| Sommario
1. Origini
2.
Incontri propedeutici
3. Preparazione
4. Levento della Missione al Popolo
5.
Osservazioni e valutazioni
6. Punti allattenzione per continuare la Missione
7. Proposta
globale
8. Conclusione
1. Origine
La Missione è stata chiesta dal Parroco, don Luigi Corrini. Si è svolta dal 16 al 30
gennaio 2000 ed è stata animata dai Missionari Oblati di Maria Immacolata della Comunità
di Passirano (BS), in collaborazione con i Missionari OMI di Verona, Bologna e S. Giorgio
Canavese (TO).
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2. Incontri propedeutici
Il direttore della missione ha incontrato in diverse occasioni i sacerdoti della
Parrocchia, per metter a punto la situazione reale della Parrocchia stessa, con i suoi
valori, le sue potenzialità, ma anche con i punti deboli e le difficoltà.
In questo modo si è potuto organizzare un programma che tenendo conto di tutto fosse una
esperienza di nuova evangelizzazione per lintera parrocchia e desse un aiuto
concreto per portare avanti una pastorale di nuova evangelizzazione tra le gente,
valorizzando e approfondendo il già esistente: la parrocchia divisa in Diaconie
territoriali.
Dopo avere portato a termine questa preparazione remota, P. Marcellino ha presentato il
Progetto di Nuova Evangelizzazione sul territorio al Consiglio Pastorale allargato e si è
dato quindi avvio alla preparazione prossima.
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3. Preparazione
Un anno con incontri mensili per gli adulti e incontri per i giovani hanno segnato la
preparazione.
Lidea che si è tentato di far passare è: la Missione non è qualcosa che vengono a
proporre i missionari itineranti ma è una occasione affinchè lintera comunità
parrocchiale entri in stato di missione.
Questo obiettivo lo si è portato avanti con incontri di formazione.
Laccento è stato posto sulla Diaconia, realtà pastorale che si fa carico di tutto
il suo territorio, sui Centri di Ascolto, ed infine sulla visita alle famiglie.
È stata così elaborata una scheda.
Zone missionarie, Diaconie, Centri dAscolto e visita alle famiglie
a) Zona missionaria
Consiste nella divisione del territorio della parrocchia, seguendo un criterio sia
geografico che demografico.
Lo studio di questo territorio porta ad una lettura sia sociale che demografica, ma
specialmente ad una lettura sapienziale. Si tratta di vedere quali sono le persone che in
quel territorio sono già presenti a livello di servizio, sia nei consigli che nella
attività, catechesi, caritas, associazioni, movimenti, oppure persone che pur non
rendendo un servizio concreto in parrocchia sono notoriamente persone praticanti la loro
fede. Linsieme di queste persone forma la Diaconia.
b) Diaconia
Con il termine Diaconia intendiamo indicare la presenza della Chiesa sul territorio. Il
concetto è eminentemente spirituale e per questo trova una profonda e radicata
concretezza nellesercizio di quei servizi di carità tipici
dellevangelizzazione tra i quali eccelle la testimonianza della comunione fraterna.
Pur prendendosi cura di una definita entità topografica, la Diaconia non si identifica
con essa, infatti è formata da quelle persone che esplicitamente vogliono vivere insieme
un cammino di comunione e di missione. La Diaconia risponde allesigenza di una
visibilizzazione della chiesa comunione che come sale, lievito, luce è presente nel mondo
anche se non è del mondo. Questa nuova esperienza introduce ad una visione di chiesa
decentrata e capillarmente presente dove luomo vive, soffre, spera e combatte ogni
idea di chiesa individualista, privatizzata, intimistica.
Comprende tutte quelle persone che sono impegnate in un cammino di fede e che rendono un
servizio alla comunità parrocchiale.
La Diaconia è la chiesa tra la gente, è una piccola comunità in comunione con le altre.
La comunione di tutte le Diaconie forma la grande comunità che è la Parrocchia.
Una comunità profetica che, nella potenza dello Spirito Santo e per mandato della
Chiesa, chiama ogni uomo alla conversione, allo scopo di rifondare o far crescere la
Comunità Cristiana, cosicchè da evangelizzata diventi evangelizzatrice.
