"Cronaca:
Bambini, adolescenti e giovani"
Ruolo della famiglia, della scuola e
del territorio nella società mediatica
Atti del Seminario
MARIA LUISA GENNARI
Psicopedagogista
Introduzione Ringraziamo il presidente provinciale dellA.Ge per il suo intervento. Adesso la dott.ssa Gennari presenta la ricerca effettuata a Verolanuova, commissionata dallAmministrazione comunale proprio per avere un quadro della realtà in cui si trova ad operare. MARIA LUISA GENNARI
"Riflessioni a partire dai dati di una ricerca" La ricerca svolta sul territorio di Verolanuova in ambito giovanile nasce da un invito espresso dallamministrazione comunalecon lintento di delineare una fotografia della situazione giovanile del territorio. Il presupposto che giustifica la modalità utilizzata in questa indagine riguarda la necessità di lasciare che siano proprio i giovani a parlare di sé così da evitare considerazioni spesso stereotipate, semplificate o politicizzate. Riteniamo infatti che per articolare un intervento e una riflessione seria bisogna partire da un lato dal considerare quello che i giovani ci dicono di loro e, dallaltro, è importante rilevare ciò che le varie realtà/persone che sono a contatto con i giovani pensano riguardo ad essi, quelle persone/realtà che noi abbiamo chiamato "testimoni privilegiati". Ci siamo rivolti perciò al mondo della scuola, dei servizi, degli oratori, delle parrocchie, dello sport e li abbiamo interpellati per capire ciò che sperimentano e sperimentano tutti i giorni a contatto con i giovani. In sintesi, obbiettivo principale dellindagine, ma anche nostra convinzione, era che mettere in luce il rapporto che esiste tra i giovani e la comunità a cui appartengono e, allo stesso modo, osservare la realtà giovanile in relazione al contesto di cui fa parte è unimportante opportunità per conoscere, ma è soprattutto utile per pensare poi in termini operativi ad un progetto che possa essere efficace, nel senso cioè di produrre i risultati attesi anche sulla lunga distanza. Da qui la necessità di realizzare una fotografia della realtà adolescenziale, raccogliere le sfide e i bisogni, gli aspetti di domanda e di risposta oltre che di problematicità di unetà tanto ricca e complessa quanto difficile e ambivalente. Abbiamo cercato un riscontro delle capacità degli adolescenti di essere soggetti attivi e propositivi, abbiamo indagato quelle che sono le aspettative dei giovani nei confronti del territorio di cui fan parte e dallaltra parte, lo dicevamo prima, è stato importante capire anche quelle che sono le rappresentazioni del mondo adulto rispetto al mondo giovanile. Allora noi contribuiamo al tema del Convegno in un senso molto ampio, quello che cercheremo di fare infatti è delineare quelli che sono i rapporti che i giovani hanno con il mondo adulto e con il contesto sociale culturale a cui appartengono. Nello specifico ci limiteremo a indagare quello che è il rapporto con il mondo della famiglia, dei servizi e della scuola che ci sembrano poi quelle realtà che sono state maggiormente chiamate in causa anche nel Convegno. Su un altro versante ci è sembrato importante capire anche quelle che sono le rappresentazioni che dal mondo adulto emergono a proposito dei giovani. Quindi, in sintesi: che cosa pensano gli adulti dei giovani? Come le scuole e i servizi intendono il loro mandato educativo a proposito dei giovani? Che immagini hanno delle realtà giovanili? Innanzitutto, attraverso il confronto dei due diversi mondi, giovani e adulti, delineamo quale tipo di rappresentazione viene a costruirsi in ordine alla famiglia. Potremmo dire, da un lato, che sicuramente la famiglia rimane un riferimento valoriale e affettivo molto importante per i giovani, infatti quando essi spiegano cosè per loro la famiglia, dicono di qualcosa di vitale e di essenziale: viene caratterizzata come fonte di valori, ed è molto frequente la rappresentazione di un nido, un porto sicuro al quale ritornare. Tuttavia, in unaltra prospettiva apparentemente contrapposta, ci accorgiamo che limmagine che viene a delinearsi appartiene ad un livello di grande idealizzazione, sicuramente un po lontana dalla realtà. A riprova di quanto appena detto, i giovani ci dicono che nella quotidianità sono molto soli a gestire i problemi e gli aspetti più difficoltosi del loro vivere di tutti i giorni e, infatti, dimostrano di assumere molto frequentemente un atteggiamento autoreferenziale. In questo ultimo senso la famiglia diventa un po un luogo dove si possono ripescare una serie di modelli di comportamento, dove si prendono alcune tradizioni da riproporre in modo a volte acritico, è un supporto sicuramente economico e protettivo, ma rimane lontana dallesperienza della quotidianità. I giovani riferiscono di sentirsi estremamente soli, con la vicinanza significativa del gruppo dei pari per riuscire ad affrontare le piccole grandi sfide evolutive e le scoperte di ogni giorno. Sullo stesso tema, ma sul versante del mondo adulto, emerge come la famiglia sia il nodo centrale e laspetto cruciale dal quale partire, realtà dalla quale non