Verolanuova   Mappa    Missione 2000

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Relazione sulla
Missione di Verolanuova
16-30 gennaio 2000
(a cura di P. Marcellino
direttore della Missione)

Inserto Speciale allegato a
“L’Angelo di Verola” - n. 4 - Aprile 2000

 

Sommario

  1. Origini
  2. Incontri propedeutici
  3. Preparazione

  4. L’evento della Missione al Popolo

  5. Osservazioni e valutazioni

  6. Punti all’attenzione per continuare la Missione

  7. Proposta globale

  8. Conclusione
 


1. Origine

La Missione è stata chiesta dal Parroco, don Luigi Corrini. Si è svolta dal 16 al 30 gennaio 2000 ed è stata animata dai Missionari Oblati di Maria Immacolata della Comunità di Passirano (BS), in collaborazione con i Missionari OMI di Verona, Bologna e S. Giorgio Canavese (TO).

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2. Incontri propedeutici

Il direttore della missione ha incontrato in diverse occasioni i sacerdoti della Parrocchia, per metter a punto la situazione reale della Parrocchia stessa, con i suoi valori, le sue potenzialità, ma anche con i punti deboli e le difficoltà.
In questo modo si è potuto organizzare un programma che tenendo conto di tutto fosse una esperienza di nuova evangelizzazione per l’intera parrocchia e desse un aiuto concreto per portare avanti una pastorale di nuova evangelizzazione tra le gente, valorizzando e approfondendo il già esistente: la parrocchia divisa in Diaconie territoriali.
Dopo avere portato a termine questa preparazione remota, P. Marcellino ha presentato il Progetto di Nuova Evangelizzazione sul territorio al Consiglio Pastorale allargato e si è dato quindi avvio alla preparazione prossima.

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3. Preparazione

Un anno con incontri mensili per gli adulti e incontri per i giovani hanno segnato la preparazione.
L’idea che si è tentato di far passare è: la Missione non è qualcosa che vengono a proporre i missionari itineranti ma è una occasione affinchè l’intera comunità parrocchiale entri in stato di missione.
Questo obiettivo lo si è portato avanti con incontri di formazione.
L’accento è stato posto sulla Diaconia, realtà pastorale che si fa carico di tutto il suo territorio, sui Centri di Ascolto, ed infine sulla visita alle famiglie.
È stata così elaborata una scheda.

Zone missionarie, Diaconie, Centri d’Ascolto e visita alle famiglie

a) Zona missionaria

Consiste nella divisione del territorio della parrocchia, seguendo un criterio sia geografico che demografico.
Lo studio di questo territorio porta ad una lettura sia sociale che demografica, ma specialmente ad una lettura sapienziale. Si tratta di vedere quali sono le persone che in quel territorio sono già presenti a livello di servizio, sia nei consigli che nella attività, catechesi, caritas, associazioni, movimenti, oppure persone che pur non rendendo un servizio concreto in parrocchia sono notoriamente persone praticanti la loro fede. L’insieme di queste persone forma la Diaconia.

b) Diaconia

Con il termine Diaconia intendiamo indicare la presenza della Chiesa sul territorio. Il concetto è eminentemente spirituale e per questo trova una profonda e radicata concretezza nell’esercizio di quei servizi di carità tipici dell’evangelizzazione tra i quali eccelle la testimonianza della comunione fraterna. Pur prendendosi cura di una definita entità topografica, la Diaconia non si identifica con essa, infatti è formata da quelle persone che esplicitamente vogliono vivere insieme un cammino di comunione e di missione. La Diaconia risponde all’esigenza di una visibilizzazione della chiesa comunione che come sale, lievito, luce è presente nel mondo anche se non è del mondo. Questa nuova esperienza introduce ad una visione di chiesa decentrata e capillarmente presente dove l’uomo vive, soffre, spera e combatte ogni idea di chiesa individualista, privatizzata, intimistica.
Comprende tutte quelle persone che sono impegnate in un cammino di fede e che rendono un servizio alla comunità parrocchiale.
La Diaconia è la chiesa tra la gente, è una piccola comunità in comunione con le altre.
La comunione di tutte le Diaconie forma la grande comunità che è la Parrocchia.