La Diaconia della missione è quindi formata da uomini e donne che, chiamati ad
incontrarsi attorno alla parola di Dio e allo spezzare del pane, vivono il comandamento
nuovo e sono il luogo della presenza del Signore Risorto e mossi da un irresistibile
impulso damore diventano partecipi di uno stesso progetto: levangelizzazione
dei poveri, mettendo i propri talenti a servizio per la comune edificazione del corpo di
Cristo che è la chiesa.
Questo lo fanno con umiltà e con audacia, senza lasciare nulla di intentato.
Alla Diaconia possono partecipare tutti quelli che lo desiderano, infatti non è prima
di tutto un servizio, ma una vita. È necessario che tra i membri di una Diaconia cresca
il senso di appartenenza e lamore fraterno fatto di accoglienza, di perdono, di
comunione. Alla Diaconia è affidato il territorio che essa conosce o si sforza di
conoscere.
Nella Diaconia la Missione istituisce i Centri di Ascolto.
c) Centro dAscolto
È il luogo nel quale i membri della Diaconia si incontrano con tutti coloro che lo
desiderano, per condividere la propria esperienza alla luce della Parola di Dio. È la
porta aperta per accogliere ogni persona che vuole ritrovare se stessa, gli altri, e
infine Dio.
Il Centro dAscolto è caratterizzato da relazioni personali di amicizia,
dallascolto familiare e dialogico della parola di Dio e della parola delluomo,
porta alla condivisione e di conseguenza allinterazione tra i partecipanti. Ha un
carattere eminentemente laico e per questo è affidato alla Diaconia, allinterno
della quale sarà importante trovare un animatore. La scelta della famiglia ospitante
riveste una importanza fondamentale per la riuscita del Centro stesso.
Il Centro dAscolto è un luogo di condivisione e di evangelizzazione. Individuati
già durante il tempo di preparazione e resi effettivi nellevento della Missione, i
C.d.A. costituiscono la struttura che la missione lascia alla parrocchia; essi prolungano
la presenza della missione diventando così strumenti tipici della nuova evangelizzazione
sul territorio.
Dopo la Missione si tratta di studiare un ritmo per i Centri di Ascolto:
dallesperienza si consiglia una volta al mese.
d) Visita alle famiglie.
Alla Diaconia oltre che la responsabilità del Centro di Ascolto è affidato anche
tutto il territorio della Zona missionaria. Si tratta di prolungare quella attenzione che
la Missione ha avuto per la famiglia. È la carità che si espande, è la chiesa che si fa
vicina alla gente là dove vive, soffre, spera, gioisce.
La Missione ha visto impegnati oltre ai sacerdoti della parrocchia e ai laici delle
Diaconie.
- 14 Missionari Oblati di Maria Immacolata.
- 7 Suore.
- 2 Consacrate laiche.
- 4 Laici.
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4. Levento
della Missione al Popolo.
La Missione si è svolta come da programma stampato e debitamente distribuito a tutte
le famiglie e a tutti i giovani da parte della comunità parrocchiale.
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5. Osservazioni e valutazioni.
a) Una vera comunione con i sacerdoti della parrocchia e con i laici più impegnati ha
evidenziato che lobiettivo della Missione era in qualche modo già vissuto. La
grande fraternità ha permesso di lavorare con impegno ed è stato un segno essenziale per
la Missione stessa.
Voglio sottolineare la grande attenzione avuta nei confronti dei missionari, la gara
perchè nulla mancasse a tutti i livelli. Per questa carità voglio ringraziare a nome di
tutti i missionari.
b) Il progetto Nuova evangelizzazione sul Territorio, che abbiamo seguito nello
stendere il programma della Missione, si è rivelato positivo. Positiva anche la strategia
adottata:
- il momento di andata, parte essenziale della Missione, oserei dire cuore della Missione
stessa, con la visita alle famiglie, durante la prima settimana; i Centro dAscolto;
la preghiera per i giovani, i bambini e i ragazzi; la S. Messa al mattino, gli incontri
per giovani e adolescenti.
- il momento di ritorno, con la festa della Famiglia e le sette assemblee nella seconda
settimana.
Anche i contenuti ci sono parsi attinenti e coinvolgenti nella loro successione unitaria.
