"Cronaca: Bambini, adolescenti e giovani"
Ruolo della famiglia, della scuola e del territorio nella società mediatica
Atti del Seminario


GIAMPAOLO MANTELLI
Assessore Servizi Sociali Provincia di Brescia


Introduzione
MAURO ZOLI
Referente Distretti Scolastici Regione Lombardia

Prima di dare la parola all’assessore provinciale Servizi Sociali Giampaolo Mantelli, devo comunicare che abbiamo ricevuto due messaggi di partecipazione, pur nell’impossibilità di essere presenti fisicamente, da parte del presidente nazionale dell’A.Ge Giuseppe Richiedei, che è sempre molto attento a queste iniziative: si spiace dell’impossibilità di essere presente perché in contemporanea al nostro era impegnato in un incontro a Pisa di valenza nazionale. Mi piace sottolineare un aspetto molto importante che il presidente dell’A.Ge dott. Richiedei ha voluto richiamare: l’attenzione che anche a livello locale è portata avanti dalle varie associazioni genitori, rispetto alle problematiche giovanili e rispetto a quanto il territorio, come ha già accennato il sindaco Dotti, può fare rispetto ai giovani e verso l’influenza che i media in generale possono avere.

L’altro messaggio che abbiamo ricevuto è quello della dott.ssa Moioli, consulente del Ministro per le scuole non statali, che, ringraziando per l’invito alla partecipazione al Seminario, valorizza l’attenzione e la partecipazione a queste iniziative che coinvolgono il territorio, i giovani, i genitori, la scuola e in particolare i Distretti che sono un po’ un trait-d’union fra queste varie realtà presenti in ambito educativo.

Lascio la parola, adesso, all’assessore ai servizi sociali Giampaolo Mantelli.


GIAMPAOLO MANTELLI

 

Ringrazio per avermi invitato a questo Convegno, ringrazio soprattutto l’amico Angelo per aver pensato e aver organizzato questo incontro perché troppo spesso ci troviamo a ragionare di singole questioni a posteriori, a ragionare su fatti già avvenuti, su questioni già passate, e non su come si potrebbe, invece, programmare e coordinare un po’ meglio tutte le questioni che riguardano in particolare i bambini, gli adolescenti e i giovani relativamente alla cronaca.

Io credo che chi ha pensato e organizzato questo Convegno abbia di fatto impostato un ragionamento che va a riflettere su chi siamo e dove stiamo andando come società. Da tempo alla televisione, sui media, sulla cronaca quotidiana, leggiamo e vediamo notizie che hanno come protagonisti i bambini, gli adolescenti, i giovani.

Rimaniamo impressionati dalla notizia, magari violenta, che si consuma addirittura all’interno delle singole famiglie, ne rimaniamo colpiti, però dopo cinque minuti guardiamo qualcos’altro in televisione o leggiamo qualcos’altro sulla stampa e, il più delle volte, ci siamo già dimenticati che quel dramma si è consumato. Forse perché quel dramma è accaduto lontano o comunque non troppo vicino a noi e pertanto lo consideriamo un qualcosa che può accadere ad altri o nel paese vicino ma non può accadere nel nostro comune. Ma è sbagliato perché questi fatti di cronaca a cui siamo purtroppo abituati e possono accadere anche nelle singole nostre comunità e possono accadere nella via accanto alla nostra.

Piccolo accenno su una cosa che mi ha colpito, non inerente il mondo giovanile ma una signora anziana. La stampa e le televisioni hanno recentemente riportato di un intervento dei carabinieri in una villetta con la scoperta di una donna anziana, la mamma di uno della famiglia, segregata da almeno tre anni, chiusa in cantina in condizioni del tutto penose, fuori da ogni logica e da ogni ragionamento. E la televisione intervistando i vicini di casa, signori peraltro anziani, riportava di questi che con tutta tranquillità dicevano: "sì, è da due o tre anni che questa signora grida, che questa signora chiama aiuto, ecc. ecc.". Mi sono chiesto: se questa signora gridava e chiedeva aiuto e voi la sentivate, perché diavolo questa comunità o i vicini di casa non hanno fatto in modo di far intervenire immediatamente qualcuno? Ho l’impressione anche, l’ho citato come esempio, che ci siamo abituati, un po’ troppo a cose che non dovrebbero accadere, le assimiliamo e non ci preoccupiamo più di tanto perché comunque non sono nel cortile di casa nostra ma accadono nel cortile a fianco del nostro.