Una comunità profetica che, nella potenza dello Spirito Santo e per mandato della Chiesa, chiama ogni uomo alla conversione, allo scopo di rifondare o far crescere la Comunità Cristiana, cosicchè da evangelizzata diventi evangelizzatrice.
La Diaconia della missione è quindi formata da uomini e donne che, chiamati ad incontrarsi attorno alla parola di Dio e allo spezzare del pane, vivono il comandamento nuovo e sono il luogo della presenza del Signore Risorto e mossi da un irresistibile impulso d’amore diventano partecipi di uno stesso progetto: l’evangelizzazione dei poveri, mettendo i propri talenti a servizio per la comune edificazione del corpo di Cristo che è la chiesa.
Questo lo fanno con umiltà e con audacia, senza lasciare nulla di intentato.

Alla Diaconia possono partecipare tutti quelli che lo desiderano, infatti non è prima di tutto un servizio, ma una vita. È necessario che tra i membri di una Diaconia cresca il senso di appartenenza e l’amore fraterno fatto di accoglienza, di perdono, di comunione. Alla Diaconia è affidato il territorio che essa conosce o si sforza di conoscere.
Nella Diaconia la Missione istituisce i Centri di Ascolto.
c) Centro d’Ascolto

È il luogo nel quale i membri della Diaconia si incontrano con tutti coloro che lo desiderano, per condividere la propria esperienza alla luce della Parola di Dio. È la porta aperta per accogliere ogni persona che vuole ritrovare se stessa, gli altri, e infine Dio.
Il Centro d’Ascolto è caratterizzato da relazioni personali di amicizia, dall’ascolto familiare e dialogico della parola di Dio e della parola dell’uomo, porta alla condivisione e di conseguenza all’interazione tra i partecipanti. Ha un carattere eminentemente laico e per questo è affidato alla Diaconia, all’interno della quale sarà importante trovare un animatore. La scelta della famiglia ospitante riveste una importanza fondamentale per la riuscita del Centro stesso.
Il Centro d’Ascolto è un luogo di condivisione e di evangelizzazione. Individuati già durante il tempo di preparazione e resi effettivi nell’evento della Missione, i C.d.A. costituiscono la struttura che la missione lascia alla parrocchia; essi prolungano la presenza della missione diventando così strumenti tipici della nuova evangelizzazione sul territorio.
Dopo la Missione si tratta di studiare un ritmo per i Centri di Ascolto: dall’esperienza si consiglia una volta al mese.

d) Visita alle famiglie.

Alla Diaconia oltre che la responsabilità del Centro di Ascolto è affidato anche tutto il territorio della Zona missionaria. Si tratta di prolungare quella attenzione che la Missione ha avuto per la famiglia. È la carità che si espande, è la chiesa che si fa vicina alla gente là dove vive, soffre, spera, gioisce.
La Missione ha visto impegnati oltre ai sacerdoti della parrocchia e ai laici delle Diaconie.
- 14 Missionari Oblati di Maria Immacolata.
- 7 Suore.
- 2 Consacrate laiche.
- 4 Laici.

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4. L’evento della Missione al Popolo.

La Missione si è svolta come da programma stampato e debitamente distribuito a tutte le famiglie e a tutti i giovani da parte della comunità parrocchiale.

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5. Osservazioni e valutazioni.

a) Una vera comunione con i sacerdoti della parrocchia e con i laici più impegnati ha evidenziato che l’obiettivo della Missione era in qualche modo già vissuto. La grande fraternità ha permesso di lavorare con impegno ed è stato un segno essenziale per la Missione stessa.
Voglio sottolineare la grande attenzione avuta nei confronti dei missionari, la gara perchè nulla mancasse a tutti i livelli. Per questa carità voglio ringraziare a nome di tutti i missionari.

b) Il progetto Nuova evangelizzazione sul Territorio, che abbiamo seguito nello stendere il programma della Missione, si è rivelato positivo. Positiva anche la strategia adottata:
- il momento di andata, parte essenziale della Missione, oserei dire cuore della Missione stessa, con la visita alle famiglie, durante la prima settimana; i Centro d’Ascolto; la preghiera per i giovani, i bambini e i ragazzi; la S. Messa al mattino, gli incontri per giovani e adolescenti.