La Parola ci raduna e ci svela il volto di Dio, Padre misericordioso, illumina
lidentità dellaltro rivelandocelo come fratello; svela il mistero della
chiesa, che nel comandamento nuovo si scopre icona della Trinità sulla terra perchè
essenzialmente comunione di persone in Cristo. Tutto questo nasce dalla Croce. La
comunità si ritrova a spezzare il pane dellEucaristia e cammina, pellegrina nella
fede, portando con sè Maria, la Madre.
Unimpostazione cristocentrica: infatti è la Persona di Cristo che ci svela il
Padre, il fratello, che fa di molti una comunità; è Lui che si dona per amore sulla
croce e ci raccoglie intorno allaltare del suo sacrificio di comunione, perchè
nella partecipazione profonda possiamo annunciare la sua resurrezione, camminando con
Maria incontro a Lui che viene.
c) La partecipazione ai vari momenti della missione è stata sempre buona, a volte
sorprendente, come alla S. Messa quotidiana delle 9.00, la S. Messa del rinnovo delle
promesse matrimoniali, in crescendo nella assemblee, di massa nella Via Crucis dove la
gente ha sfidato il freddo e veramente grande allAkatisthos.
d) I Centri dAscolto si sono manifestati validi. La partecipazione numericamente
sorprendente, registrando una presenza media di 27 persone. Va fatta notare una modesta
presenza di uomini. Non così nella messa del mattino e nelle assemblee dove, specialmente
in queste ultime, la presenza degli uomini era consistente.
Per ulteriori elementi sui Centri di Ascolto si possono confrontare le schede dei
missionari.
e) La visita alle famiglie.
Data la capillare preparazione fatta dalle Diaconie, quasi tutti ci aspettavano. Alcuni
settori si sono manifestati più freddi: il Parroco ne è stato messo al corrente.
La visita alle famiglie ha manifestato un fenomeno comune in queste tempi che esprimo con
unimmagine: la fede, a Verolanuova, è come un grande albero solido, ma i rami
giovani tirano poco. Cè quindi da lavorare in tre settori: le famiglie giovani (da
uno a ventanni di matrimonio); i giovani adulti (lavoratori e studenti).
Nelle famiglie giovani la pressione economica e i modelli sociali favoriscono un certo
individualismo e relativismo morale, così come un latente secolarismo. Molti giovani
adulti sono fuori dal giro della Parrocchia e specialmente sono vittime di una visione
materialista ed edonista della vita.
f) Bambini, ragazzi.
La partecipazione dei bambini e dei ragazzi è stata buona. Nel confronti degli stimoli
offerti durante la preghiera del mattino, tenuta presente la differenza di età, si è
vista una pronta e gioiosa reazione e il messaggio fondamentale offerto loro - amare
dicendo no ai vizi e dicendo sì alle virtù - è stato recepito con facilità ed
immediatezza.
Molto positiva si è rivelata la visita alla scuola media, dove si è riscontrato un
notevole interesse da parte dei ragazzi. Si è trattato di un momento allinsegna
della semina gratuita, nel quale si è cercato di proporre ancora una volta la
persona di Cristo come via di felicità e di realizzazione. Certo, i risultati di tale
strumento di evangelizzazione sono difficilmente quantificabili, ma resta il valore
fondamentale della proposta evangelica lanciata in modo diretto ed esplicito.
g) Adolescenti e giovani
La Missione per i giovani e per gli adolescenti è stata preparata dagli stessi in modo
eccellente. Non è stato particolarmente difficile attivare le forze giovani, che facevano
già un cammino in parrocchia, in vista di un invito capillare di molti fra i loro
coetani, come momento di missionarietà e testimonianza di fede, indipendentemente dai
risultati che questa azione avrebbe ottenuto.
Gli adolescenti hanno costituito forse la pagina più lieta della missione,
allinterno dellambito giovanile. Questo è innanzitutto il segno di un lavoro
intenso portato avanti dai sacerdoti e dagli animatori, sul quale bisogna continuare a
puntare. La partecipazione agli incontri è stata numerosa e - tenuto conto delletà
e della conseguente relativa capacità di ascolto e coinvolgimento - entusiasta.