Non è colpa dei giornalisti o della stampa se accadono queste cose, anche se a volte, commentiamo negativamente la maniera di trattare un articolo piuttosto che un altro! La stampa fa notizia, può fare meglio, può fare peggio, enfatizzando un po’ di più, o un po’ di meno, ma comunque la stampa, e i mass media fanno cronaca, non si inventano le notizie, sono cose che veramente accadono, per questo io sono dell’idea che comunque la cronaca sia importante, che comunque i giornalisti devono fare il loro lavoro, che comunque queste notizie è giusto conoscerle; probabilmente oggi i dati ci dicono che c’è un’escalation di queste cose, magari non è vero, magari accadevano anche ieri, solo che ieri non lo sapevamo e sembrava che non esistessero questi problemi. Oggi lo sappiamo e ci accorgiamo che esistono, per cui io dico che fare cronaca è importante.

Io però a fianco della cronaca metterei un’informazione che purtroppo manca, ovvero iniziative come queste, anche in sedi diverse, svolte da chi ha la possibilità di intervenire, anche attraverso nuove legislazioni, coordinamenti, stanziamenti di risorse che possono contribuire a organizzare un tessuto che possa prevenire: abituiamoci un po’ meno a rincorrere i problemi ma a prevenirli.

Ma dobbiamo anche chiederci perché accadono queste cose? Qualcuno parla di disagio sociale e di mancanza di correlazione personale o interpersonale all’interno della comunità. Spesso mi ritrovo a riunioni dove mi si dice: si stava bene un tempo dove c’era la corte, c’era la cascina. La cascina era di fatto una comunità, era di fatto una famiglia unica. Se si faceva male un abitante di quella cascina c’era il pronto intervento immediato; se un soggetto all’interno della cascina aveva problemi immediatamente scattava la solidarietà nei suoi confronti; se accadeva un qualcosa di non positivo all’interno della corte, tutti ne venivano a conoscenza perché condividevano praticamente tutto.

Non è detto che anche oggi non possa accadere questo. È vero le cascine sono scomparse, restano le casette a schiera, ma la comunità c’è comunque e al suo interno i riferimenti ed i ruoli continuano ad essere ben precisi.

Come dicevo all’inizio, non si può parlare di questo se non ragioniamo su cosa significhi società oggi, su cosa la società ci dà come punto di riferimento e qual è il percorso che, all’interno delle nostre singole comunità, andiamo poi a fare.

Faccio un esempio, anche qui, perché bisogna partire da dati concreti e non da dati filosofici, poi ovviamente la correlazione ci deve essere. La mia generazione è una generazione che ha avuto un rapporto con la famiglia sicuramente un po’ diverso rispetto a quello che i miei figli oggi hanno con me: la mamma magari non lavorava, il papà era più presente in casa, la vita era decisamente meno frenetica, i rapporti interni familiari erano diversi, i rapporti con la parentela, con gli amici, con la comunità erano altri ed è passata solo una generazione, dai miei genitori al sottoscritto, ai miei figli. Si affrontava la vita in termini decisamente meno veloci, decisamente meno frenetici. Ma anche questo può essere positivo e negativo, dipende dalla chiave di lettura. Già il rapporto all’interno della famiglia nell’arco di una generazione è completamente cambiato. Anche il rapporto con le altre famiglie, con gli amici, con i parenti: entriamo in quel tourbillon di obbiettivi che sono il lavoro, gli hobby, o qualcos’altro e ci preoccupiamo un po’ meno dei rapporti di carattere personale. La mia generazione ha frequentato le scuole in termini diversi da oggi. Anche all’interno della scuola esisteva una comunità, era una comunità scolastica, era una comunità in rapporto con gli insegnanti: anche in questo ambito dobbiamo registrare dei cambiamenti.