- il momento di ritorno, con la festa della Famiglia e le sette assemblee nella seconda settimana.
Anche i contenuti ci sono parsi attinenti e coinvolgenti nella loro successione unitaria.
La Parola ci raduna e ci svela il volto di Dio, Padre misericordioso, illumina l’identità dell’altro rivelandocelo come fratello; svela il mistero della chiesa, che nel comandamento nuovo si scopre icona della Trinità sulla terra perchè essenzialmente comunione di persone in Cristo. Tutto questo nasce dalla Croce. La comunità si ritrova a spezzare il pane dell’Eucaristia e cammina, pellegrina nella fede, portando con sè Maria, la Madre.
Un’impostazione cristocentrica: infatti è la Persona di Cristo che ci svela il Padre, il fratello, che fa di molti una comunità; è Lui che si dona per amore sulla croce e ci raccoglie intorno all’altare del suo sacrificio di comunione, perchè nella partecipazione profonda possiamo annunciare la sua resurrezione, camminando con Maria incontro a Lui che viene.

c) La partecipazione ai vari momenti della missione è stata sempre buona, a volte sorprendente, come alla S. Messa quotidiana delle 9.00, la S. Messa del rinnovo delle promesse matrimoniali, in crescendo nella assemblee, di massa nella Via Crucis dove la gente ha sfidato il freddo e veramente grande all’Akatisthos.
d) I Centri d’Ascolto si sono manifestati validi. La partecipazione numericamente sorprendente, registrando una presenza media di 27 persone. Va fatta notare una modesta presenza di uomini. Non così nella messa del mattino e nelle assemblee dove, specialmente in queste ultime, la presenza degli uomini era consistente.
Per ulteriori elementi sui Centri di Ascolto si possono confrontare le schede dei missionari.

e) La visita alle famiglie.

Data la capillare preparazione fatta dalle Diaconie, quasi tutti ci aspettavano. Alcuni settori si sono manifestati più freddi: il Parroco ne è stato messo al corrente.
La visita alle famiglie ha manifestato un fenomeno comune in queste tempi che esprimo con un’immagine: la fede, a Verolanuova, è come un grande albero solido, ma i rami giovani tirano poco. C’è quindi da lavorare in tre settori: le famiglie giovani (da uno a vent’anni di matrimonio); i giovani adulti (lavoratori e studenti).
Nelle famiglie giovani la pressione economica e i modelli sociali favoriscono un certo individualismo e relativismo morale, così come un latente secolarismo. Molti giovani adulti sono fuori dal giro della Parrocchia e specialmente sono vittime di una visione materialista ed edonista della vita.

f) Bambini, ragazzi.

La partecipazione dei bambini e dei ragazzi è stata buona. Nel confronti degli stimoli offerti durante la preghiera del mattino, tenuta presente la differenza di età, si è vista una pronta e gioiosa reazione e il messaggio fondamentale offerto loro - “amare dicendo no ai vizi e dicendo sì alle virtù” - è stato recepito con facilità ed immediatezza.
Molto positiva si è rivelata la visita alla scuola media, dove si è riscontrato un notevole interesse da parte dei ragazzi. Si è trattato di un momento all’insegna della “semina gratuita”, nel quale si è cercato di proporre ancora una volta la persona di Cristo come via di felicità e di realizzazione. Certo, i risultati di tale strumento di evangelizzazione sono difficilmente quantificabili, ma resta il valore fondamentale della proposta evangelica lanciata in modo diretto ed esplicito.

