"Cronaca:
Bambini, adolescenti e giovani"
Ruolo della famiglia, della scuola e
del territorio nella società mediatica
Atti del Seminario
GIUSEPPE COLOSIO
Dirigente Regionale
Introduzione Ringrazio Tonino Zana, lultima voce della carta stampata, e adesso passiamo la parola al dott. Giuseppe Colosio, che in questo contesto porta la voce della scuola. GIUSEPPE COLOSIO
La scuola di fronte ai media Dopo le fantasiose elaborazioni dei nostri amici giornalisti vorrei tornare a qualcosa di più concreto e più in tema. E' comunque apprezzabile e gradevole il loro modo di esporre. Entro subito nel merito, tralasciando, per non sottrarre tempo prezioso al dibattito, riferimenti a padri e figli, che anch'io mi ero proposto di fare all'inizio del mio intervento. Qui è in questione la società dei mezzi di comunicazione, dei media o mediatica, che prima è stata presentata come qualcosa da esorcizzare. C'è stato un grande appello alla riscossa morale contro l'omologazione a questa società. Sono anch'io convinto della necessità di una tale riscossa; ma non dobbiamo esagerare, indulgendo a forme eccessive di colpevolizzazione. Condivido il tono di Tonino Zana che ha sdrammatizzato il dibattito e ha dato un sterzata alla direzione dei ragionamenti precedenti. I media sono il prodotto della razionalità umana, o almeno uno dei grandi prodotti della razionalità umana. Come li usiamo è un altro discorso, che nulla toglie alla positività della loro origine, al fatto che non sono un prodotto diabolico, ma nostro. Come li affronta la scuola? Prima di rispondere a questa domanda, riprendo uno spunto dellintervento della Signora Gennari di questa mattina, che ci ha fornito alcuni dati sulla percezione che i giovani hanno della scuola. Emergono critiche; si trovano difetti; si parla di crisi. Tutto questo è accettabile nella misura in cui aiuta a migliorare. Non possono infatti le critiche sottintendere leliminazione della scuola. Lascio immaginare quale sarebbe lo scenario se la scuola non esistesse. Ma dalla ricerca presentata appare che la scuola non va incontro appieno alle esigenze dei giovani. A questo si può rispondere, non per desiderio di difesa dufficio ma per approfondimento del tema, che la scuola deve essere sì attenta alle esigenze dei giovani, ma non è riducibile a un prodotto confezionato sui semplici bisogni dei giovani. Cè un giovanilismo di comodo che circola nella nostra società, che serve essenzialmente da stimolo al consumismo: si identifica nei giovani la spinta allinnovazione, ma in verità chi produce le innovazioni sono oggi, come sempre lo sono stati, i vecchi. Perciò la scuola, come la famiglia, non sempre deve "andare bene" ai giovani, pur essendo attenta alle domande che pongono, alle esigenze che esprimono. Il primo modo quindi di evitare di chiuderci negli scongiuri e negli esorcismi di ciò che noi stessi abbiamo prodotto è che la scuola diventi, pur immersa nel mondo attuale e perciò nel mondo dei media, un ambiente di sviluppo, unesperienza di vita. Non è possibile pensare la scuola come unappendice della vita reale, una parentesi, dal momento che occupa una grande parte dellesistenza e che dallinfanzia, dalladolescenza e dalla giovinezza si estende sotto forma di educazione permanente a tutta la vita. Uno degli oggetti di questa esperienza reale è quello della mediazione fra il reale e il virtuale. Anche sul virtuale si sentono a volte affermazioni che tendono a demonizzarlo con lequivalenza: reale uguale a vero e solido, virtuale uguale a falso ed effimero. In realtà gran parte di ciò che di bello è stato creato nella nostra esistenza è virtuale: larte è virtuale, la musica è virtuale; si tratta di una costante della nostra civiltà, se già Aristotele nella sua Poetica definiva la poesia uno strumento indispensabile di amplificazione della nostra esperienza, che in caso contrario si limiterebbe a ciò che è accaduto, e quindi un modo di valorizzare la nostra esperienza. In questo portar oltre lesperienza individuale consiste la scuola; ed è in questa direzione che ha ancora molto margine di miglioramento. Un secondo spunto di riflessione ci viene dalla legge sullautonomia delle istituzioni scolastiche che afferma con forza del tutto nuova che compito della scuola è quello delleducazione, istruzione e formazione. La novità sta proprio nellaccento sulleducazione, posta in relazione allistruzione e alla formazione: la scuola educa nella sua forma propria, che è quella dellistruzione; istruisce e forma attraverso le discipline, che costituiscono gli strumenti che lOccidente si è dato per conoscere e interagire con la realtà. Uneducazione senza questo tipo di istruzione è catechismo, attività di per sé legittima, ma in un altro contesto. Attraverso questa azione ogni individuo è messo in condizione