La scuola, secondo passaggio, importante, fondamentale, continua ad offrirci oggi quello che già offriva ieri oppure si è rinnovata? Gli insegnanti sono aggiornati? Sono formati? Quando andavo alle elementari il problema della droga ancora non si sentiva. Si sentiva parlare di qualche spacciatore nelle grandi città, ma era una cosa che veniva vista come un’eccezione. Oggi è ordinarietà, si spaccia tranquillamente nella scuola e nei dintorni. Ieri era l’eroina, oggi è l’ecstasi, ieri si ricorreva all’iniezione, oggi basta una singola pasticca. Il rapporto è completamente diverso. La scuola, la famiglia, sono pronti ad affrontare questi problemi e sono pronti a correlarsi con il mondo dei giovani? Ripeto, sono pronti?

Se un genitore passeggiando con il proprio figlio, magari piccolo, si sente chiedere: ma papà perché quella signora è nuda o perché quel signore è lì? E tu gli devi dire che magari è nuda perché ha caldo, perché non sai cosa rispondergli. Ciò non accadeva pochissimo tempo fa, mezza generazione fa, oggi accade.

Ecco perché sono caduti, secondo me, tutti i tabù e bisogna affrontare a viso aperto tutte queste problematiche. Il tessuto sociale, la famiglia e la scuola sono modificati completamente. Io sono cresciuto nell’oratorio, con un parroco che, fra scapaccioni e calci nel sedere, ci diceva: c’è da organizzare il torneo di calcio, bisogna organizzare il torneo di ping-pong. L’oratorio era il nostro punto di riferimento perché era il nostro momento di incontro e anche lì c’era una piccola comunità in correlazione con le altre. Io ho l’impressione che anche questo sia andato in crisi. Io ragionavo con Don Claudio, che è il responsabile del Segretariato oratori della curia di Brescia, e facevamo questa riflessione. Abbiamo avuto l’incontro con il Vescovo come Giunta provinciale questa settimana. Una delle questioni che il Vescovo nella sua visita pastorale ed anche noi abbiamo posto, in termini diversi, è stato il ruolo degli oratori all’interno delle nostre comunità. Anche perché un po’ tutti siamo cresciuti in questo ambiente. Anche qui qualcosa è andato a modificarsi.

L’oratorio non è più forse, il momento di aggregazione, è stato sostituito dal bar dove andare a bere una birra prima di andare in discoteca. Per cui è inteso poi da molti come il bar uguale ad altri dodici bar che si hanno all’interno dei nostri Comuni.

Sono tutti spezzoni della nostra società che, rispetto a pochissimo tempo fa, hanno subito dei cambiamenti a volte in positivo a volte in negativo, ma che ci portano a dire che la società nel suo insieme si è andata a modificare. Diventa facile, oggi, in una certa fascia di età, dicono gli esperti, coinvolgere i giovani rispetto al sociale e questo è un dato positivo; il passaggio più difficile spiegano, diventa quello successivo, nel momento in cui l’adolescente cresce, il giovane cresce. Ci sono alcuni settori che vengono considerati, da parte dei giovani importanti per cui bisogna impegnarsi su quei versanti. Però, se non si è riusciti a correlazionarli con un altro tipo di sociale si va a perdere non solo il soggetto che si è impegnato, ma anche una storia, un percorso e un’esperienza che potrebbero essere decisamente recuperati. La sintesi potrebbe essere molto semplice.

La società non può essere cambiata solo con le enunciazioni ma può essere modificata nel momento in cui ognuno fa la sua parte e ci fermiamo qualche minuto in più a riflettere di cosa stiamo facendo noi singolarmente, degli aspetti positivi e magari negativi di un certo percorso che stiamo facendo. Ma è necessario chiedersi ogni tanto se è necessario fare quello che si sta facendo, magari il padre di famiglia si chieda se è proprio necessario fare, occupare tanto tempo, magari, per avere quelle dieci lire in più a fine mese, ma queste dieci lire in più a fine mese necessitano proprio? Se è sì, si fa un ragionamento, se è no perché magari quelle dieci lire servono per qualcosa di superfluo, si può anche riflettere e pensare che forse di quelle dieci lire si può farne tranquillamente a meno e impegnare in termini diversi il proprio tempo.