g) Adolescenti e giovani

La Missione per i giovani e per gli adolescenti è stata preparata dagli stessi in modo eccellente. Non è stato particolarmente difficile attivare le forze giovani, che facevano già un cammino in parrocchia, in vista di un invito capillare di molti fra i loro coetani, come momento di missionarietà e testimonianza di fede, indipendentemente dai risultati che questa azione avrebbe ottenuto.
Gli adolescenti hanno costituito forse la pagina più lieta della missione, all’interno dell’ambito giovanile. Questo è innanzitutto il segno di un lavoro intenso portato avanti dai sacerdoti e dagli animatori, sul quale bisogna continuare a puntare. La partecipazione agli incontri è stata numerosa e - tenuto conto dell’età e della conseguente relativa capacità di ascolto e coinvolgimento - entusiasta.
Forse si è rimasti un po’ delusi dalla partecipazione relativamente poco numerosa dei giovani ai Centri d’Ascolto e agli incontri della sera. Non bisogna allarmarsi: la Missione, per coloro che vi hanno partecipato, ha senz’altro costituito un punto di partenza (o di ripartenza) per un cammino più deciso e convinto alla sequela di Cristo. In loro si è notata una forte sete di spiritualità, di punti di riferimento evangelici che possano fare da sfondo nelle scelte quotidiane e da lievito nel loro impegno all’interno dei vari servizi oratoriali e parrocchiali che portano avanti. Questo vale anche, proporzioni fatte, per gli adolescenti.
Segno tangibile di questa sete di spiritualità, seppur non sempre consapevole ed esplicita, è stata la presenza notevole (sia in termini di quantità che di qualità) alla preghiera del mattino alle 6.40 e alle assemblee della seconda settimana. Ancora una volta, abbiamo visto con i nostri occhi che i giovani sanno rispondere con entusiasmo e fedeltà alle proposte più ardite.
Per quanto riguarda la visita alla scuola superiore di Verolanuova, riteniamo valido quanto espresso a proposito della scuola media.
In conclusione, pensiamo che la Missione, direttamente o indirettamente, abbia raggiunto la quasi totalità degli abitanti di Verolanuova. La caratteristica generale di quei giorni è stata un grande clima di festa per tutta la Parrocchia. Come un vero evento a livello di tutto il territorio. Questo risultato è tanto più da tenere presente se si tiene conto della radice laicista di Verolanuova.

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6. Punti all’attenzione per continuare la missione

Pur consapevoli che la Missione al popolo crea un momento speciale che non si può pensare di protrarre nel tempo, la partecipazione registrata, la richiesta della gente, il pensiero dei sacerdoti persuadono a continuare la Missione per realizzare quello che ne è stato l’obiettivo: costruire comunità ecclesiali mature sul territorio, presenza della chiesa tra la gente.
Il passaggio è dalla Missione al popolo ad un popolo in Missione. Far diventare missionario il popolo della domenica, che nelle Diaconie diventa il popolo di Dio che illumina il quotidiano, che si pone nella Babele delle idee, dei comportamenti come segno che manifesta all’uomo, quello concreto, storico, il senso del vivere, del lavorare, del soffrire, del morire, e mostra già realizzata, anche se in bozzetto, come la Città di Dio è lievito di trasformazione nella città degli uomini. In altre parole, ciò che la Missione ha fatto vedere come in un progetto, ora bisogna mettersi al lavoro perchè diventi realtà. Tenendo presente che non è mai questione di massa, ma di presenza significativa e qualificante. Per questo è importante avere chiara la meta e, di conseguenza, i mezzi per arrivarci.
In questa terza fase di Progetto Nuova Evangelizzazione sul territorio, l’asse portante si sposta dalla comunità missionaria itinerante alla comunità missionaria parrocchiale, sostenuta e guidata dai Pastori. Evidentemente la comunità missionaria itinerante non scompare ma, se necessario, sostiene e accompagna con interventi mirati.

Gli ambiti nei quali operare ci paiono essere:
 

a) Il territorio

Le Diaconie devono diventare una vera presenza di chiesa sul territorio. La formazione spirituale di queste è affidata ai pastori. Alla Diaconia vengono poi affidati il territorio e i Centri di Ascolto. È la Nuova Evangelizzazione che lascia il chiuso del tempio per farsi presenza capillare e quindi operare un vero decentramento della pastorale. Una impresa non facile, che esige fede nel progetto e pazienza per realizzarlo. L’insieme delle Diaconie è la comunità missionaria cittadina, è la famiglia di Dio che vive in Verolanuova. In questo progetto è necessario far confluire tutte le forze vive già presenti in parrocchia, chiedendo a tutti questo senso missionario e rispettando le loro singole appartenenze.
b) Le coppie giovani

Esse vanno debitamente sostenute e incoraggiate nel loro cammino di fede.
 

