"Cronaca:
Bambini, adolescenti e giovani"
Ruolo della famiglia, della scuola e
del territorio nella società mediatica
Atti del Seminario
MAURO PAROLINI
Assessore Pubblica Istruzione
Provincia di Brescia
Introduzione Allora, adesso la parola allaltra istituzione, qui rappresentata dal dottor Mauro Parolini, assessore alla Pubblica istruzione della Provincia di Brescia. Intanto, visto che parlo di istituzioni, ne approfitto per salutare il sindaco di Verolavecchia, Ernesto Co, che ci ha raggiunto ed è in sala. Grazie per la sua presenza. Prego. MAURO PAROLINI In piena sintonia con i relatori che mi hanno preceduto, intervengo innanzitutto come padre di tre figlie, e quindi con una forte partecipazione, perché condivido la preoccupazione di ogni genitore riguardo alle problematiche fin qui trattate. La preoccupazione è tanto più forte quanto più ho davanti limmagine delle mie figlie sedute come in rapimento ipnotico davanti alla Tv. E devo dire che la mia maggior preoccupazione non riguarda le immagini di violenza né quelle sessuali, che si cerca già a priori di censurare, ma le trasmissioni da loro preferite, quelle trasmesse da Disney Channel. Trovo davvero preoccupante il fatto che attraverso lapparente banalità dei cartoni animati, dei film e di altri programmi per bambini, venga divulgata una visione del mondo non sempre condivisibile in quanto induce ad un grave rischio, quello dellastrazione. Io credo che il pericolo fondamentale dei media, in particolare della televisione, sia quella di allontanarci dalla realtà. Ciò costituisce un apparente paradosso in quanto noi riceviamo una quantità di informazioni sul mondo reale molto più grande rispetto ad una volta, credendoci in tal modo più consapevoli di ciò che accade nel mondo. Il fatto che questa realtà ci arrivi mediata accentua la caratteristica di astrazione, che è tanto più forte per la natura stessa dei media, che non ci raccontano la verità come diceva prima qualcuno degli intervenuti ma ce ne forniscono una visione parziale ancora prima che per volontà di chi ce la fornisce, per la loro stessa natura. Vi sarà capitato di partecipare a qualche evento che viene poi riportato nei telegiornali, oppure su qualche articolo di giornale e ciò che balza agli occhi è che anche solo la limitatezza dello spazio sul giornale o del tempo dedicato allargomento nel servizio televisivo induce il giornalista a raccontarne solo una parte che spesso non è neppure lessenziale, ma è la cornice di quello che accade. Se ricordate la Guerra del Golfo, durante quelle settimane vedemmo ripetutamente qualche bagliore nella notte ossessivamente riproposto, ma di ciò che accadeva realmente ben poco abbiamo visto. E poi successo che ci è sembrato di capire di più di quella guerra guardando qualche film che la raccontava in modo romanzato, non facendoci vedere la realtà, ma descrivendola attraverso gli effetti della fiction. Per questo io credo che il pericolo davvero più presente sia quello dellastrazione. Qualche decennio fa, Orson Wells scatenò reazioni di panico raccontando lo sbarco dei marziani, un evento inverosimile che apparve vero perché raccontato dalla radio. A me l11 settembre è capitato il contrario. Quando ho acceso il televisore in ufficio, appena mi fu riferito di quello che stava accadendo, ho visto scorrere le immagini di uno degli aerei che colpivano le torri. La mia reazione immediata è stata quella di pensare che si trattasse di un film di fantascienza, molto realistico ma simile a quelli che ci vengono spesso proposti nelle sale cinematografiche. In questo modo sta accadendo che la realtà che noi vediamo dai media non la distinguiamo più dalla finzione. E questo credo che sia un pericolo gravissimo. Lo è per noi ma lo è tanto più per i nostri figli, perché io credo che ciò che conta sia che ciascuno di noi, e tanto più i giovani, faccia esperienza. Ma lesperienza come sappiamo bene deriva solo da una ferita nel rapporto con la realtà. E il fatto di avere numerose informazioni, sempre di meno ci ferisce e ciò che non ci ferisce non entra dentro di noi e non costituisce unesperienza, non costruisce un passaggio di maturazione nel rapporto con gli altri. Per questo io credo che il ruolo della famiglia e, in continuità con quello della