discorso in occasione dei funerali del M° Arnaldo Bambini e poi tutte le volte che egli mi volle con sé. Come cronista al funerale dell’abate di Pontevico, allora Mons. Eloni. Era tempo di guerra, si stava avvicinando la fine e durante le esequie, ricordo, ci fu un bombardamento del ponte sull’Oglio. Memorabile ed indimenticabile, per me, la spedizione a Ghiaie di Bonate di Sotto, dove si diceva fosse apparsa la Madonna. Lui, Gandellini, l’arciprete di Verolavecchia allora don e poi mons. Virgilio Casnici ed il sottoscritto. Tutti e tre in bicicletta, ciascuno con una parte delle apparecchiature occorrenti per le registrazioni della cronaca e delle interviste ch’egli aveva in mente di effettuare. Andata e ritorno in giornata. I risultati: oggi constatabili anche su nastro in cassetta. E quanta soddisfazione in lui per quell’impresa se ancora in una lettera del 4 febbraio 1980 mi scriveva tra l’altro (V. 2) ...
..... E dopo la guerra, nel suo ufficio, la registrazione dei messaggi dei familiari ai soldati ancora prigionieri. Mentre Gandellini registrava, aiutato dalla figlia Lucia, io facevo da conduttore. Tali messaggi, poi, venivano spediti alla RAI (allora EIAR) che li mandava in onda regolarmente in orari programmati. La passione per questi servizi era determinante ma quello che contava, per lui, era lo spirito di solidarietà che lo appagava e che lo avvicinava ai familiari in ansia per la sorte dei loro figli. Ancora: dopo la guerra, ricordo, in prossimità e dopo le prime elezioni amministrative l’organizzazione di un giornale radio diffuso in piazza Libertà, la domenica mattina intorno alle dieci se non ricordo male. Moltissimi gli ascoltatori interessati alle notizie locali trasmesse. E dopo le primissime elezioni amministrative il suo ingresso nell’Amministrazione Comunale quale assessore all’assistenza.
Tempi difficili: le mutue erano di là da venire, libretti dei poveri, il Comune che doveva far fronte agli impegni nei riguardi delle strutture sanitarie dove quelli erano ricoverati nonché pagare i medicinali occorrenti per coloro che ammalati venivano curati nelle loro case. Ma il primo e più grande impegno, per Gandellini, fu quello di battersi per dare a Verolanuova un’auto lettiga (non dico di un’autoambulanza come quelle oggi a disposizione) per trasferire gli ammalati agli ospedali vicini. E quando si rese conto che per avere tale mezzo il Comune non era in grado di andare oltre un fissato limite di spesa egli ci mise anche del suo, senza strombazzamenti, con una discrezione e signorilità (che era soprattutto quella del suo animo generoso) che gli fecero onore.
Del resto discrezione e signorilità furono, ne sono ancora convinto, le sue peculiari caratteristiche; che fecero di lui e della sua dignitosa disarmante e coinvolgente semplicità, un uomo cui ci si poteva rivolgere con fiducia grande poiché sapeva comprendere e anche consigliare pur nell’entusiasmo che lo prendeva in ogni sua iniziativa.
Fatta una scelta ci si buttava; mai a caso, sempre a ragion veduta. Del resto aveva alle spalle una famiglia (...) per la quale non occorrevano certo tempi lunghi per affrontare taluni problemi che con tanta discrezione tenne sempre per sé anche nei momenti difficili.
Permettetemi ancora due ricordi personali. Anche dopo essersi stabilito a Brescia non mancava di venirmi spesso a trovare e quando nel 1973 nacque mia figlia egli volle venire qui a Verola il giorno del suo battesimo il 4 marzo per registrarne la cerimonia. Non poteva farmi regalo più bello e prezioso che con tanta cura, come potete immaginare, io conservo. Da allora, per alcuni anni, di seguito, ad ogni compleanno di mia figlia le inviava una cartolina con la scritta stampata: “buon 1°, 2° e così via compleanno Ripeto: così per alcuni anni. A me questa foto ricordo di “Buone Feste” del 1986, con una firma tremolante. (V. 3) E ancora, ogni qualvolta un giornale, una rivista, una pubblicazione qualsiasi parlava di lui me ne inviava copia. Ancora li conservo quegli articoli e tra essi il primo numero, e cioè l’Anno 1 n° 1 del dicembre-gennaio 1987, di Civiltà Bresciana (V. 4) (notizie della fondazione) dove, a pag. 2, un articolo a firma Maria Barezzani parla di “una sezione della Fondazione dedicata a Giuseppe Gandellini” per raccogliere ed ascoltare le voci bresciane e no, raccolte in oltre seimila ore di registrazioni. E ciò gli guadagnò, nel marzo del 1984, un particolare riconoscimento da parte dell’Ateneo di Brescia di cui era, allora, presidente l’On. Mario Pedini (...). Per questi suoi meriti a Giuseppe Gandellini fu concessa l’onorificenza di Cavaliere.
Non vorrei dilungarmi troppo ma non posso non accennare a quella che fu per lui, uomo attivo nell’Azione Cattolica, quella che fu, dicevo, la sua incrollabile fede nella divina Provvidenza di cui, detto in termine volgare, fu grande propagandista. Quella Provvidenza che lo fece essere anche e sempre uomo di spirito, portato e pronto alla battuta. Amava la compagnia e la animava improvvisando strofette quando le circostanze gliene offrivano il destro.
Ricordo una volta, in pullman, durante una gita, da Riva del Garda a Verola un continuo botta e risposta, in rima, tra lui e l’avvocato Leonida Bogarelli, un altro amico prematuramente scomparso. Talvolta in difficoltà l’avvocato, mai Giuseppe Gandellini che fu, a suo modo ed a personalissimo uso, anche scrittore di versi dai quali traspariva sempre la sua grande umanità. Lui, “ragazzo del ‘99” (e come ci teneva!): conservo ancora un suo biglietto augurale per la Pasqua del 1984 dove si firma “Giuseppe Gandellini ragazzo del ’99 (V. 6). E al ragazzo del ‘99 la poetessa Elena Alberti Nulli dedicò ispirati meravigliosi pensieri e disse di lui, del suo operato e soprattutto dello spirito col quale operò nel corso della sua vita.
Voglio dunque concludere leggendovela:


A Giuseppe Gandellini “Ragazzo del ‘99”
Ha ascoltato la gente e il vento, gli spari
e il rumore della pioggia buona.
Giuseppe Gandellini
attento custode del tempo
e testimone.
Chilometri e chilometri di voci
ricamate su nastri
che cantano Brescia
che canta che ride che piange.
Salvadanaio di emozioni
voci di cucina
urli di piazza
preghiere per le scale
suoni di erba e di fanfare.

Con la borsa sotto braccio/-inseparabile cuore-/e un microfono aperto/ Giuseppe Gandellini/ viandante/ direttore d’orchestra/ a rendere eterno / qualcosa di grande / qualcosa di bello,/ qualcosa di sacro./ Ha cucito/ parole di chiesa e di officina/ violini e cannoni / organi e cascate / - disseta/ in un fremito lungo / di ricordi./ Per questo respiro/ di parole e musiche / grazie, Giuseppe/ dai tuoi molti amici”.
Le parole della poetessa si commentano da sole.
Certo non ci sarà mai chi non le possa sottoscrivere. Per me un amico indimenticabile. Grazie per la vostra attenzione.

Rino Bonera

(Serata dedicata a Giuseppe Gandellini, Verolanuova (BS), 26 ottobre 2002)


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