L'Oratorio "Giacinto Gaggia" di Verolanuova   Angelino2.gif (996 byte)
                                                                                                                 Progetto Educativo

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IL "PROGETTO EDUCATIVO
DELL’ORATORIO DI VEROLANUOVA"
VERSIONE WEB

PRESENTAZIONE:

Il numero del settembre 1990 de "L’Angelo di Verola", già voluminoso e ricco molto più del consueto, recava come allegato un fascicolo di 48 pagine (quasi un numero di quelli normali del nostro bollettino), numerate con cifre romane, recante in copertina il disegno, ben tracciato e simbolicamente efficace, di un compasso: era il Progetto Educativo dell’Oratorio (PEO).

Si stava per riaprire l’Oratorio, dopo più di due anni di chiusura e di snervante attesa per una ripresa dell’attività che ci vedevamo costretti a dover rimandare di data in data.

Dopo quella dei muri, era necessaria un’ altra ristrutturazione, quella della mentalità: quella di coloro che avrebbero ripreso a frequentarlo e, soprattutto, quella di chi avrebbe operato in questo ambiente. E così, mentre muratori, idraulici, falegnami, lattonieri, ecc. ecc., lavoravano sodo a sistemare i muri, i Consigli dell’Oratorio (a quei tempi ancora identificati con il Direttivo Anspi) succeditisi in quel periodo furono impegnati in una seria e lunga riflessione per sistemare gli atteggiamenti: era necessaria un’opera di ricostruzione soprattutto di questi; la sistemazione del tetto e degli ambienti forniva uno stimolo che non poteva essere lasciato perdere; diversamente lo slogan che accompagnò l’avvio dei lavori - Ricostruire per costruirci - sarebbe rimasto una frase ad effetto.

La riflessione coinvolgeva anche le altre persone che collaboravano all’opera educativa dell’Oratorio, in primo luogo i catechisti. Anche la comunità parrocchiale fu invitata a farsi sentire: attraverso "L’Angelo" venivano pubblicate di volta in volta le bozze, sulle base delle quali non giunsero però grandi suggerimenti. Da ultimo, il tutto passò al vaglio del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Lo presentiamo su questo sito web, senza la pretesa di offrire nulla di originale o geniale, ma semplicemente con l’intento di metterlo a disposizione, per un confronto o, semplicemente, per la lettura. Si possono anche esprimere delle critiche o dei rilievi scrivendo a: parrocchia@verolanuova.com    oppure a: dongv.gritti@tin.it

Rispetto al testo originale sono state apportate solo pochissime correzioni, per lo più nella disposizione grafica dei paragrafi e dei titoli.

È nostra intenzione, non sappiamo se avremo tempo di attuarla, arricchire, con il tempo, queste pagine con commenti, spiegazioni o riflessioni, a partire dai vari paragrafi che compongono questo progetto educativo.

Si ringrazia chi ha collaborato alla stesura materiale del testo, attraverso la scansione del fascicolo originale.


INDICE

 

Presentazione del Prevosto don Luigi Corrini

Premesse

Parte Prima - Principi Generali

Parte Seconda- Itinerario formativo catechistico

A - Linee generali

B - Contenuti formativi secondo le tappe dell’età evolutiva

Parte Terza - La comunità educativa dell’Oratorio

A - I soggetti

B - Le attività, le strutture

C - L’Oratorio e gli altri centri educativi

Testi e documenti a cui si è fatto riferimento...


Presentazione (dell’edizione 1990)

L’apertura del "nuovo Oratorio" offre l’occasione per presentare alla nostra comunità cristiana il "Progetto Educativo dell’Oratorio".

Non è una novità assoluta.

L’Angelo di Verola, il nostro mensile di vita parrocchiale, ha già riportato, in alcuni numeri, le bozze che, rivedute, sono ora pubblicate nella stesura definitiva.

Il progetto è frutto di riflessioni e discussioni tenute a vari livelli. Hanno offerto il loro contributo i sacerdoti, le religiose, il Consiglio Pastorale Parrocchiale, il Consiglio dell’Oratorio con l’apporto degli animatori. È stata una fatica "concertata", il cui frutto, oso sperare, contribuirà a donare "l’anima" all’edificio rinnovato dopo due anni di intenso lavoro.

Sono certo che questo Progetto Educativo aiuterà i giovani ed i ragazzi a vivere l’Oratorio ed offrirà alle famiglie l’opportunità per sentirsi coinvolte come soggetti di animazione dell’Oratorio stesso.

La parrocchia con la ristrutturazione dell’edificio si è assunta un grosso impegno finanziario che sta onorando con lo stile della generosità di sempre.

È una responsabilità di cui si è fatta carico nei confronti dei ragazzi e dei giovani del duemila.

Verolanuova cristiana sente che l’Oratorio "è lo strumento del quale essa si serve per educare alla fede coloro che alla fede ha generato attraverso il Battesimo".

Il presente Progetto Educativo costituisce la guida nel cui ambito saranno chiamati ad operare i sacerdoti, le religiose, gli animatori e l’intera comunità cristiana affinché il Vangelo sia annunciato, accolto e vissuto dalle nuove generazioni della nostra parrocchia.

Il Signore benedica il progetto e lo renda fecondo con la sua grazia.

Il Prevosto
Don Luigi Corrini

(Verolanuova, 10 Agosto 1990 – Festa di San Lorenzo, Patrono della Parrocchia)

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Premesse:

- L’Oratorio di Verolanuova è distinto in due "sezioni": maschile e femminile. Esso affonda le sue radici nella comunità cristiana locale, la quale deve essere sempre attenta perché il Vangelo sia annunciato, accolto e vissuto dalle nuove generazioni: bambini, fanciulli, ragazzi (preadolescenti), adolescenti e giovani.

Nel libro "Verolanuova" (Mons. Faita) si legge: "L’Oratorio parrocchiale è la casa di ogni giovane che voglia prepararsi serenamente al proprio avvenire... Nessuno può negare la sua importanza e necessità nella formazione religiosa, morale e civica della nostra gioventù".

"L’Oratorio femminile, insieme all’Oratorio maschile può essere considerato come la centrale della vita parrocchiale, dove ogni buona impresa trova cordiale e pronto accoglimento ed attuazione". (Opera citata, pagg. 158- 9).

A causa di queste sue funzioni fondamentali, l’Oratorio è stato nel passato, e lo è nel presente, oggetto di particolari cure ed attenzioni da parte della comunità cristiana di Verolanuova.

Stimolati da sacerdoti sensibili ai problemi dell’educazione cristiana dei ragazzi e dei giovani, i cristiani di Verolanuova, anche a costo di grandi sacrifici, hanno voluto che non mancasse nella nostra comunità questa istituzione posta al servizio dei valori evangelici, che restano quelli di sempre, pur nel mutare dei tempi e dei modi di annunciare il messaggio.

- Si è dunque preso atto di questa tradizione oratoriana esistente nella nostra comunità parrocchiale; di essa si è fatto tesoro, la si è vagliata e confrontata con il Progetto Educativo Diocesano e su di essa si è costruito il presente Progetto.