famiglia, quello della scuola, sia di far vivere esperienze che passino inevitabilmente attraverso un rapporto personale, che nella famiglia è evidentemente quello con i genitori e i fratelli, nella scuola è il rapporto con linsegnante ed i compagni. E allora il problema è quello di rendere possibile questo rapporto personale come rapporto educativo. A tal proposito apro una parentesi sulla libertà di educazione nella scuola libera, che non è una questione né ideologica né di parte, ma è semplicemente la ricerca della possibilità di dare continuità nella scuola al rapporto educativo della famiglia. Ma il problema del rapporto educativo tra linsegnante e lo studente è evidente che si pone anche nella scuola statale, ed è un rapporto che è positivo in una scuola piuttosto che in unaltra se è un rapporto che ferisce, come dicevo prima, sia lo studente che linsegnante, vale a dire se li porta a mettersi in gioco. Un rapporto difficile, ma credo sia lunica possibilità, perché la maturazione dei giovani avviene nel loro pieno coinvolgimento con la realtà. Lunica cosa da evitare è leccesso di astrazione che a volte si trova anche in qualche metodo di insegnamento che punta troppo sullanalisi, sulla descrizione delle strutture e poco sul rapporto con quello che invece è il contenuto, vale a dire ciò che lautore di un testo letterario oppure un personaggio storico comunicano attraverso ciò che hanno scritto o che hanno fatto. Se la centralità è quella della famiglia e quella del rapporto educativo, il ruolo dellente pubblico è molto delicato. Io credo che lunica posizione seria che lo Stato ma anche gli enti locali possono assumere è quella di una neutralità rispetto alla questione educativa. LEnte pubblico non ha il diritto di dare contenuti educativi specifici ma piuttosto ha il dovere di agevolare linstaurazione di un rapporto educativo, sostenendo la trasmissione e la divulgazione dei valori civili condivisi dalla società attraverso la maturazione della coscienza comune che forma un popolo. Quale può essere dunque il compito che un ente come quello che io rappresento, ma in genere un ente pubblico, può svolgere? Sicuramente è quello di fornire le strutture e gli strumenti per supportare la facoltà di fare educazione, per dare alle famiglie la possibilità di scegliere da chi fare educare i propri figli, e per dare allo stesso tempo la possibilità agli insegnanti di svolgere liberamente il loro ruolo agevolando linstaurarsi di un rapporto educativo. Io a volte sono un po imbarazzato quando mi si chiede di finanziare varie iniziative che vanno dalleducazione stradale alleducazione alla salute, ecc. Solitamente io aderisco volentieri perché si tratta quasi sempre di proposte ben strutturate. Il rischio che non voglio correre è quello di aumentare continuamente la quantità di informazioni per poi rifuggire dallessenziale, e per questo credo sia importante discernere tra ciò che è opportuno, ciò che è necessario e ciò che è superfluo. Pertanto, per concludere il mio breve intervento, io credo che, come amministratori pubblici, dobbiamo in ogni modo rifuggire dalla tentazione di imporre contenuti, e allo stesso tempo anche dalla tentazione di fornire in quantità eccessiva informazioni e strumenti, perché lorizzonte di una persona si allarga se la persona impara a rapportarsi al reale, e non tanto perché ha immagazzinato una quantità sempre maggiore di informazioni. Del resto la maggior parte dellinformazione non arriva dalla scuola, ma arriva dai giornali, dalla Tv, dal cinema, dalla discoteca, e da una serie di altri luoghi che si pongono talvolta come luoghi educativi o diseducativi, talaltra semplicemente come fornitori di informazioni. Il nostro compito, lo ripeto, è solo quello di agevolare linstaurazione di un rapporto educativo, sostenendo il più possibile, là dove ancora si mantiene, il ruolo della famiglia. Grazie. ENZA CORRENTE SUTERA Non possiamo non essere contenti di quanto ha detto lassessore Parolini, perché se la sensibilizzazione dellente pubblico si muove in questa direzione, siamo sicuri che è un lavoro positivo, un lavoro costruttivo perché permette delle riflessioni serie su argomenti seri, che non portano acqua da nessuna parte, se non quella del miglioramento della società tutta. |