di acquisire le conoscenze, di mettere in atto le capacità e di sviluppare le competenze per interagire in modo autonomo e consapevole con la realtà in tutte le sue forme e per affrontare tutti i pericoli che provengono dal mondo esterno. Il mondo dei media tende ad enfatizzare con la sua dimensione globale i pericoli, ma, al di là della nostra percezione, probabilmente le cose non sono cambiate rispetto al passato. La scuola, a differenza della famiglia che per sua natura è protettiva (con moderazione), non ha come compito quello di fare schermo alla realtà, ma deve al contrario far leva sullampliamento della conoscenza, pur nel rispetto dei processi evolutivi dei soggetti che le sono affidati. Perciò chiedere alla scuola di essere un baluardo semplicemente difensivo rispetto allaggressività della società mediatica equivarrebbe a chiederle di negare se stessa. Ciò che bisogna evitare quando parliamo di educazione è qualsiasi forma di "giacobinismo", che definirei nel modo seguente: è la scuola stessa (o meglio gli insegnanti) a decidere le finalità e i contenuti educativi, a stabilire che cosa è giusto e buono per lo studente e la sua famiglia. Con questo atteggiamento, ampiamente diffuso nei decenni passati sia nella versione ideologica (la scuola come indottrinamento), sia nella versione tecnica (solo gli esperti sanno che cosa serve), la famiglia e la collettività vengono espropriate del loro diritto a decidere i valori fondamentali che devono costituire leducazione dei loro figli. La legge vigente nega la legittimità di un simile atteggiamento; perciò la scuola deve essere aiutata ad uscire da ogni residuo di giacobinismo. Nello stesso tempo (mi permetto un lieve e garbatissimo spunto polemico con lassociazione dei genitori) la committenza, cioè linsieme di tutti coloro che hanno interesse a mandare i figli a scuola, non si riduce soltanto alla componente dei genitori, ma comprende le istituzioni e il mondo produttivo nelle sue articolate espressioni. In questa sede si è parlato ad esempio di educazione alla cittadinanza: mi domando come sarebbe possibile parlare di cittadinanza escludendo le espressioni concrete della cittadinanza, che sono il Comune, la Provincia e le istituzioni in genere. Se invece parliamo di continuità, mi chiedo come sarebbe possibile escludere dalla definizione delle finalità educative le espressioni del mondo del lavoro nel quale dovrà continuare la vita dei giovani dopo la scuola. La legge attuale invita la scuola a interagire in modo chiaro ed esplicito col territorio quando si tratta di definire i grandi principi dellofferta formativa, riservando esclusivamente ai suoi professionisti il compito di definire i modi attraverso i quali raggiungere quegli obiettivi. In concreto ciò vuol dire che, prima o poi, il Consiglio comunale di Verolanuova dovrà mettere al proprio ordine del giorno il piano dellofferta formativa delle scuole frequentate dai suoi cittadini per un confronto sugli obiettivi e per un reciproco riconoscimento. Il terzo punto prende lavvio dalla considerazione che la scuola intesa in questo senso è un prodotto tipico della cultura occidentale, che nasce dallidea di liberazione individuale del mondo greco-romano, rafforzata dal cristianesimo, declinata dallIlluminismo e da altri grandi movimenti. La scuola necessariamente deve confrontarsi con i media, deve essere lambiente nel quale il bambino, il ragazzo, ecc. si confronta con i media per mezzo degli strumenti della conoscenza, dellanalisi, mettendo a prova la sua capacità di scelta. In questa direzione la scuola ha fatto molti passi: lo studio dei media è già da tempo oggetto di lavoro in classe e luso dei media è entrato stabilmente nella metodologia didattica. I media non sono neutrali; ma per la scuola sono una grande risorsa e una grande sfida. Abbiamo appena visto uno spot intenso ed efficace nel suo messaggio, fortemente caratterizzato sul piano emotivo. La scuola non si limita invece allaspetto emotivo: ma a partire da questo ricostruisce la profondità storica, la contestualità e tutte le trame più o meno evidenti che producono determinati comportamenti. Le emozioni sono una dimensione fortissima dellumanità, ne rappresentano un grande stimolo; ma la scuola opera in una dimensione più profonda, non si riduce allattualità immediata, mantiene costantemente una sorta di inattualità, andando oltre le esigenze del momento e della velocità. Voglio fare qualche ulteriore osservazione sul rapporto fra i media come risorsa e la scuola. In primo luogo quando pensiamo ai media, pensiamo quasi sempre alla televisione, agli audiovisivi, cioè a quei mezzi nei quali è prevalente la dimensione iconica, delle immagini. Il flusso comunicativo è qui unidirezionale, dal mezzo al soggetto; la struttura della