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PARTE PRIMA
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PRINCIPI GENERALI

  1. - NATURA DELL’ORATORIO

a - L’Oratorio è l’espressione della sollecitudine educativa della comunità cristiana parrocchiale nei confronti delle giovani generazioni. È strumento del quale essa si serve per educare alla fede coloro che alla fede ha generato attraverso il battesimo.

b - L’Oratorio, dopo la famiglia, è pertanto il luogo privilegiato, anche se non l’unico dell’educazione alla fede.

c - L’Oratorio non è perciò, prima di tutto, il bar, il campo o altre strutture. Esso è dato invece dalle persone che vi operano e da quelle che lo frequentano, dai rapporti educativi che esse instaurano.

d - In quanto è espressione di una comunità cristiana consapevole della sua vocazione missionaria, l’Oratorio riconosce la possibilità di una appartenenza diversificata: esso non ha preclusioni nei confronti di nessuno e non pone come condizione l’essere credenti o disponibili, comunque, ad una proposta di fede. L’Oratorio è aperto a tutti purché, da parte di ciascuno, non vi siano preclusioni nei confronti delle sue specifiche finalità e vi si rispettino le elementari norme della convivenza sociale civile.

e - L’Oratorio, nell’educazione alla fede, tiene conto della gradualità della maturazione umana e cristiana e perciò non si limita a proporre la catechesi ma offre una vasta gamma di attività, capaci di coinvolgere educativamente quante più persone è possibile, partendo dal diverso livello di maturazione umana e cristiana in cui ciascuno si trova. Le attività che l’Oratorio propone, per una educazione globale della persona, vanno da quelle specificatamente formative a quelle ludiche (gioco), sportive o di altro genere. In tal modo, l’Oratorio non trascura nulla di ciò che può aiutare la persona a raggiungere in pienezza la maturità umana e cristiana.

In sintesi:

L’Oratorio è "laboratorio di evangelizzazione", "cantiere" nel quale si testimonia, si annuncia, si celebra, si accoglie, si progettano e sperimentano iniziative, ponendo attenzione all’educazione globale della persona, chiamata ad accogliere il dono della vita e a viverla. A tutti vengono proposti i valori cristiani, nel rispetto della libertà di ciascuno che liberamente li accoglie, nella misura della propria disponibilità a crescere e a vivere in Cristo, nella gioia di una vita liberamente donata a Lui e ai fratelli.


  1. - FINALITÀ DELL’ORATORIO

a - L’Oratorio vuole accogliere fanciulli, ragazzi e giovani ed educarli a costruirsi secondo il modello di uomo proposto dal Vangelo. Uomo perfetto è Gesù Cristo; nel suo mistero trova luce il mistero dell’uomo.

b - L’Oratorio vuole accogliere l’uomo e, attraverso un’azione educativa, introdurlo gradualmente alla conoscenza del piano di salvezza di Dio realizzato in Gesù Cristo, coinvolgendovelo. L’Oratorio si mette al servizio della vita di coloro che accoglie.

c - L’Oratorio mette Cristo al centro, come motivazione prima ed ultima di ciò che in esso si fa. Accoglie Cristo, presente in ogni persona. Essa va educata e stimolata:

- alla conoscenza di sé
- alla consapevolezza del valore che è, in quanto persona umana, creata ad immagine di Dio e chiamata ad unirsi a Gesù Cristo;

- alla scoperta dei doni che possiede, affinché possa svilupparli, arricchirli e metterli a servizio degli altri, nell’ambito di una scelta di vita che ciascuno dev’essere aiutato ad individuare.

La persona viene accolta anche con i suoi limiti e le sue fragilità personali e viene educata a superarli.

d - L’Oratorio accoglie il ragazzo e il giovane senza pregiudizi o selezioni, promuovendo il rispetto, il dialogo, la tolleranza, la responsabilità, puntando, sempre nel rispetto delle libere scelte personali, all’educazione della capacità di integrare fede e vita.

In sintesi:

L’Oratorio vuole aiutare il fanciullo, il ragazzo, il giovane a trovare il suo posto nella società e nella Chiesa, mettendo la propria vita a servizio degli altri, sull’esempio di Cristo, modello di umanità riuscita, che chiama tutti a seguirlo.


  1. – OBIETTIVI

a - Ogni attività dell’Oratorio deve avere obiettivi chiari, che i vari animatori perseguono con consapevolezza e verificano al termine dell’iniziativa.
Insieme agli obiettivi vanno determinati i mezzi più adatti per raggiungerli: occorre un minimo di metodologia. Obiettivi e attività proposti devono essere adatti ai destinatari e rispondere ai loro bisogni di vita e di crescita.

b - Ogni cammino educativo deve essere costruito secondo tappe chiare, possibili da raggiungere e da verificare.

c - Gli obiettivi delle singole attività o proposte, come quelli di ogni intervento educativo, devono essere in linea con la finalità generale dell’Oratorio, della quale costituiscono le tappe intermedie.


  1. - METODOLOGIA

Gli operatori di ogni singola attività educativa determinano i mezzi concreti per raggiungere gli obiettivi ad essa inerenti.

Qui si danno alcuni principi metodologici fondamentali:

a - Fedeltà all’Incarnazione, In Cristo, Figlio di Dio fatto uomo per opera dello Spirito Santo, Dio assume la vita umana come veicolo della sua presenza. Pertanto:

  • l’azione educativa dell’Oratorio produce proposte grazie alle quali sia possibile incontrare Dio "dentro" la vita;
  • ogni proposta va fatta partendo dalle esigenze dei destinatari, dalle loro domande e dai loro interessi, per far scaturire da tutto ciò i segni della presenza di Dio in ciascuno e nella sua vita;
  • le attività che l’Oratorio propone sono tutte importanti, anche se non lo sono allo stesso modo. Si annuncia il Vangelo, si prega, si gioca, si fa sport, ecc., con l’intento di far crescere una cultura della vita che apra alla fede;
  • non devono mancare esplicite e chiare proposte di fede; la catechesi resta la più importante attività dell’Oratorio.

b - Centralità della persona. La persona è valore fondamentale. L’Oratorio non misura la riuscita educativa delle sue iniziative in base alla consistenza quantitativamente notevole della massa anonima che occasionalmente riesce ad aggregare.

Pertanto:

- la persona va conosciuta e accostata singolarmente. Il rapporto personale è la via educativa privilegiata;

- delle varie "categorie" di persone (fanciulli, ragazzi, giovani) vanno conosciuti i bisogni e le domande di vita;

- si curi, per quanto possibile, che vi sia un numero sufficiente di animatori;

- scelta prioritaria del gruppo, come luogo normale di crescita per la persona;

  • nell’opera educativa alla fede si deve avere attenzione allo specifico maschile e femminile, offrendo sia momenti comuni ai rappresentanti di entrambi i sessi, sia momenti diversificati, secondo l’opportunità e l’età;

c - Pluralità delle presenze educative: l’Oratorio valorizza le capacità di quanti prestano il loro servizio come educatori o collaboratori di vario genere; all’occorrenza ne sollecita la disponibilità o ne propone l’adesione.

d - Molteplicità delle proposte. Riaffermato come primario l’impegno della catechesi, si riconferma pure la necessità di attività ludiche, artistiche, ricreative, sportive o, in genere, tese all’animazione del tempo libero.

L ‘Oratorio è aperto a tutto l’uomo, è aperto alla vita.

e - Tappe della vita di Oratorio:

- convocazione: l’Oratorio crea motivi e momenti di aggregazione con proposte "attraenti";

- accoglienza: chi entra in Oratorio deve sentirsi accettato, atteso, amato. Per essere ambiente educativamente accogliente, l’Oratorio sa farsi esigente nel chiedere rispetto per le sue finalità e per le norme della civile convivenza;

- proposta: in maniera esplicita o meno esplicita, secondo le opportunità
e il grado di formazione raggiunto, a coloro che l’Oratorio ha aggregato
e accolto va annunciato Gesù Cristo.

Alla catechesi vanno consacrate le migliori energie.

