"Cronaca: Bambini, adolescenti e giovani"
Ruolo della famiglia, della scuola e del territorio nella società mediatica
Atti del Seminario


DON PIERINO BOSELLI
Vicario Zona X "Beata Paola Gambara"


Introduzione
MAURO ZOLI
Referente Distretti Scolastici Regione Lombardia

Con il suo intervento l’assessore Mantelli ci ha richiamato all’attenzione di evitare che la quotidianità ci porti a metabolizzare tutto quello che accade senza un minimo di riflessione.

Colgo l’occasione nel passaggio da un relatore a un altro, per salutare il dott. Damosso, giornalista del TG1, che ci ha raggiunto.

Lascio la parola adesso a Don Pierino Boselli vicario zonale.


DON PIERINO BOSELLI

 

Nel mio brevissimo intervento vorrei cercare- non so se ci riesco - di leggere in positivo quanto si può cogliere nella galassia delle nuove generazioni espresse nel tripode evolutivo indicato dal titolo: "Bambini, adolescenti e giovani". Direi anche che il saluto della comunità ecclesiale presente sul territorio deve essere letto come espressione di una chiara scelta pastorale fatta dalla nostra diocesi di Brescia sulle nuove generazioni, sui giovani: scelta che culminerà in un sinodo dei giovani nel 2003.

Una scelta che guarda alle nuove generazioni - afferma il Vescovo nella sua scelta pastorale di quest’anno - come dono di Dio; non tanto come problema nostro, i giovani, ma come dono di Dio. E di fronte a un dono non si può restare inerti anche se sempre dobbiamo comportarci da inermi. Di fronte a un dono, o lo si accoglie perché lo si ritiene fecondo, o lo si emargina perché lo si ritiene inutile se non addirittura dannoso. Ci sono delle scelte da fare. Noi vogliamo conoscere questo dono per apprezzarlo e servirlo.

Tenendo presente l’annotazione di Abramo Lincoln riportata dal depliant di questo Seminario, là dove si afferma che "le sorti dell’umanità sono nelle mani del bambino", io completerei questa annotazione con l’appello fatto dal Papa alle nuove generazioni giusto un anno fa: "Cari amici, vedo in voi le sentinelle del mattino in quest’alba del terzo millennio. Voi non vi presterete ad essere strumento di violenza. Difenderete la pace, non vi rassegnerete a un mondo in cui altri esseri muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento, vi sforzerete di rendere questa terra sempre più abitabile per l’uomo". È già una lettura in chiave positiva della realtà giovanile.

E venendo a noi: se è vero che le nuove generazioni nei nostri paesi non hanno problemi di valuta perché tutti i giovani stan bene, è pur vero che hanno grossi problemi di valori. Ancora: se è vero che le nuove generazioni tendono a lasciare, come ha ricordato l’assessore Mantelli, i nostri accampamenti religiosi, culturali, sociali e politici per esprimersi altrove, è altrettanto vero che secondo le indicazioni di Lincoln e di Giovanni Paolo II, queste nuove generazioni portano in sé come sentinelle del nuovo millennio la gioia di intuire - pur fra le tante foschie dell’aurora - le speranze di un giorno nuovo.

Le nuove generazioni - se lo vogliamo - possono aiutarci a lasciare la steppa delle nostre paure per entrare nel giardino dei sogni. Infatti solo andando oltre lo spazio della coniugazione del verbo temere, per addentrarsi nell’inedito del sogno, è possibile ricreare in novità ciò che il tempo del mercante, come dice il famoso medioevalista Le Gof, ha deteriorato nella ripetitività. Le nostre paure ci fanno spesso vedere solo ciò che si deteriora, solo ciò che viene a mancare, solo ciò che non si può più avere. Le nuove generazioni devono essere accolte come nostre docenti perché ci dimostrano che additare le gemme che spuntano sui rami, vale più che piangere sulle foglie che cadono dagli alberi. In questa prospettiva potrebbero essere recuperati i versi bellissimi del sociologo Danilo Dolci, quando annota: "La città - e noi potremmo dire i nostri paesi - iniziano dove un bambino impara a costruire provando a impastare sabbia e sogni inarrestabili". La sabbia della concretezza dei problemi e il sogno dell’utopia possono consegnare a noi la possibilità di porci alla loro scuola più che giudicare il loro vissuto.

Auguro a me, a tutti voi di poter giungere alla conclusione alla quale è pervenuto un grande educatore che è stato capace di giocare tutta la sua vita sulla causa delle nuove generazioni, il prete Lorenzo Milani. Al termine della sua vita, poco prima di morire, ha scritto le ultime righe ai suoi ragazzi: "Ho voluto più bene a voi ragazzi che a Dio. Penso che Lui non badi a queste sottigliezze, ma scriva tutto sul suo conto". Siamo chiamati anche noi a impegnarci per far sì che il nostro tempo smetta di ritenere le nuove generazioni quasi "una zona denuclearizzata", cioè degli atomi espropriati di quell’intimo nucleo di libertà da cui si misura la grandezza irripetibile di ogni uomo. Certi che solo al di là delle paure di noi adulti sta il canto della vita delle nuove generazioni perché mi sembra di percepire come ormai lontani i tempi, di un ventennio fa, quando si poteva amaramente leggere sui muri di Milano: "Bucarci ci piace, lasciateci morire in pace", Ora mi sembra di intuire nelle nuove generazioni un altro messaggio: "vivere è bello, aiutateci a cantare la vita".