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                                                                                                        Quaresima Giovani 2002

Zona pastorale X - Verolanuova
 
 
 " Sentinelle del mattino "
Quaresima 2002
 
 
Spazi notturni di preghiera per i giovani 

16 marzo - Verolanuova

" …del mondo" :
giovani ‘nella città dell’uomo

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La Creazione

Dal libro della Genesi 2, 4b-15

4bQuando il Signore Dio fece la terra e il cielo, 5nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo 6e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -; 7 allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. 10Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. 11Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c’è l’oro 12e l’oro di quella terra è fine; qui c’è anche la resina odorosa e la pietra d’ònice. 13Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d’Etiopia. 14Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate.

15Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

 

Dono meraviglioso: la tua vita, giardino a te affidato, perché lo custodisca e lo coltivi. La Terra, la Creazione: immenso giardino affidato all’umanità. È, la tua vita, un giardino accogliente per gli altri?

Nella celebrazione comunitaria: accensione di un insieme di lumi, che diano l’idea di un fuoco.

In principio, vi era il fuoco.
Dunque la luce non sorge poco a poco dalla nostra notte:
la luce, anzi, preesiste.
Ed è la luce che elimina le nostre ombre, pazientemente, infallibilmente.
Noi, creature, per natura saremmo unicamente oscurità e vuoto.
Tu, o Signore, sei lo stesso fondamento e la stabilità dell’Ambiente eterno,
senza durata né spazio,
ove gradualmente il nostro Universo emerge e si compie,
perdendo i limiti che lo fanno apparire così immenso ai nostri occhi.

Salmo 104 (nella celebrazione comunitaria, recitato a cori alterni)

Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
 
2avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
 
3costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
 
4fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
 
5Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.
 
6L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.
 
7Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.
 
8Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.
 
9Hai posto un limite alle acque:
non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.
 
10Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
 
11ne bevono tutte le bestie selvatiche
gli ònagri estinguono la loro sete.
 
12Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.
 
13Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.
 
14Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:
 
15il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.
 
16Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
 
17Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.
 
18Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.
 
19Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.
 
20Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;
 
21ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
 
22Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.
 
23Allora l’uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.
 
24Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
 
30Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
 
31La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
 
32Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.
 
33Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
 
34A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.
 
35Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.
 
25Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
 
26Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.
 
27Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
 
28Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
 
29Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.

 La nostra vita è prova

Dalla lettera ai Romani, di s. Paolo 8, 18-25

Io penso che le sofferenze del tempo presente non siano assolutamente paragonabili alla gloria che Dio ci manifesterà. Tutto l'universo aspetta con grande impazienza il momento in cui Dio mostrerà il vero volto dei suoi figli. Il creato è stato condannato a non aver senso, non perché l'abbia voluto, ma a causa di chi ve lo ha trascinato. Vi è però una speranza: anch'esso sarà liberato dal potere della corruzione per partecipare alla libertà e alla gloria dei figli di Dio.

Noi sappiamo che fino a ora tutto il creato soffre e geme come una donna che partorisce. E non soltanto il creato, ma anche noi, che già abbiamo le primizie dello Spirito, soffriamo in noi stessi perché aspettiamo che Dio, liberandoci totalmente, manifesti che siamo suoi figli. Perché è vero che siamo salvati, ma soltanto nella speranza. E se quel che si spera si vede, non c'è più speranza, dal momento che nessuno spera in ciò che già vede. Se invece speriamo in ciò che non vediamo ancora, lo aspettiamo con pazienza.

- Rendiamo grazie a Dio!

Tu, o Signore Gesù, "in cui tutte le cose trovano la loro consistenza" rivelati finalmente a quelli che ti amano, come il Focolaio della Creazione. Non vedi che è in gioco la nostra stessa vita? Se io non potessi fermamente credere che la tua Presenza reale anima, ammorbidisce, riscalda anche la più infima delle energie che mi invadono o mi sfiorano, non morirei forse di gelo, intirizzito dal freddo sino nel midollo del mio essere?

O Signore, tu sei appena disceso nel giorno che incomincia. Nelle circostanze che coinvolgeranno, proprio nello stesso modo, me e i miei fratelli, tu puoi essere presente poco, molto, sempre maggiormente o per nulla.

Perché, in questo giorno, nessun veleno mi sia nocivo, perché nessun vino m’inebri,

perché in ogni creatura, io ti scopra e ti senta, o Signore, fa’ che io creda in te divino Fuoco, eterna Luce che brilli su di me e rischiari col tuo fulgore le mie tenebre.

Oh, la mia comunione con Te, Signore!

Dalla lettera ai Romani, di S. Paolo

31Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? 35Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? […] 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

- Rendiamo grazie a Dio

Anzitutto, senza esitare, stenderò la mano verso il pane ardente che mi presenti.
In questo Pane riconosco il principio e il segreto dell’avvenire che tu mi riservi.
Io so che prenderlo significa abbandonarmi al tuo Spirito che mi strapperà dolorosamente a me stesso
per spingermi verso il lavoro, verso l’innovamento continuo delle idee, verso visuali sempre più ampie del mio ristretto "io"

O Signore Gesù, accetto di essere posseduto/a da Te, e guidato dall’inesprimibile potenza del tuo Corpo, verso vette deserte ove, solo, non avrei mai osato salire.

Se il Fuoco è disceso nel cuore del Mondo, non basta che io lo contempli e che, con fede sempre eguale, accresca incessantemente il suo ardore intorno a me. Bisogna che io stesso/a dia corpo col mio corpo a questo fuoco, perché, ardendo, io sia reso da te luce per il mondo: luce della tua Luce, fuoco del tuo Fuoco che rischiara e riscalda. Vieni, Spirito.

Tu, Signore Gesù, tu che sei il Primo e l’Ultimo, il Vivente, il Morto e il Risorto,
tu che raccogli nella tua esuberante unità tutti i fascini, tutti i gusti, tutte le forze,
sei Colui che il mio essere invocava con un desiderio vasto quanto l’Universo.
Sei veramente il mio Signore e il mio Dio!

Fammi tuo/a, parte di te, fiamma della Luce che tu sei, raggio del tuo Sole: luce per il mondo, sale della terra. La mia vita sia amore: testimonianza di te che per amore hai donato la tua vita e vuoi continuare a donarla attraverso me.

Risplenda la mia luce - che è la tua – davanti agli uomini, perché vedano le opere del mio amore e rendano gloria al padre che è nei cieli (Mt. 5, 16).

Padre nostro

Benedizione


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