è possibile prescindere per poter fare una seria politica a favore dei giovani. La ricerca fra i "testimoni" ha inoltre messo in luce come la famiglia oggi sia spesso distratta di fronte a quelli che sono i problemi e i bisogni dei propri figli; in questo specifico contesto socio-culturale pare essere spesso centrata sulla realizzazione economica, sul "fare" e sul "dare", più che sulla dimensione relazionale di cura, di crescita e di benessere dei giovani. Per alcuni aspetti, ancora, la famiglia rimane un po lelemento colpevolizzato e ritenuto responsabile di quei segnali di disagio con cui lattuale realtà giovanile ci porta comunque a fare i conti. In sintesi, nelle rappresentazioni sia dei giovani che degli adulti, viene attribuita molta importanza alla famiglia, ma essa va sicuramente rivitalizzata e riportata in una dimensione di cura e di attenzione alla relazione. Partendo da questo significativo dato di ricerca, ci sembra importante pensare ad una reale politica per le famiglie, affinché queste possano riappropriarsi del valore educativo e fondativo della fede e della speranza nei legami che gli è proprio. Laltro ambito che vogliamo qui mettere a fuoco, poiché particolarmente centrale rispetto alla tematica odierna, è quello che ha indagato il rapporto tra i giovani e il territorio (nello specifico il rapporto con i servizi). Dicevamo prima che non possiamo considerare i giovani come una realtà a sé, come un qualcosa di monolitico e avulso dal contesto in cui sono, ad esempio i servizi del territorio e la scuola. Queste realtà sono decisamente importanti per farci cogliere la molteplicità dei bisogni e la complessità di quella che è la situazione giovanile. Interpellando i giovani a proposito dei servizi del territorio pensati per loro, emerge come, a parte la realtà delloratorio e le proposte sportive, i giovani facciano non solomolta fatica a riconoscere ciò che è loro offerto e messo a disposizione, ma addirittura a definire ed esplicitare i propri bisogni. In breve non cè interesse per le attività e le iniziative progettate dai servizi territoriali ai diversi livelli, tanto che queste sono avvertite come estranee, definite come "qualcosa che fanno gli altri per loro". Crediamo che su questo aspetto sia importante riflettere. Chi lavora un po nel mondo dei servizi sociali, si accorge che molto spesso vengono prodotti progetti molto belli sulla carta, ma assolutamente acontestualizzati. Ciò che manca è la connessione con i bisogni del territorio che è il risultato dalla messa in comune delle conoscenze e che deriva dalla interconnesione di tutti gli "attori" che nella Comunità lavorano con i giovani. Tutto ciò è necessario e indispensabile per pensare ad un "progetto giovani" che abbia senso e significato, e, daltro canto, lassenza di questa collaborazione comporta la produzione di progetti che non hanno risonanza, non raccolgono linteresse della comunità giovanile alla quale sono rivolti o, nelle migliori delle ipotesi, hanno fortuna e successo nel momento in cui sono sostenuti, ma poi, in una prospettiva più a lungo termine, vanno comunque a morire e gli aspetti di problematicità per i quali sono stati pensati rimangono. Spesso ci si chiede perché le diverse iniziative non hanno successo o non sono di aiuto ai giovani. Forse la risposta sta proprio in quello che ci hanno detto i giovani: i servizi sono pensati da "altri" per loro. È perciò inutile che gli adulti pensino a servizi per la realtà giovanile senza prendere in considerazione quelli che sono il loro modo di essere, di sentire, di vivere, gli aspetti di problematicità ma anche di risorsa che sono presenti e che ogni territorio ha specificatamente sviluppato. Il rischio è di creare dei contenitori che, astoricamente, si collocano in tanti contesti territoriali e che non hanno unadeguata rispondenza storica e sociale. Fare un progetto giovani oggi, per esempio, vuol dire fare qualcosa di diverso rispetto a quello che si poteva fare ventanni fa o quello che si potrà fare fra ventanni, e ancora è molto diverso pensare a un progetto per un piccolo paese di provincia piuttosto che in una grande città. E opportuno quindi partire dai dati ( non solo ciò che è la realtà giovanile, ma anche ciò che è il contesto culturale nel quale il mondo giovanile è inserito) se si vuole che un giorno i giovani dicano di conoscere i servizi, di trovare delle risposte nei servizi che si offrono loro e di rinvenire un senso in quello che si sta facendo per loro. A riprova di questo, i giovani affermano che le attività che loro conoscono sono frammentate, sporadiche, noi tecnicamente diremmo che non sono messe in rete. E riconosciuta la proposta delloratorio, la presenza del Comune, liniziativa fatta dalla scuola, ma manca una logica di fondo che leghi e connetta, manca cioè quello che risponde al concetto di progetto. Manca un trait dunion che dia senso e significato, non solo nel momento in cui liniziativa viene concretizzata, ma anche proprio in una logica più educante ed educativa di Comunità. Abbiamo inoltre ascoltato gli "adulti