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PARTE SECONDA

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ITINERARIO FORMATIVO CATECHISTICO

A - LINEE GENERALI

 

1 - NATURA DELLA CATECHESI E SUA FINALITÀ GENERALE

a - La catechesi è educazione alla vita di fede; questa non è, prima di tutto, un insieme di verità da credere ma, soprattutto, è scoperta, incontro e rapporto vivo che lo Spirito Santo ci fa realizzare con Gesù Cristo, dono del Padre. (cfr. RdC 56-68).

b - Perciò la catechesi non consiste solo nell’insegnare e nell’apprendere delle nozioni riguardanti la dottrina cristiana; non è la pura e semplice comunicazione di verità. Essa è cammino comunitario di fede che conduce alla scoperta e alla accettazione, nella vita, di questa Persona, con cui condividere il cammino della propria esistenza personale e comunitaria. Essa mira alla formazione di personalità cristiane, consapevoli ed autonome:

è percorso di iniziazione alla vita cristiana.

c - Va pertanto superata la mentalità che vede l’incontro di catechismo come una sorta di lezione scolastica, affinché prenda consistenza la capacità di vivere l’incontro come esperienza di gruppo, nel quale sia il catechista, sia i ragazzi o i giovani, insieme, camminano verso Cristo, guidati dallo Spirito (cfr. RdC 30-52-55).


2- OBIETTIVI DELLA CATECHESI

La catechesi, con le altre attività formative ad essa connesse (vedi parte 3, sez. B, par. 2), raggiunge la sua finalità generale mediante il perseguimento di questi essenziali e fondamentali obiettivi:

a - sviluppo costante di una mentalità di fede: "Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere con Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo" (RdC 38).

b - formare atteggiamenti conseguenti, conformi al Vangelo, in modo tale che il cristiano sia segno sacramentale di Cristo nel mondo; la catechesi, in quanto incontro con la Parola di Dio, fa sorgere un impegno di costante conversione per una vita nuova in Cristo risorto (cfr RdC 52-53).

c - introdurre gradualmente alla conoscenza della Storia della Salvezza e dei contenuti principali della fede cristiana (Dio - Trinità, Gesù Cristo, la Chiesa, i Sacramenti) e delle esigenze morali derivanti dalla vita nuova in Cristo. Tutto questo viene presentato non come astratta dottrina ma come insieme di realtà che gettano continua luce sulla storia e sulla vita di ciascuno e la interpellano continuamente (cfr. RdC 39-41).

d - Il conseguimento di questi obiettivi viene realizzato tenendo presenti alcuni aspetti o dimensioni che devono costantemente caratterizzare il cammino di Iniziazione Cristiana.

  1. dimensione ecclesiale: la vita cristiana a cui la catechesi educa è autentica se realizzata nella consapevolezza di appartenere ad una comunità, la Chiesa (cfr. RdC 42-43-48).

  2. dimensione apostolica-missionaria: il cristiano che riceve il dono della vita nuova in Cristo Gesù, si sente impegnato a renderne partecipi gli altri, testimoniando, attraverso la carità, l’amore che Dio nutre per tutti. Fanciulli, ragazzi e giovani vanno perciò educati ad un vivo senso dell’apostolato tra i coetanei e i compagni di studio, di gioco odi lavoro; devono sentirsi impegnati nel collaborare, secondo le possibilità concrete di ciascuno, all’opera di annuncio del Vangelo ad ogni uomo, missione essenziale della Chiesa (cfr RdC 47.49-51; AG2).
  1. dimensione liturgica: la catechesi, in quanto nel suo svolgersi fa costante riferimento alla liturgia, sia per quanto riguarda i Sacramenti, sia per ciò che concerne i periodi e le feste liturgiche, educa alla partecipazione consapevole alle celebrazioni della comunità cristiana (cfr RdC 44-46).
  1. dimensione vocazionale: la catechesi, in quanto introduce i soggetti alla vita cristiana, educa alla ricerca del progetto di Dio sulla vita di ciascuno, del posto che ognuno deve occupare nella Chiesa e nella società; insieme all’atteggiamento di ricerca, mira a far nascere in tutti la disponibilità a Dio e al suo progetto, accolto con fiduciosa e gioiosa docilità, quando esso viene scoperto.

e - Dal parlare di Dio deve gradualmente scaturire l’esigenza e la capacità di parlare con Dio: la catechesi, almeno in forma essenziale, ha il compito di educare alla preghiera, personale e comunitaria (V. Parte III, sez. B, par. 2d)


3- NOTE DI METODO

a - Il cammino di Iniziazione Cristiana (catechesi) dev’essere:

- graduale, perché adattato alle capacità delle diverse età;

- continuo: non si partecipa al catechismo solo perché c’è un Sacramento da ricevere; non è il singolo anno catechistico che prepara al Sacramento; è tutto il cammino di catechesi che, in quanto educa alla vita cristiana, rende capaci di accogliere la grazia dei Sacramenti;

- attivo: il gruppo sia continuamente coinvolto nella realizzazione dell’incontro mediante opportune tecniche di animazione; sia offerta ai suoi membri la possibilità di una concreta partecipazione attiva alla vita dell’Oratorio, della Parrocchia e della Chiesa universale (opere di carità, iniziative missionarie, ecc.);

- aperto sulla vita e sulla storia (vedi par. 2, a-b di questa sezione):

l’annuncio di Cristo deve avvenire anche partendo dai fatti della vita dei ragazzi e dei giovani come pure dagli avvenimenti della cronaca locale, nazionale e mondiale.

b - Nel cammino di catechesi vengono coinvolti i genitori e le famiglie. Con loro si promuovono perciò incontri periodici, o, almeno, occasionali come anche -auspicabilmente- momenti di preghiera e/o celebrativi e di festa (cfr parte 3, sez. A, par. 6).

c - Il rapporto tra catechista e ragazzi dovrebbe continuare, nel limite del possibile, anche al di fuori dell’incontro catechistico, in momenti di amicizia, di gioco, ecc.


4- SPIRITUALITÀ E FORMAZIONE DEL CATECHISTA

a - Il catechista si sente impegnato in prima persona a vivere e praticare ciò che comunica al suo gruppo; ne fa oggetto di personale riflessione e preghiera. Anch’egli si sente in cammino e in ricerca con i ragazzi o i giovani che gli sono affidati.

In questo modo, l’incontro di catechesi risulterà sempre meno un insegnamento cattedratico di nozioni e sempre più un cammino di crescita nella fede, compiuto insieme.

b - li catechista prega costantemente per tutti e singoli i membri del gruppo; all’azione dello Spirito Santo affida, sempre nella preghiera, ogni incontro di catechesi affinché, al di là dei segni esteriori di riuscita o fallimento, il seme gettato con la parola e la testimonianza attecchisca nei cuori e porti frutto.

c - Per gli adolescenti o i giovani che decidono di svolgere questo prezioso e fondamentale servizio, è auspicabile l’istituzione di un corso a livello parrocchiale o zonale o la partecipazione a quelli organizzati dalla Diocesi.

È pure opportuno un periodo di "tirocinio" come assistente di un catechista già dotato di una certa esperienza.

d - Vale in primo luogo per il catechista quanto viene affermato degli animatori in genere, in modo particolare per quanto riguarda la formazione personale: partecipazione al magistero dei catechisti e agli incontri di preparazione in gruppo (vedi Parte Terza, sez. A, par. 5).

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 B - CONTENUTI FORMATIVI SECONDO
LE TAPPE DELL’ETÀ EVOLUTIVA

 

1 - ITINERARIO EDUCATIVO DEI FANCIULLI (1):

1a - 2a - 3a elementare

a - Destinatari

Nei fanciulli di quest’età vanno caratterizzandosi:

- il senso della individualità.

- una notevole curiosità nel sapere il "perché" e il "che cosa é"

- l’egocentrismo, inteso come attitudine a considerare il mondo e le persone in rapporto a sé.

L’esperienza intellettuale è ancora fortemente legata alla vita affettiva ed emotiva. Per apprendere, il fanciullo ha bisogno di vivere in clima di gioia e serenità.

Iniziano i rapporti sociali, positivi e negativi.