Forse si è rimasti un po delusi dalla partecipazione relativamente poco numerosa
dei giovani ai Centri dAscolto e agli incontri della sera. Non bisogna allarmarsi:
la Missione, per coloro che vi hanno partecipato, ha senzaltro costituito un punto
di partenza (o di ripartenza) per un cammino più deciso e convinto alla sequela di
Cristo. In loro si è notata una forte sete di spiritualità, di punti di riferimento
evangelici che possano fare da sfondo nelle scelte quotidiane e da lievito nel loro
impegno allinterno dei vari servizi oratoriali e parrocchiali che portano avanti.
Questo vale anche, proporzioni fatte, per gli adolescenti.
Segno tangibile di questa sete di spiritualità, seppur non sempre consapevole ed
esplicita, è stata la presenza notevole (sia in termini di quantità che di qualità)
alla preghiera del mattino alle 6.40 e alle assemblee della seconda settimana. Ancora una
volta, abbiamo visto con i nostri occhi che i giovani sanno rispondere con entusiasmo e
fedeltà alle proposte più ardite.
Per quanto riguarda la visita alla scuola superiore di Verolanuova, riteniamo valido
quanto espresso a proposito della scuola media.
In conclusione, pensiamo che la Missione, direttamente o indirettamente, abbia raggiunto
la quasi totalità degli abitanti di Verolanuova. La caratteristica generale di quei
giorni è stata un grande clima di festa per tutta la Parrocchia. Come un vero evento a
livello di tutto il territorio. Questo risultato è tanto più da tenere presente se si
tiene conto della radice laicista di Verolanuova.
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6. Punti
allattenzione per continuare la missione
Pur consapevoli che la Missione al popolo crea un momento speciale che non si può
pensare di protrarre nel tempo, la partecipazione registrata, la richiesta della gente, il
pensiero dei sacerdoti persuadono a continuare la Missione per realizzare quello che ne è
stato lobiettivo: costruire comunità ecclesiali mature sul territorio, presenza
della chiesa tra la gente.
Il passaggio è dalla Missione al popolo ad un popolo in Missione. Far diventare
missionario il popolo della domenica, che nelle Diaconie diventa il popolo di Dio che
illumina il quotidiano, che si pone nella Babele delle idee, dei comportamenti come segno
che manifesta alluomo, quello concreto, storico, il senso del vivere, del lavorare,
del soffrire, del morire, e mostra già realizzata, anche se in bozzetto, come la Città
di Dio è lievito di trasformazione nella città degli uomini. In altre parole, ciò che
la Missione ha fatto vedere come in un progetto, ora bisogna mettersi al lavoro perchè
diventi realtà. Tenendo presente che non è mai questione di massa, ma di presenza
significativa e qualificante. Per questo è importante avere chiara la meta e, di
conseguenza, i mezzi per arrivarci.
In questa terza fase di Progetto Nuova Evangelizzazione sul territorio, lasse
portante si sposta dalla comunità missionaria itinerante alla comunità missionaria
parrocchiale, sostenuta e guidata dai Pastori. Evidentemente la comunità missionaria
itinerante non scompare ma, se necessario, sostiene e accompagna con interventi mirati.
Gli ambiti nei quali operare ci paiono essere:
a) Il territorio
Le Diaconie devono diventare una vera presenza di chiesa sul territorio. La formazione
spirituale di queste è affidata ai pastori. Alla Diaconia vengono poi affidati il
territorio e i Centri di Ascolto. È la Nuova Evangelizzazione che lascia il chiuso del
tempio per farsi presenza capillare e quindi operare un vero decentramento della
pastorale. Una impresa non facile, che esige fede nel progetto e pazienza per realizzarlo.
Linsieme delle Diaconie è la comunità missionaria cittadina, è la famiglia di Dio
che vive in Verolanuova. In questo progetto è necessario far confluire tutte le forze
vive già presenti in parrocchia, chiedendo a tutti questo senso missionario e rispettando
le loro singole appartenenze.
b) Le coppie giovani
Esse vanno debitamente sostenute e incoraggiate nel loro cammino di fede.
c) I giovani e gli adolescenti
La Missione, seppur con degli sforzi notevoli fatti in questo senso, sembra non aver
coinvolto molti giovani lontani dal mondo della parrocchia e delloratorio.