costruzione è di tipo soprattutto analogico e si sviluppa per accostamento di immagini; la dimensione logica spesso non è evidente o percepibile. Con la rivoluzione microelettronica e quindi con lavvento dellinformatica e della telematica entrano in scena dei mezzi nei quali la struttura è fortemente e rigorosamente logica, il flusso comunicativo è bi-direzionale e il rapporto fra il soggetto e il mezzo è interattivo, con prevalenza del soggetto. Insieme a questi media sono comparsi concetti quali quello di ipertesto, di collegamento logico, di sintassi, di navigazione, di ricerca che sono molto più omogenei alla tradizione scolastica. Si comprende perciò la ragione per la quale linformatica si è diffusa così rapidamente nel mondo della scuola, spesso più velocemente che nel mondo del commercio e degli affari, e perché si è diffusa con un impatto più profondo sulle discipline umanistiche che su quelle scientifiche. Oggi la multimedialità rappresenta il punto di incontro dei due tipi di media e sta diventando nella scuola un supporto sempre più vicino per importanza a quello del libro. Ne sono testimonianza le realizzazioni delle scuole e degli stessi giovani, come sa ad esempio chi segue le operazioni dellesame di Stato conclusivo dei corsi di scuola secondaria. La seconda riflessione prende lo spunto da unopera di Jeremy Rifkin, Lera dellaccesso, che vede nel nostro tempo il passaggio dallera della proprietà allera dellaccesso. Nella nuova era i mercati stanno cedendo il passo alle reti; il capitale fisico diventa meno rilevante, mentre il capitale intellettuale diventa la forza dominante, che raramente viene scambiato, rimanendo invece in possesso del fornitore che lo noleggia o ne autorizza luso. Laccesso significa perciò possesso delle grammatiche. Noi possiamo essere sentimentalmente legati a un mondo nel quale, secondo il proverbio, "val più la pratica che la grammatica", ma non possiamo non prendere atto che oggi il mondo è governato dalle grammatiche. Fra queste ci sono quelle relative ai processi di comunicazione. Ciò comporta per la scuola unulteriore sfida, che non può non essere accolta: una scuola che non lo facesse si tradurrebbe in un elemento di marginalizzazione. Infine, unultima osservazione. La scuola che abbiamo conosciuto e che ancora regge in gran parte come modello è quella pensata nel Settecento, in clima illuministico, fondata su alcuni civilissimi capisaldi e in particolare sullaffermazione che tutti gli uomini sono razionali e che questa razionalità può essere sviluppata solo con il sapere. Al servizio di questo progetto è stata creata lEnciclopedia, strumento di condensazione del sapere teorico e pratico, e attorno allEnciclopedia sono state create le scuole. Il modello si è perpetuato negli spazi e negli strumenti fino ai giorni nostri. Oggi, a duecentocinquanta anni di distanza, questo schema sta per essere ribaltato: anziché la condensazione del sapere in un oggetto accessibile con facilità come lEnciclopedia, ogni soggetto è messo in condizione dallo sviluppo dellinformatica e della telematica di attingere il sapere laddove si produce in qualsiasi punto del globo in tempo reale. Oltre ventanni fa Jean François Lyotard, in una famosa relazione poi pubblicata come La condizione post moderna, osservava che "lEnciclopedia di domani sono le banche di dati". "In questa prospettiva una formazione informatica ed ancor più telematica elementari dovranno necessariamente far parte di una propedeuica superiore, allo stesso titolo, per esempio, dellacquisizione di una pratica corrente di una lingua straniera". Ciò che distingue il docente dal discente non è la quantità di informazioni, ma la capacità di utilizzarle in terreni nuovi. Questo vuol dire che il compito della scuola è essenzialmente di guida, cioè di mettere lo studente nella condizione di riconoscere le informazioni cogliendole sullo sfondo del grande rumore della rete globale, di saperle utilizzare e costruire con esse nuovi significati, dando un contributo allo sviluppo della civiltà. ENZA CORRENTE SUTERA Ringrazio il dott. Colosio anche perché ci ha dato della scuola unimmagine poco consueta. Ci ha fatto fare delle riflessioni su un altro modo forse più essenziale di rapportarsi a questa istituzione che molti, per motivi che conosciamo tutti ,vedono superata e lontana dalla realtà. Invece ci ha proprio invitato a guardare la scuola in modo altro. E chissà che questa scuola che guarda la realtà con questi nuovi mezzi, possa anche lei, accanto alla famiglia, accanto a tutti quelli che sono responsabili di questo, guidare i ragazzi, e comunque i bambini, e comunque gli adolescenti e comunque quelli che sono lì per essere formati ed educati a interpretare anche questi eventi così difficili di cui parliamo noi oggi. |