Sul piano dell’esperienza religiosa, è il momento dell’osservazione e della contemplazione, che può esprimersi in atteggiamento di stupore e riconoscenza e che predispone alle prime confessioni di fede.

b - Meta globale

Si tratta di promuovere una serie di esperienze che introducano il fanciullo

nella vita della comunità cristiana; curare una prima forma di catechesi che riprenda annunci già ricevuti in famiglia e nella scuola materna; iniziare alla socializzazione, al senso di appartenenza, alla preghiera personale e liturgica.

c - Obiettivi

1) OBIETTIVI DI CONTENUTO:

non si tratta tanto di puntare sull’acquisizione di nozioni, ma di favorire e potenziare la disponibilità alla scoperta: scoperta della persona di Gesù e del suo rapporto con la vita di ognuno; scoperta della positività dello stare insieme come fratelli nel gioco, nelle attività, nella ricerca, nella festa; scoperta della Chiesa come famiglia di tutti coloro che seguono Gesù.

2) OBIETTIVI Dl ATTEGGIAMENTO:

le attività proposte al bambino devono avere di mira e promuovere:

- atteggiamenti di fiducia e confidenza nei confronti di Dio e degli altri;

- atteggiamenti di adorazione, di lode, ringraziamento, ammirazione, ascolto, offerta, dono, domanda di aiuto e perdono (preghiera)

- l’educazione ai primi impegni concreti di vita cristiana nella comunità;

- la maturazione di una prima coscienza morale come risposta filiale e concreta agli appelli del Padre, come imitazione di Gesù, sotto la guida dello Spirito santo;

  • l’educazione ad impegni concreti di accoglienza e di dono nei confronti degli altri.

dEsperienze

1) CATECHESI, SPIRITUALITÀ E LITURGIA.

Di fondamentale importanza è il modo di porsi del catechista e la relazione che riesce a stabilire. È necessario parlare all’immaginazione del bambino, ma sempre in modo da non tirarla fuori strada con raffigurazioni errate; far agire i suoi sensi, ma sempre in modo da fargli capire che c’è qualcosa che va al di là di essi; comportarsi con lui in modo da fargli intravedere l’amore del Padre.

Vanno valorizzati vari metodi espressivi (disegno, mimo, canto, drammatizzazione) per favorire l’assimilazione di quanto insieme si va scoprendo.

Il bambino dev’essere gradualmente introdotto a scoprire tutti i modi della presenza di Gesù nel mondo: la creazione, la famiglia, gli amici, la comunità, la Parola e i Sacramenti.

Egli va educato a scoprire la Messa anzitutto come esperienza di una famiglia più grande della sua: la famiglia dei figli di Dio che è la Chiesa.

È un’età dove è possibile lavorare per educare una coscienza morale basata sui valori della generosità, rispetto, rettitudine. La Riconciliazione con Dio, il Padre buono, diventa un’occasione per far comprendere la misericordia ed il perdono che Dio offre ad ogni persona.

La preghiera dev’essere presentata come il dialogo affettuoso tra il Padre ed i suoi figli sulle piccole e grandi cose della vita.

È importante introdurre il bambino alla comprensione del simbolismo religioso. La luce, l’acqua, il pane sono simboli che ritornano nella vita quotidiana del fanciullo; egli è particolarmente aperto all’espressione simbolica e gestuale.

2) SOCIALIZZAZIONE

Il fanciullo, in questi anni, fa una prima scoperta dell’Oratorio tramite gli incontri di catechismo e di animazione.

Questa scoperta si allarga all’ambiente più vasto della Chiesa-comunità parrocchiale, dei responsabili della comunità, delle feste e tradizioni religiose del paese.

La presenza in Oratorio dei fanciulli di questa fascia di età non dovrebbe essere limitata all’incontro di catechismo.

3) GIOCO

A quest’età si deve privilegiare il gioco, l’espressività, la creatività. I campi di interesse e di impegno sono vari: mimo, drammatizzazione, musica, disegno.


2- ITINERARIO EDUCATIVO DEI FANCIULLI (2):

4a - 5a elementare

a - Destinatari

I fanciulli di quest’età sono ancora strettamente legati all’ambiente della famiglia, ma la loro vita si è arricchita dell’esperienza scolastica e parrocchiale. Sono già in possesso di buone capacità: possono sopportare un ritmo di impegno abbastanza costante, sono attenti osservatori di quanto capita intorno a loro, riescono a formulare giudizi sui comportamenti della gente, scrutano con curiosità il mondo e gli adulti, desiderano partecipare alle attività di gruppo, godono di un potenziale affettivo enorme.

La vita di gruppo si caratterizza con una forte spinta alla socializzazione e con una spiccata tendenza all’amicizia.

Non mancano certamente esperienze negative: piccole sofferenze e delusioni, chiusure personali, frustrazioni, sensi di colpa che aprono il fanciullo alla crescita.

Le prime note negative dell’esperienza introducono i fanciulli ad una concezione più realistica della vita; aiutati dagli educatori, essi possono aprirsi al senso della solidarietà verso chi soffre.

b - Meta globale

Il momento è particolarmente favorevole ad una educazione che insista sui rapporti interpersonali, sulle regole di una serena convivenza.

In questa fase si introduce il fanciullo ad una conoscenza più piena di Gesù, visto come Maestro (che insegna come vivere) e come Salvatore (che stabilisce un rapporto unico e decisivo con la vita di ognuno).

Seguire Lui significa anche creare legami di comunione fra gli uomini, a cominciare dal proprio gruppo.

cObiettivi

1) OBIETTIVI Dl CONTENUTO:

Tramite il Vangelo e la narrazione del catechista, il fanciullo viene gradualmente introdotto in una conoscenza più sistematica della vita di Gesù (nascita, vita pubblica, morte e risurrezione), con una particolare attenzione alle reazioni suscitate dalla sua presenza nei vari ambienti e nelle persone da Lui incontrate.

L’incontro con Gesù attraverso i Sacramenti va presentato come mezzo per aderire più profondamente a Lui.

2) OBIETTIVI DI ATTEGGIAMENTO

E’ importante favorire l’iniziativa propria dei fanciulli di quest’età, valorizzandone le attitudini e i doni.

L’animazione educativa deve tendere a promuovere uno sguardo sereno alla vita, un confidente senso di generosità e sincerità, un costante clima di gioia.

Il fanciullo va educato ad alcuni atteggiamenti basilari della vita cristiana:

- la disponibilità ed il desiderio di ascoltare Gesù;

- l’ammirazione per la sua opera di salvezza;

- la gratitudine;

- la decisione per Lui, che si esprime concretamente nella partecipazione alla vita della Chiesa e dell’Oratorio;

- la fedeltà alla scelta fatta.

I fanciulli vanno anche educati a vivere un clima di accoglienza nel gruppo.

A questa età, essi sono potenzialmente aperti alla comprensione del valore di alcune regole; si può perciò insistere su una interiorizzazione e traduzione nella vita concreta dei Dieci Comandamenti, riassunti nel duplice Comandamento dell’amore.

d - Esperienze

1) CATECHESI, LITURGIA E SPIRITUALITÀ.

La proposta di catechesi trova il suo nucleo centrale nella figura di Cristo.

In questo ambito, è importante sottolineare:

- il carattere narrativo della proposta di catechesi: il catechista e la comunità che Io esprime sono i protagonisti di un sempre nuovo "racconto" su Gesù: la conoscenza e la sequela di Gesù, da parte della comunità cristiana, attualizzano la ricchezza e la novità del Vangelo;

- la centralità della Parola di Dio: è importante iniziare il fanciullo all’ascolto della Parola come esperienza che dà valore e significato a tutto ciò che la vita propone.

Si tratta di educare i fanciulli a rapportare il messaggio biblico con la realtà della loro vita personale e della comunità in cui sono inseriti.

- il legame stretto tra vita morale e decisione per Gesù, evidenziando come ogni norma morale trovi il suo fondamento nella sequela di Gesù.