Faccio esempi concreti perché così mi diventa più facile spiegarmi; è un discorso che dev’essere affrontato in termini generali, dev’esserci una programmazione che va a colpire tutti i settori della nostra società. Ma il nucleo di partenza è il soggetto singolo, è la famiglia, la correlazione immediata formativa del ragazzo che è la scuola, dall’asilo all’università, è tutto quanto, ovviamente, ci consente da un lato di fare gruppo, di fare nucleo all’interno della nostra comunità impegnandoci a valorizzare alcuni passaggi.

Chiudo il mio saluto e il mio ringraziamento dicendo che un ruolo importante spetta alle singole comunità, alle istituzioni. Io sono dell’idea, che le forze dell’ordine devono fare il proprio lavoro, magari, incitate dalle istituzioni o sollecitate dai singoli cittadini in qualche intervento in più rispetto ad alcune problematiche. Non è naturale, non è normale che ci sia la persona che spaccia fuori dalle scuole, come non è naturale, non è normale avere le passeggiatrici su tutte le nostre strade.

Se noi invece assimiliamo il problema e diciamo: ma è dappertutto così ormai, cosa vuoi farci? C’è rilassamento rispetto ai problemi. Per i ragazzi oggi è diventato normale andare in discoteca e magari ti dicono: quella compagnia là spaccia ma, è così ovvio e tranquillo che all’interno della discoteca vi siano dei ragazzi che spacciano ecstasi? Occorre fare qualcosa per far capire a questi ragazzi che è illegale, occorre intervenire affinché non diventi una normalità un passaggio di questo tipo. Ma, come si diceva all’inizio, non è "normale" che la cronaca ci dia certe informazioni, del bambino violentato dal nonno o all’interno della stessa famiglia, o tutti i fatti che voi conoscete come ovviamente conosciamo tutti noi. Non è normale questo. Bisogna ripristinare, senza enfatizzazioni, senza esagerazioni, la legalità rispetto a queste questioni, preparare i nostri ragazzi e informare i nostri ragazzi nelle scuole, negli oratori, nelle parrocchie e all’interno delle manifestazioni organizzate dalle amministrazioni comunali.

Riappropriamoci della distinzione: una volta si diceva "fra il bene e il male", oggi diciamo "fra le cose legali e le cose illegali", fra "le cose legittime e le cose illegittime", cioè riuscire a dare con chiarezza, come istituzioni, cosa sta da una parte, cosa sta nell’altra. Non esiste il " Ma cosa vuoi che succeda"! No! Non è la pastiglia di ecstasi o la siringa di eroina, non è una distinzione fra una cosa e l’altra, è la distinzione fra cosa legale e cosa illegale. Se tutti noi facessimo la nostra parte, anche se problemi ce ne sarebbero ugualmente perché da che c’è mondo ci sono problemi, e riuscissimo a fare passare nell’immaginario collettivo questa distinzione fra illegale e legale, sarebbe già un grande passo avanti. Coinvolgimento, tessuto sociale, rapporti interpersonali, la comunità, Mons. Corrini e Don Pierino li intendono in senso esattamente uguale a noi. Però se all’interno della comunità non si riescono a sprigionare tutte quelle sinergie possibili che la realtà stessa riesce ad esprimere, diventa difficile per il Sindaco o l’Amministrazione comunale programmare, intervenire e pianificare alcuni interventi se non si è correlati con tutti gli altri soggetti che sul territorio non solo hanno competenza per intervenire, ma soprattutto hanno informazioni che altri non hanno. Per cui questo è il primo scambio di informazioni, di rapporti, di sinergie, uno dei passaggi importanti che devono consumarsi all’interno della nostra comunità.

Io dico che parlare fa bene, lo dicevo prima ad Angelo: secondo me hai fatto benissimo ad organizzare, e ti ringrazio ancora, questo Seminario, io spero che rimanga in tutti noi, noi relatori e voi che siete qui ad ascoltarci, per lo meno qualche ora, il tempo per riflettere su quello che abbiamo detto e su quello che non abbiamo detto, su quello di giusto che è stato sentito, ma se tutti facciamo la nostra parte, molte delle cronache che leggiamo sui giornali, nel nostro piccolo e nel nostro grande potremmo contribuire a farle diminuire e a creare quella mentalità che ci porta al futuro. Grazie.