significativi" (le associazioni del territorio, i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti, e tutte quelle persone che abbiamo chiamato in causa proprio per rispondere al presupposto di cui si è detto prima) in tema di servizi pensati per i giovani. Questi adulti ribadiscono la presenza di numerosi stimoli, molteplici occasioni, spesso però queste sono evase dai giovani , nel contempo anche i "grandi" affermano la necessità di una maggiore riflessione e di progettualità, pensare in termini di scopo, di senso e di bisogno , ancora ci sottolineano la necessità di coordinamento e di una maggiore intesa fra i servizi a proposito delle iniziative per i giovani Tra gli adulti emerge inoltre una duplice e diversa rappresentazione per quanto riguarda i giovani: da un lato lidea che essi siano il risultato passivo di una società in declino, dallaltra lidea che i giovani di oggi siano peggio di anni addietro. In entrambi i casi la possibilità di divenire Comunità educante finisce ancora prima di partire. Se non cè lo spazio mentale dellapertura e della possibilità, cioè del credere e dellinvestire in quegli aspetti di risorsa che sono presenti nel mondo giovanile, cè poca strada da percorrere. Non tanto in termini operativi quanto nella possibilità di lasciare dei segni significativi e di costituire occasioni di crescita. Veniamo infine alla scuola che è sicuramente una tra le realtà più significative per i giovani. Abbiamo chiesto ai giovani cosa pensano della scuola, che cosa significa per loro. Quello che emerge abbastanza diffusamente, è che la scuola viene vissuta come opportunità informativa. E insomma impoverita di tutte quelle opportunità e caratteristiche educative che essa personifica al fine di diventare occasione di crescita. Molto spesso ci troviamo di fronte ad una funzione potremmo dire "utilitaristica" della scuola, per cui i giovani vanno a scuola per avere il diploma e per poter accedere al mercato del lavoro con un ruolo e una posizione migliore. La connotazione diffusa fra i giovani intervistati a proposito della scuola è quella di un ambiente anaffettivo e arelazionale. Sono per esempio pochi i giovani che riconoscono negli insegnanti le persone con le quali si può costruire una relazione significativa e importante. Insomma, la scuola di oggi non è luogo di relazioni, o quanto meno i giovani non ne riconoscono la valenza. Tuttavia anche quando si esprimono gli adulti emerge come la scuola sembra aver perso un po la sua connotazione educativa a vantaggio di quella meramente informativa. Pare addirittura che sia il contesto culturale e sociale ad impoverire e a svalorizzare la scuola della sua pregnanza formativa. Quasi che siano la comunità stessa, le famiglie stesse a chiedere alla scuola solo un passaggio di informazioni a scapito delle valenze educative che la costituiscono, quasi che essa non debba essere deputata a costruire opportunità di sviluppo e di crescita per i giovani. In sintesi. La famiglia appare il luogo del "fare" e del "dare", rappresenta un nido in quanto risponde ai bisogni di protezione, garantisce le possibilità di crescita poiché consente di muoversi e di sostenersi economicamente, tuttavia sembra non è connotata come luogo per parlare dei propri problemi, delle proprie difficoltà o anche semplicemente delle proprie esperienze. La scuola è il luogo dove passano e si trasmettono le informazioni, dove ci si assicura una professione migliore, un lavoro ben remunerato e possibilmente pulito, ma anche in questo caso grande assente è la dimensione relazionale, non viene connotata come possibilità per sperimentarsi e sperimentare con gli altri. I servizi non si "vedono" e, se ci sono, sono frammentati, si fatica a rinvenirne il senso e le risposte ai propri bisogni, pare manchino di progettualità condivisa. Ci sembra così che ci siano tutti gli elementi per interrogare gli adulti che costituiscono la Comunità, piuttosto che interrogare loro, i giovani, rispetto a certi elementi di rischio e di problematicità che sembrano accompagnare letà giovanile odierna Concludendo, crediamo che fare una riflessione seria sulla realtà giovanile vuol dire impegnarsi in una riflessione su tutti gli aspetti e i "protagonisti" di un contesto sociale: i giovani, i media, la famiglia, i servizi del territorio e tutte quelle realtà che sono connesse al mondo giovanile. Significa leggere quelle che sono le coordinate culturali e gli aspetti socio-strutturali; vuol dire incontrare, confrontare rappresentazioni, ma anche idee, valori, desideri e bisogni di tutte queste diverse presenze che sono chiamate insieme a fare Comunità perché solo insieme possono definirsi Comunità. Infatti solo se ci si interroga e si mettono in relazione quelli che sono i diversi significati della Comunità è possibile pensare di diventare opportunità di crescita e di benessere per i giovani e, soprattutto, diventa possibile costruire dei "progetti giovani" che siano veramente rispondenti ai bisogni relazionali e affettivi che i giovani, anche indirettamente, portano allattento ascoltatore. |