L’esperienza di gruppo può riservare momenti particolarmente significativi per provocare i ragazzi alla preghiera spontanea di lode, ringraziamento, domanda, invocazione, prendendo spunto da fatti di vita concreta e da situazioni che riguardano la comunità. È importante approntare esperienze di preghiera che valorizzino l’espressione corporea.

Bisogna inoltre consolidare la conoscenza delle preghiere tradizionali, spiegandone il significato, e consolidare la pratica della preghiera quotidiana. Varie esperienze ed attività devono concorrere alla creazione di un atteggiamento attivo e partecipe nella celebrazione eucaristica.

Il Sacramento della Riconciliazione va valorizzato come momento della sequela di Gesù. Esso diventa occasione per un rapporto costante con la persona del sacerdote e, quindi, per l’avvio della guida spirituale.

È importante anche educare ad intendere il peccato come rifiuto, negazione, opposizione a crescere secondo la mentalità di Cristo.

2) SOCIALIZZAZIONE

L’esperienza portante del fanciullo, in questi anni, è quella dell’amicizia, che

trova nel gruppo una significativa espressione.

Il fanciullo va educato a prendere coscienza delle proprie responsabilità e delle proprie caratteristiche (limiti e doti).

Non solo il gruppo catechistico, ma tutto l’Oratorio con le sue attività (recitals, mostre, Grest, campi estivi, incontri zonali, ecc.) e proposte associative (gruppo chierichetti, coro, gruppo sportivo, ACR, AGESCI) deve favorire una socializzazione sempre più ampia.

3) GIOCO

A quest’età emerge una più sviluppata coscienza di sé e una maggiore padronanza del proprio corpo.

Le attività motorie possono essere maggiormente orientate verso lo sport.

È però da evitare ogni attività sportiva agonistica o di addestramento allo sport nel senso tecnico-funzionale del termine.


3 - ITINERARIO EDUCATIVO DEI PREADOLESCENTI:

1a - 2a - 3a media.

a - Destinatari

1) 1a MEDIA

I ragazzi di quest’età vivono un momento di particolare crescita, caratterizzato dalla capacità di aprirsi alla vita con generosità e fiducia; essi hanno bisogno di sistemare in modo più organico le loro conoscenze, pretendono di formulare in modo più personale giudizi di valore, crescono nella volontà di agire e di partecipare.

2) 2a – 3a - MEDIA.

Dopo la stagione relativamente "tranquilla" della fanciullezza, i ragazzi avvertono dentro di sé aspirazioni potenti e forze misteriose che premono. Il preadolescente passa da uno stato di dipendenza dall’adulto, e in particolare dalla famiglia, a uno stato sempre più autonomo, avviando così il confronto con la società e cercando in essa il suo posto (termina il ciclo scolastico dell’obbligo).

Cominciano a svilupparsi nuove spinte nella vita affettiva e sessuale.

Tutto questo è accompagnato da una certa insicurezza ed inquietudine che esploderà nell’adolescenza e che si esprime in uno spiccato conformismo, nel bisogno di essere accettato e valorizzato; tali bisogni trovano risposta soprattutto all’interno di un gruppo ristretto di coetanei ("banda", compagnia, ecc.).

b - Meta globale

Bisogna aiutare i ragazzi a uscire dal proprio egocentrismo per stabilire un rapporto di collaborazione con gli altri; essi vanno educati a diventare collaboratori del progetto che il Padre ha per il mondo.

Gesù viene riscoperto come il primo testimone di questo progetto: Egli è il Vivente ed il Risorto. Il suo Spirito ci conferma nell’impegno di adesione a Lui (Cresima) per costruire un mondo nuovo.

I ragazzi vanno aiutati a conoscere meglio le loro capacità e ad acquistare fiducia in se stessi; bisogna presentare loro modelli credibili con cui identificarsi e grazie ai quali scoprire il progetto di vita; insegnare a valutare ciò che è veramente importante, per poter fare delle scelte sempre più personali; educarli al dialogo, a riconoscere il valore dell’altro, a stabilire con gli altri un rapporto di amicizia autentica.

È opportuno trovare i modi perché il preadolescente possa riscoprire Gesù come amico: Colui che dà un senso a tutto ciò che i ragazzi vivono ed esperimentano.

cObiettivi

1) OBIETTIVI DI CONTENUTO:

A conclusione dell’iniziazione sacramentale, bisogna aiutare i ragazzi a motivare la loro fede cristiana mediante una conoscenza approfondita, anche se essenziale, dei grandi misteri della fede: Dio Padre, che si rivela come creatore, alleato, liberatore; Gesù Cristo come amico, modello, Salvatore; Io Spirito santo come portatore di novità e di amore; la Chiesa come popolo di Dio radunato dallo Spirito e "luogo fondamentale dell’esperienza di fede".

A questo si aggiunga una conoscenza elementare delle fonti della fede: Bibbia, liturgia, Tradizione, segni creaturali.

Parallelamente, bisogna aiutare i ragazzi a conoscere più approfonditamente se stessi e a mettersi in ricerca del personale progetto di vita, interpellati dal progetto di Dio sulla storia.

Il ragazzo deve anche essere aiutato a conoscere criticamente e, quindi, a valutare i valori offerti dall’ambiente in cui vive.

2) OBIETTIVI Dl ATTEGGIAMENTO

Il bisogno di essere protagonista e di sperimentare in prima persona, va educato e sostenuto, in modo che diventi senso di responsabilità, capacità di sentirsi coinvolti, affezione ad un ambiente e ad un gruppo, positiva gratificazione che rafforza la fiducia in sé.

Soprattutto in questa età non valgono tanto i lunghi discorsi: sono più efficaci l’esempio, le azioni, i suggerimenti di un educatore-amico (specialmente il sacerdote) che aiutino i ragazzi a scegliere positivamente. Si favorisce così Io sviluppo della responsabilità personale.

La vita di gruppo dev’essere particolarmente curata: in essa il preadolescente è aiutato a vivere un’esperienza di Chiesa e ad esprimere un moderato livello di anticonformismo nelle scelte e nei valori.

Il ragazzo dev’essere quindi condotto ad assumere un comportamento cristiano più motivato, consapevole e critico, in conseguenza del suo rapporto di amicizia con Gesù.

È sollecitato a scoprire che ci sono fatti e realtà che dipendono da lui, dal suo impegno, per cui deve maturare una maggiore disponibilità a mettere in gioco i propri doni.

Inoltre il ragazzo è chiamato a:

- una partecipazione più attiva ai diversi momenti di vita della comunità cristiana (liturgia, carità, associazioni, ecc.);

- una missionarietà vissuta nel proprio ambiente (famiglia, gruppo, scuola) e attenta ai bisogni e ai problemi del mondo;

- una partecipazione più personale alla preghiera e alla celebrazione dell’Eucarestia e della Riconciliazione.

Affinché il suo cammino di sequela dietro a Gesù sia completo, il preadolescente va educato a superare rancori, divisioni, egoismi e a perseverare nell’impegno di testimonianza derivante dal dono dello Spirito ricevuto nella Cresima.

d - Esperienze

1) CATECHESI, SPIRITUALITÀ, LITURGIA.

Si completa in questa fascia di età l’itinerario di preparazione al Sacramento della Confermazione. La Catechesi mira all’incontro con Colui che è venuto a cogliere ogni desiderio di vita. Cristo va riscoperto come persona viva, presente nella nostra vita; egli ci chiede di essere suoi testimoni, con la forza dello Spirito.

La catechesi deve tener conto dell’emergere del senso critico e dell’esigenza di un’ulteriore motivazione della fede; della tendenza ad apprendere ciò che valorizza la propria esperienza ed il proprio mondo interiore.

È necessario trovare i modi per superare la crescente disaffezione che i ragazzi provano per l’incontro tradizionale, a scadenza settimanale.

Il raggio delle proposte di catechesi deve farsi sempre più ampio. L’associarsi, a quest’età, può costituire una forma di appartenenza specifica e gratificante. Vanno valorizzate iniziative anche saltuarie di incontro su alcuni temi di riflessione e, in alcuni momenti, di festa.

