L'Oratorio
"Giacinto Gaggia" di Verolanuova |
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| Cammino di Iniziazione
Cristiana Documenti da: "L'Angelo di Verola" |
1997: Celebrata il 26 gennaio u.s. La "Traditio" della Preghiera del
Signore L'impostazione dell'itinerario catechistico dell'Oratorio come Cammino di Iniziazione Cristiana ha prodotto, lo scorso anno pastorale, la celebrazione, per la prima volta, dell' Ammissione Ufficiale al Cammino di Iniziazione Cristiana, per i fanciulli di 2a elementare. Questi stessi fanciulli, ora in 3a, quasi come piccoli pionieri che aprono la strada a chi segue, vivranno una nuova tappa del Cammino a cui sono stati ammessi: la Traditio della Preghiera del Signore (il Padre Nostro). "Traditio" è una parola latina e si pronuncia "tradizio"; potrebbe essere tradotta con "consegna", ma questo termine non rende bene il significato del gesto, per cui preferiamo continuare ad usare il termine latino. Questo anche per un altro motivo: la traditio del Padre Nostro costituiva una tappa significativa del Cammino di Iniziazione Cristiana fin dai primi secoli della Chiesa. Coloro che accoglievano, già adulti, l'annuncio della Bella Notizia (Vangelo), entravano in questo cammino, chiamato Catecumenato (Catecumeno era perciò chi si stava preparando a ricevere il Battesimo). Già abbiamo ricordato, nel novembre '95, che il Catecumenato durava alcuni anni e prevedeva varie tappe, tra le quali quella di cui stiamo parlando. Consegnare il Padre Nostro significa trasmettere ad altri non una preghiera qualsiasi, per quanto bella. Il Padre Nostro è la preghiera insegnataci da Gesù stesso: (Lc 11) 1 Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". 2 Ed egli disse loro:
Il Padre Nostro è dunque la preghiera che differenzia i discepoli di Gesù dai discepoli di altri maestri. E' la preghiera del cristiano, quella che solo il cristiano può proclamare: egli solo può osare di rivolgersi a Dio chiamandolo "Padre", perché solo lui è stato reso figlio di Dio. Gesù, durante l'Ultima Cena, disse ai suoi discepoli: "15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15). Gesù ha trasmesso ai suoi discepoli ciò che Egli ha di più prezioso: il suo rapporto con Dio Padre, rapporto di Figlio. Di questo essere figli ci ha reso partecipi donandoci lo Spirito, nel Battesimo. Perciò ci ha reso suoi amici, anzi, suoi fratelli. Questo non è frutto di una nostra iniziativa o di un nostro merito ("Non voi avete scelto me"), ma dono gratuito del suo amore ("Io ho scelto voi"). Gli apostoli e amici di Gesù hanno ricevuto da Lui questo dono, poi lo hanno trasmesso a coloro che credendo, sono entrati a far parte della comunità credente. Da allora, questo dono viene trasmesso, da una generazione di credenti all'altra. Non è perciò solo la consegna di una formuletta da imparare a memoria. E' affidare un tesoro prezioso, affinché se ne scoprano le ricchezze. La più grande di queste ricchezze è racchiusa soprattutto nella prima parola: "Padre". Anche se in 5a el. i fanciulli saranno chiamati a "restituire" (Redditio) la Preghiera del Signore, è chiaro che una intera esistenza non basta a penetrare la profondità e la bellezza di questa realtà: Dio è nostro Padre, noi siamo suoi figli. E' nostro Padre: ci ama, ci pensa, ci cerca, ci prepara un destino di eterna gioia ravvolti nel suo abbraccio infinito! Le parole non possono esprimere la grandezza e la profondità di questo fatto: Dio è nostro Padre! E' significativo che questa tappa venga celebrata, per la prima volta, proprio in quest'anno nel quale la nostra Diocesi è chiamata a meditare sul tema della Scelta Pastorale proposta dal Vescovo: "Abbiamo Dio come Padre". Se in questi due anni sarà compito della catechesi aiutare i fanciulli a comprendere il significato delle varie frasi che compongono il Padre Nostro, affinché lo possano proclamare con maggiore consapevolezza, tutta la vita dovrà essere un cammino di scoperta di cosa significhi essere divenuti, nel battesimo, figli; cosa voglia dire vivere da figli, cercare il suo regno, compiere la sua volontà con fiducia, santificare con amore e per amore il suo nome. Questi pochi accenni possono bastare a farci capire che il fatto di sapere a memoria il Padre Nostro non è ancora l'averlo ricevuto nel vero senso della parola. Dovremo aiutare questi fanciulli a viverlo, a farlo diventare "cosa loro". Da adulti saranno in grado di consegnare ad altri la ricchezza che staranno scoprendo. Questa celebrazione, che verrà tenuta annualmente, non è però servita solo ai fanciulli che hanno ricevuto la Preghiera del Signore, ma anche alla Comunità che l'ha loro trasmessa: ha costituito e costituirà una nuova occasione per prendere nuovamente coscienza del dono infinito che ci è stato messo tra le maninel giorno del nostro Battesimo, del tesoro immenso, le cui incredibili ricchezze non finiremo mai di scoprire. Dovrebbe essere servita soprattutto alle famiglie di questi fanciulli; i genitori, in particolare, hanno ricordato di aver chiesto il Battesimo per i loro figli e di essere chiamati ad offrire loro una testimonianza di vita e un clima familiare nel quale la fiducia, l'amore e la confidenza con Dio, insieme al rispetto per il suo Nome siano una costante atmosfera, costitutiva della vita e non uns emplice accessorio. |