c) I giovani e gli adolescenti

La Missione, seppur con degli sforzi notevoli fatti in questo senso, sembra non aver coinvolto molti giovani lontani dal mondo della parrocchia e dell’oratorio.
Non bisogna preoccuparsi: ciò che conta, in questo momento, è saper valorizzare le nuove motivazioni che sono entrate nel cuore di quei giovani che nella Missione hanno fatto un’esperienza positiva.
È questo il momento di ripensare le modalità di approccio dei giovani, facendo dell’oratorio un luogo di formazione che sa guardare fuori, raggiungendo tutto il territorio parrocchiale nella sua espressione giovanile.
In questo senso, può risultare particolarmente efficace continuare quell’azione di coinvolgimento che ha visto i giovani attivarsi nella preparazione della missione.
Sarebbe opportuno che ogni giovane avesse un “grappolo” di coetani, che non vengono in parrocchia, da seguire, senza altri fini se non quello di amarli e di testimoniare loro, come giovani e da giovani, l’Amore di Dio.
Non ci si deve prefiggere innanzitutto di far venire nuovi giovani in oratorio, ma di fare dell’oratorio un ambito “missionario” che sa mettersi in moto per fare delle proposte “al largo”.
Questo dovrà innanzitutto implicare l’approfondimento della formazione missionaria dei giovani e degli adolescenti che già vivono l’esperienza dell’oratorio, anche se a diversi livelli.
Su questo, i responsabili, insieme ai missionari itineranti, dovranno fare un’attenta riflessione.

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7. Proposta globale

Per rendere concrete queste linee generali, proponiamo un cammino di tre anni nel quale la comunità missionaria parrocchiale possa proseguire l’azione missionaria. Il processo iniziato continua con l’assistenza della comunità missionaria itinerante.

a) Contenuti

In questi tre anni suggeriamo per i Centri d’Ascolto un cammino organico che preveda:
- formazione della persona cristiana
- formazione della comunità cristiana
- una comunità in stato di missione

b) Metodo

Si può prevedere una settimana di missione al mese. Resta comunque libera la scelta. L’importante è che ci sia un ritmo che entri nella pastorale parrocchiale e nel quale vengano coinvolte tutte le forze parrocchiali.

c) Presenza della comunità missionaria itinerante

Gli interventi della comunità missionaria itinerante possono essere uno ogni anno per la durata di una settimana. Il numero dei missionari va concordato. I contenuti di questi interventi sono la rivisitazione delle sette consegne della Missione.
La settimana della Missione ripropone il ritmo della Missione:
- una preghiera incessante: la S. Messa del mattino
- la visita alle famiglie mirata
- i Centri d’Ascolto
- le assemblee
- gli incontri giovanili.
È necessario prevedere un corso intensivo per gli animatori dei Centri d’Ascolto, sarebbe utile poterlo fare insieme ad animatori di altre parrocchie.

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8. Conclusione

Alla fine di questa relazione potrebbe sorgere naturale una domanda: “Ma voi missionari quale impressione avete riportato di Verolanuova?”
Evangelicamente possiamo rispondere che abbiamo visto un grande campo dove la misericordia di Dio ha seminato del buon seme, ora bisogna coltivarlo, farlo crescere, perchè porti frutto. Abbiamo visto che ci sono tutte le condizioni perchè il progetto Missione permanente diventi processo vitale. Ma è necessario continuare ad annunciare non una morale, non dei comportamenti, ma Gesù Cristo: è Lui che con la sua Parola, con la sua presenza nella Comunità, parlerà al cuore di ogni abitante di Verolanuova. Siamo nell’Anno Santo, l’anno del Grande Giubileo, tutto ricomincia in un clima di liberazione e di gioia. L’augurio che facciamo è quello che il Papa fa a tutta la Chiesa: “Il passo dei credenti verso il terzo millennio non risente affatto della stanchezza che il peso di duemila anni di storia potrebbe portare con sé; i cristiani si sentono piuttosto rinfrancati a motivo della consapevolezza di recare al mondo la luce vera, Cristo Signore. La Chiesa, annunciando Gesù di Nazareth, vero Dio e Uomo perfetto, apre davanti a ogni essere umano la prospettiva di essere “divinizzato” e così diventare più uomo” (Incarnationis Mysterium, 2).

Passirano, 2 marzo 2000
Il Direttore della Missione
P. Marcellino Sgarbossa omi


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