Importante è che non venga cambiata, in questi anni, la figura del catechista:

spesso costituisce un valido punto di riferimento per il ragazzo e per il gruppo.

Il ragazzo è portato a scoprire la presenza di doni diversi nella comunità; la celebrazione del giorno del Signore è espressione dell’unità di questa Chiesa diversificata.

Con i suoi propri doni, spinto dallo Spirito Santo (Cresima) il ragazzo si rende disponibile al progetto di Dio, nella Chiesa e nel mondo.

Stante la ricerca di autonomia dalla famiglia e dalle istituzioni, si determina quell’inizio di crisi, che si manifesta come crisi di appartenenza nei confronti della comunità ecclesiale, con un distacco graduale dalla pratica religiosa. Bisogna allora offrire al preadolescente esperienze liturgico-spirituali di forte coinvolgimento.

Bisogna evitare che questa momentanea disaffezione comprometta tutto lo sviluppo successivo della spiritualità del ragazzo.

I ragazzi vanno aiutati a riscoprire e a vivere in modo personale sia il Sacramento della Riconciliazione, sia la celebrazione dell’Eucarestia.

La Parola di Dio deve essere sempre più sperimentata come ciò che illumina la vita, la interpreta, le dà il senso definitivo.

Nella preghiera spontanea, il preadolescente dev’essere aiutato ad esprimersi superando l’emotività e la fretta dell’improvvisazione.

Nel gruppo e nel rapporto personale, l’educatore deve abituare i ragazzi ad entrare in se stessi, per valutare il proprio comportamento con un lavoro della mente e del cuore che giudica il proprio stile di vita e sollecita una decisione personale.

Opportuna è la pratica della direzione spirituale che diventa dialogo, in clima di amicizia, sulle cose importanti della vita, anche se questo risulta particolarmente difficile a quest’età.

2) SOCIALIZZAZIONE

Il ragazzo continua, aiutato dai propri animatori e dal gruppo, ad approfondire e a rendere più chiara la propria collocazione nella realtà e nella Chiesa a livello di celebrazione, annuncio e servizio.

Va stimolato un comportamento coerente e responsabile con la propria fede, in rapporto ai problemi dello sviluppo affettivo e sessuale e dei valori cui si fa riferimento per le scelte del futuro (scuola e lavoro).

In quest’età in cui si prende coscienza della propria identità sessuale risulta opportuno anche educare al maschile e al femminile. L’amicizia dev’essere approfondita come valore che può richiedere anche sacrificio e, comunque, un supplemento di donazione e amore.

Va educata una maggiore sensibilità ai problemi sociali e un più spiccato interesse ai vari modelli di realizzazione che il mondo degli adulti presenta; lo scopo è quello di un’educazione vocazionale e missionaria.

3) GIOCO

Il ragazzo non è ancora un atleta; è un soggetto che sta acquisendo una mentalità, un costume, delle abilità sportive, intese come strumento di educazione personale e sociale.

Le attività si fanno specifiche senza diventare specialistiche; si intensificano, senza imporre esasperati impegni fisici e tensioni psichiche; l’agonismo assume per l’età stessa una parte di rilievo, ma occorre che non degeneri in competitività aggressiva e prolungata.


4- ITINERARIO EDUCATIVO DEGLI ADOLESCENTI:

14 - 17 anni

a - Destinatari

I ragazzi dai 14 ai 17 anni vivono quella stagione della vita in cui ciascuno è chiamato a dare un orientamento alla propria esistenza. Essi sono alla ricerca di un’autonomia sempre più grande: vogliono fare le "loro" esperienze, cominciano a discernere in maniera più chiara i vari progetti di vita. Tuttavia, non sono disposti ancora a scegliere una strada, rinunciando alle altre. Sono protesi verso ideali ma fanno fatica a tradurli in un concreto progetto di vita e ad accettare la realtà così com’è.

Si sentono portati ad operare nell’ambiente, ma la loro "generosità" sembra essere determinata, più che altro, dall’esigenza di gratificazione e di realizzazione personale. Il loro impegno va continuamente sostenuto.

Per quanto riguarda il problema religioso, gli adolescenti, di solito, vivono la crisi di fede in forme ancora più radicali che nella preadolescenza.

L’immagine di Dio che si è formata dentro di loro non sempre è adeguata alle nuove esperienze.

Nei confronti della proposta cristiana assumono sempre più spesso un atteggiamento di indifferenza e tendono ad abbandonare anche la pratica religiosa.

Eppure nell’adolescenza i ragazzi avvertono un profondo bisogno di dare senso alla vita e vanno alla ricerca di un "Tu" totale, che dia una risposta definitiva agli interrogativi di fondo della vita.

b - Meta globale

Si tratta di promuovere una serie di esperienze che introducano il preadolescente ad una conoscenza di sé sempre più approfondita, affinché viva con consapevolezza e criticità la propria esperienza.

Va educata, alfine di un suo potenziamento, la capacità di relazione. Gli adolescenti hanno bisogno di essere aiutati a delineare un progetto di vita, a fare le loro scelte e a vivere con coerenza; hanno bisogno di essere stimolati ad assumere impegni concreti e a maturare un atteggiamento di responsabilità e di servizio nella realtà in cui vivono.

È di estrema importanza aiutarli a riappropriarsi personalmente del messaggio cristiano, a cogliere il rapporto strettissimo che intercorre tra la fede e la loro vita e a sperimentare direttamente la validità e credibilità del messaggio evangelico.

c - Obiettivi

1) OBIETTIVI Dl CONTENUTO:

Agli adolescenti bisogna presentare Cristo come la risposta ai problemi della vita e come senso delle esperienze: Gesù è il Signore della vita, colui che rivela l’uomo a se stesso.

Si deve cercare di approfondire la conoscenza della Chiesa come mistero, sacramento di unione, sacramento dello Spirito, corpo dalle molte membra.

Infine, l’adolescente va introdotto in una sempre più profonda conoscenza di sé e dei propri doni, dei bisogni del mondo, delle iniziative della Chiesa locale, delle proposte dei movimenti ecclesiali.

Dev’essere inoltre aiutato a vagliare criticamente i progetti di vita offerti dall’ambiente sociale e dalla cultura contemporanea.

Va ulteriormente valorizzata la capacità critica propria di questa età. La passione per la ricerca della verità deve opportunamente correggere una criticità sterile e verbosa.

L’adolescente va educato a vivere con coerenza nella vita concreta e in ogni ambiente le proprie convinzioni di fede.

In questa fase di insorgenza delle pulsioni e di esplosione dell’affettività, è importante incoraggiare e guidare l’adolescente ad esprimere la propria emotività non esclusivamente in termini logico-razionali, ma attraverso una pluralità di linguaggi, quali il disegno, la danza, il mimo, il teatro (spettacoli, recitals, ecc.).

2) OBIETTIVI DI ATTEGGIAMENTO:

Il gruppo, con la presenza dell’animatore, è il luogo privilegiato all’interno del quale la componente emotivo-affettiva può essere compartecipata e quindi serenamente integrata nella personalità di ognuno.

Un’educazione alla sessualità e all’amore è quanto mai opportuna. Essa deve mirare ad una conoscenza del progetto di Dio sulla sessualità umana e dei valori che poi si traducono nella norma etica.

L’esperienza dell’innamoramento non deve diventare il pretesto per l’isolamento e la fuga dall’amicizia del gruppo.

Va valorizzata la sensibilità che i ragazzi mostrano per il valore della vita: pace, giustizia, libertà.

Si deve inoltre potenziare il senso di responsabilità di fronte al mondo.