Non bisogna preoccuparsi: ciò che conta, in questo momento, è saper valorizzare le nuove
motivazioni che sono entrate nel cuore di quei giovani che nella Missione hanno fatto
unesperienza positiva.
È questo il momento di ripensare le modalità di approccio dei giovani, facendo
delloratorio un luogo di formazione che sa guardare fuori, raggiungendo tutto il
territorio parrocchiale nella sua espressione giovanile.
In questo senso, può risultare particolarmente efficace continuare quellazione di
coinvolgimento che ha visto i giovani attivarsi nella preparazione della missione.
Sarebbe opportuno che ogni giovane avesse un grappolo di coetani, che non
vengono in parrocchia, da seguire, senza altri fini se non quello di amarli e di
testimoniare loro, come giovani e da giovani, lAmore di Dio.
Non ci si deve prefiggere innanzitutto di far venire nuovi giovani in oratorio, ma di fare
delloratorio un ambito missionario che sa mettersi in moto per fare
delle proposte al largo.
Questo dovrà innanzitutto implicare lapprofondimento della formazione missionaria
dei giovani e degli adolescenti che già vivono lesperienza delloratorio,
anche se a diversi livelli.
Su questo, i responsabili, insieme ai missionari itineranti, dovranno fare unattenta
riflessione.
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7. Proposta globale
Per rendere concrete queste linee generali, proponiamo un cammino di tre anni nel quale
la comunità missionaria parrocchiale possa proseguire lazione missionaria. Il
processo iniziato continua con lassistenza della comunità missionaria itinerante.
a) Contenuti
In questi tre anni suggeriamo per i Centri dAscolto un cammino organico che
preveda:
- formazione della persona cristiana
- formazione della comunità cristiana
- una comunità in stato di missione
b) Metodo
Si può prevedere una settimana di missione al mese. Resta comunque libera la scelta.
Limportante è che ci sia un ritmo che entri nella pastorale parrocchiale e nel
quale vengano coinvolte tutte le forze parrocchiali.
c) Presenza della comunità missionaria itinerante
Gli interventi della comunità missionaria itinerante possono essere uno ogni anno per
la durata di una settimana. Il numero dei missionari va concordato. I contenuti di questi
interventi sono la rivisitazione delle sette consegne della Missione.
La settimana della Missione ripropone il ritmo della Missione:
- una preghiera incessante: la S. Messa del mattino
- la visita alle famiglie mirata
- i Centri dAscolto
- le assemblee
- gli incontri giovanili.
È necessario prevedere un corso intensivo per gli animatori dei Centri dAscolto,
sarebbe utile poterlo fare insieme ad animatori di altre parrocchie.
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8. Conclusione
Alla fine di questa relazione potrebbe sorgere naturale una domanda: Ma voi
missionari quale impressione avete riportato di Verolanuova?
Evangelicamente possiamo rispondere che abbiamo visto un grande campo dove la misericordia
di Dio ha seminato del buon seme, ora bisogna coltivarlo, farlo crescere, perchè porti
frutto. Abbiamo visto che ci sono tutte le condizioni perchè il progetto Missione
permanente diventi processo vitale. Ma è necessario continuare ad annunciare non una
morale, non dei comportamenti, ma Gesù Cristo: è Lui che con la sua Parola, con la sua
presenza nella Comunità, parlerà al cuore di ogni abitante di Verolanuova. Siamo
nellAnno Santo, lanno del Grande Giubileo, tutto ricomincia in un clima di
liberazione e di gioia. Laugurio che facciamo è quello che il Papa fa a tutta la
Chiesa: Il passo dei credenti verso il terzo millennio non risente affatto della
stanchezza che il peso di duemila anni di storia potrebbe portare con sé; i cristiani si
sentono piuttosto rinfrancati a motivo della consapevolezza di recare al mondo la luce
vera, Cristo Signore. La Chiesa, annunciando Gesù di Nazareth, vero Dio e Uomo perfetto,
apre davanti a ogni essere umano la prospettiva di essere divinizzato e così
diventare più uomo (Incarnationis Mysterium, 2).
Passirano, 2 marzo 2000
Il Direttore della Missione
P. Marcellino Sgarbossa omi
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