L’educazione alla passione per la vita deve incentivare un atteggiamento più positivo e responsabile anche di fronte ai valori legati all’esistenza fisica, per prevenire esperienze degenerative sempre più diffuse nel mondo adolescenziale (droga, alcoolismo, incidenti...).

Atteggiamenti da curare particolarmente sono: costanza, fortezza, dominio di sé, fiducia e speranza nella realizzabilità del progetto di un mondo nuovo.

L’adolescente va aiutato a sperimentare che il senso autentico della libertà è l’amore; esso è vero nella misura in cui percorre le vie concrete del perdono, della solidarietà, del servizio.

In questa direzione vanno anche educati a vivere anche il loro tempo libero.

d - Esperienze

1) CATECHESI, SPIRITUALITÀ, LITURGIA

Gli adolescenti vanno portati dalla accoglienza "teorica" del messaggio di fede alla vita di fede che si esprime in gesti ed opere, poiché "la fede, senza le opere, è morta" (Gc 2,26) e cresce nella misura in cui viene vissuta, professata, celebrata.

Il principio della vita nuova è Cristo risorto; colui che ci rende capaci di attuarla è Io Spirito Santo; lo spazio in cui sperimentare questa nuova vita è la comunità cristiana; l’ambito in cui portare frutti è il mondo.

Per la catechesi agli adolescenti, il gruppo assume grande importanza. Esso influisce sui suoi membri in modo più incisivo di quanto può avvenire all’interno di un rapporto individuale. La catechesi, perciò, deve ordinariamente rivolgersi a gruppi.

Ad essa si può affiancare una catechesi occasionale, legata ad incontri particolari, come ritiri, ecc., che cerchi di recuperare e riallacciare quei legami che, per una larga fetta del mondo giovanile si spezzano col postcresima.

Lo stimolo della catechesi dev’essere l’insieme di domande emergenti dalla vita che impelle negli adolescenti.

Gli adolescenti hanno bisogno di vedere la spiritualità incarnata in alcuni modelli; è importante, perciò, che trovino nella comunità adulta e nella stessa comunità educativa dell’Oratorio alcune persone significative, cristiani maturi, testimoni gioiosi e coerenti.

Aumenta in quest’età l’importanza del dialogo o direzione spirituale che aiuti l’adolescente a camminare concretamente nella costruzione della propria identità di uomo e di cristiano.

Bisogna aiutare gli adolescenti a cogliere l’aspetto vitale dei sacramenti, al di là della loro dimensione rituale.

Questo processo di riscoperta può essere innescato anche da esperienze spirituali significative: campi scuola, ritiri...

È importante offrire nuovi modelli celebrativi per il Sacramento della Riconciliazione, affinché l’adolescente possa viverla in modo più maturo rispetto alla fanciullezza: il disagio nei confronti di questo sacramento è spesso causato dall’incapacità di trovare un più cosciente senso del peccato nel proprio cammino spirituale.

L’adolescente, inoltre, ha di fronte chiare norme etiche e vive il disagio di non riuscire ad adeguarvisi: la disaffezione alla pratica religiosa e al sacramento è spesso generata da questa conflittualità.

La preghiera deve assumere nuove forme ed espressioni, che facciano esperimentare l’importanza dello "stare con Gesù".

2) SOCIALIZZAZIONE:

L’Oratorio deve diventare luogo di ampia comunicazione: all’interno del gruppo o in occasione di convocazioni più vaste, bisogna portare sul tappeto i problemi attuali che toccano gli adolescenti più da vicino.

Essi devono essere introdotti in esperienze guidate di servizio, per sperimentare che il proprio modo di agire può cambiare la vita propria e degli altri.

Va sottolineata quella particolare forma di volontariato che è il servizio educativo: l’animazione dei più piccoli. Attraverso di essa, l’adolescente matura il proprio senso di responsabilità, prende Coscienza dei suoi doni, sperimenta la gratuità come valore che Io apre a comprendere esistenzialmente il carattere proprio dell’esperienza cristiana.

3) GIOCO

Per questa fascia di età è valida l’espressione "attività sportiva" poiché è a quest’età che lo sport può estrinsecarsi nella completezza delle sue componenti fisiche, psichiche e tecnico-organizzative.

Le attività sportive vanno realizzate secondo i criteri ed i principi che vengono accennati nella PARTE III sez. B, par. 3b/2

Esse vanno integrate con altre, di carattere più specificamente ricreativo, a beneficio di coloro che non scelgono lo sport come attività principale nell’ambito dei tempo libero.


  1. ITINERARIO EDUCATIVO DEI GIOVANI:

18-25 anni

a - Destinatari

Nei giovani si riscontra una ricerca talvolta esasperata di gratificazione immediata, si constata una notevole difficoltà ad impegnarsi nella realtà sociale con senso di responsabilità e continuità.

Si profila di fronte ad essi la necessità di dover decidere sulla propria identità, di prendere delle decisioni in base alle quali essi "giocheranno" la propria vita. Si rendono conto della necessità di dover dare un senso personale alla propria esistenza, secondo il quale muoversi nella provvisorietà del quotidiano.

Anche il problema religioso esige in quest’età delle scelte più personali che mai, non basta l’appartenenza ad un gruppo ecclesiale, non basta vivere delle esperienze religiose per continuare a credere; occorre darsi delle motivazioni, una conoscenza più approfondita e personalizzata del messaggio cristiano.

b - Meta globale

I giovani, all’interno di una proposta articolata, devono essere aiutati a formulare un progetto di vita.

Per una lettura di fede dell’esperienza affettiva, la catechesi deve educare ad una vita morale che integra la fede e la vita. La spiritualità giovanile sente l’esigenza di un cammino metodico e quotidiano. Assume particolare rilievo il ruolo e la figura del "direttore" spirituale.

cObiettivi

  1. OBIETTIVI Dl CONTENUTO:

È importante che il giovane impari a sostenere l’atto di fiducia, con cui aderisce a Dio e al suo messaggio, attraverso il ricorso sia alla verificabilità storica del fatto salvifico, sia al fatto che il messaggio evangelico risponde nella maniera più adeguata alle tensioni e alle aspettative dell’uomo (dimensione razionale dell’atto di fede).

  1. OBIETTIVI DI ATTEGGIAMENTO:

la riscoperta del volto autentico di Cristo e della Chiesa, l’assunzione del progetto di Cristo nella propria vita sono tappe che vanno sostenute con un atteggiamento di coraggio, disponibilità, donazione.

Questi alcuni degli atteggiamenti da interiorizzare:

- la tensione ad un progetto fondato su valori grandi, ricavati dal Vangelo, che devono guidare ogni scelta concreta;

- lasciarsi coinvolgere da una scelta (di fede) e da un progetto in modo definitivo, testimoniandolo con coerenza;

- il gusto della fatica e della ricerca;

- l’attitudine alla perseveranza nelle prove;

- la libertà dall’egoismo e dalla ricerca del piacere fine a se stesso;

- il senso della corresponsabilità di fronte al mondo;

- atteggiamenti di comunione quali: la cordialità, la tenerezza, la sobrietà, la comprensione-condivisione, la solidarietà.

Si supera così il gruppo ristretto come proprio esclusivo orizzonte e si ha la possibilità di testimoniare la propria fede in più numerosi ambienti di vita.

d Esperienze

  1. CATECHESI, SPIRITUALITÀ, LITURGIA:

Il soggetto della proposta di catechesi è sempre meno l’animatore e sempre più una comunità di credenti che si trasmettono la propria esperienza di fede. È importante, quindi, favorire la costituzione di piccoli gruppi (tra famiglie, amici, che condividono lo stesso servizio ecclesiale o sociale) al cui interno la fede viene comunicata e fatta oggetto di riflessione nei suoi vari aspetti e contenuti.

A questa età sono particolarmente significative ed incidono in profondità nella vita spirituale le esperienze cosiddette forti: ritiri, corsi di esercizi spirituali, ecc.

La direzione spirituale, come momento di discernimento, dev’essere offerta. I giovani devono essere educati alla lettura di carattere spirituale, agiografico (vita di santi o cristiani contemporanei impegnati), biblico.

È buona cosa avviare la pratica della meditazione o dialogo personale prolungato, non occasionale, con Gesù Cristo.

Bisogna rimotivare le celebrazioni nel giorno del Signore, individuando, anche a livello di giovani laici, le possibilità di una ministerialità liturgica. La sensibilità liturgica (segni e riti) dev’essere maggiormente educata per favorire una partecipazione più attiva e consapevole. Oltre alla preghiera personale, fatta nei luoghi dell’esistenza quotidiana, è importante riscoprire l’importanza del tempio, come spazio e tempo di preghiera e adorazione. Le celebrazioni penitenziali comunitarie, oltre che esplicitare il carattere comunitario del peccato e del perdono, sono occasione di catechesi per la riscoperta del Sacramento della Riconciliazione.

2) SOCIALIZZAZIONE:

I valori dominanti su cui fanno perno le varie esperienze di questo ambito sono la corresponsabilità, la partecipazione e la ministerialità (servizio).

Devono essere valorizzati i momenti della comunicazione e della festa.

È importante offrire la possibilità di fare concretamente esperienze di servizio per un tempo limitato o prolungato, sia all’interno della parrocchia sia a servizio della comunità civile (obiezione di coscienza e servizio civile, anno di volontariato sociale per le ragazze, volontariato nel terzo mondo, ecc.).

Va evitato il rischio che queste esperienze rappresentino momenti di "fuga" da situazioni alienanti o poco soddisfacenti, sperimentate nella vita quotidiana (lavoro, famiglia ecc.).

3) GIOCO:

Cfr. fascia precedente.

L’offrire possibilità di incontro e socializzazione non deve essere visto come occasione strumentale in vista dell’evangelizzazione, ma come momento di promozione umana e occasione di dialogo e comunicazione.

Sempre più decisamente si può proporre ai giovani di orientare la propria passione sportiva nel servizio di animazione ludico-motoria per i più piccoli.

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PARTE TERZA

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LA COMUNITÀ EDUCATIVA
DELL’ORATORIO

A - I SOGGETTI

La Comunità Educativa dell’Oratorio è l’insieme di tutti coloro che si impegnano, a diversi livelli e con compiti diversi, a realizzare il Progetto Educativo dell’Oratorio.

Ogni collaboratore vive la sua presenza in Oratorio con atteggiamento di servizio e di umile disponibilità; in quanto condivide con loro lo stesso ideale di servizio educativo, cerca e promuove l’unità e l’armonia tra tutti coloro che si dedicano all’animazione e alla gestione dell’Oratorio.

  1. - LA PARROCCHIA

a - L’Oratorio è parte integrante della Parrocchia e di essa costituisce un’espressione fondamentale (vedi Principi Generali 1a).

b - La partecipazione alla vita dell’Oratorio è il modo fondamentale con cui ragazzi, adolescenti e giovani sono inseriti nella Parrocchia: essi, in quanto vivono nell’Oratorio e partecipano alle sue attività, sono parte di essa. Per molti di loro, l’Oratorio rimane addirittura l’unico punto di contatto con la realtà parrocchiale.

c - In quanto educa alla vita di fede e alla partecipazione responsabile, l’Oratorio prepara i futuri membri attivi della Comunità parrocchiale.

d - Vista la sua funzione di "vivaio" della Parrocchia, l’Oratorio dev’essere oggetto di particolare cura ed attenzione da parte di essa.

Di quest’attenzione si fa particolarmente carico il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP)

e - La presenza dei sacerdoti, della direttrice dell’Oratorio femminile e di alcuni, animatori dell’Oratorio nel CPP, garantisce il collegamento tra quest’ultimo e l’Oratorio stesso.

f - Il CPP fornisce eventuali indicazioni o proposte ai responsabili dell’Oratorio; cura che l’azione educativa dell’Oratorio si inserisca nella più vasta azione pastorale della Parrocchia.

 

2- IL PARROCO

a - In quanto responsabile primo, a nome del Vescovo, di tutta la Parrocchia, il Parroco è il punto di riferimento principale anche dell’Oratorio. Come tale, egli presiede, di diritto, gli organismi di gestione dell’Oratorio stesso (Consiglio dell’Oratorio, ecc.).

b - Nell’adempimento delle sue responsabilità, si avvale della collaborazione del direttore dell’Oratorio maschile e della direttrice dell’Oratorio femminile, ai quali spetta il compito di agire concordando con lui scelte e iniziative, sulle quali lo tengono costantemente informato.

 

3- SACERDOTE RESPONSABILE (DIRETTORE)

a - La figura del direttore si ispira al don Bosco dell’Oratorio: vocazione, simpatia e competenza per il lavoro tra i giovani, passione educativa ed evangelizzatrice, capacità di rapporti diretti e profondi con i collaboratori e di presenza incoraggiante tra i ragazzi e i giovani.

Suo ruolo primario è l’animazione e il coordinamento della Comunità Educativa.

b - Suo punto di riferimento è il Parroco, responsabile primo anche dell’Oratorio alla cui gestione è da lui delegato.

c - Egli, in quanto responsabile dell’educazione alla fede anche della gioventù femminile, svolge il suo compito intrattenendo un rapporto di collaborazione e di intesa con la direttrice dell’Oratorio femminile.

d - Con i collaboratori si mostra disponibile nell’ascoltare esigenze, idee e proposte. Da parte dei collaboratori va tenuto un atteggiamento consapevole delle sue responsabilità e di accettazione del suo ruolo, anche quando non si condividessero alcune sue scelte.

Il direttore usa particolare attenzione per la formazione degli animatori.

e - È sua responsabilità il collegamento e la collaborazione con le varie forze operanti per l’educazione dei ragazzi e dei giovani nel Territorio.

f - Ha il compito di presenza e di sensibilizzazione nel Consiglio Pastorale.

A lui tocca far sentire l’Oratorio come un’attuazione della comunità cristiana e aiutarne l’inserimento nella programmazione parrocchiale.

 

4 - RELIGIOSE (Suore), con particolare riferimento alla Direttrice dell’Oratorio femminile.

a - La suora presente in Oratorio è segno e testimonianza per quello che è e non per quello che fa.

È una figura di valore, portatrice di un dono singolare, derivante dalla sua vocazione di appartenenza totale a Dio in una famiglia (comunità religiosa), dalla quale è inviata a compiere il servizio educativo nell’Oratorio.

b - La suora è in stretta collaborazione col direttore dell’Oratorio, ne condivide responsabilmente le scelte mediante uno scambio fraterno e franco e un dialogo costruttivo.

c - È animatrice con gli animatori e i catechisti e collabora attivamente nella formazione.

Tale presenza gioiosa e generosa testimonia, pubblicamente, che l’amore-servizio è possibile e che è via di realizzazione e di libertà.

d - La suora partecipa alle scelte educative dell’Oratorio portando il contributo della sua sensibilità femminile.

e - La crescita del numero di laici impegnati in Oratorio non porti all’esclusione all’accantonamento della presenza della religiosa come animatrice.

f - La suora partecipa a momenti di formazione promossi dalla Parrocchia e dalla Diocesi perché nell’opera educativa tra fanciulli, adolescenti e giovani e tra gli animatori, si esprima con avvedutezza e competenza.

g - La direttrice dell’Oratorio femminile può essere la superiora della comunità religiosa o un’altra suora, a ciò delegata dalla comunità stessa.

 

5- ANIMATORI

a - Si ritengono animatori: i responsabili di gruppi, i catechisti, i coordinatori di servizi e programmi, i dirigenti, gli allenatori sportivi, gli animatori di attività turistiche, artistiche, ricreative ecc.

b - Essi svolgono il loro servizio in stretta collaborazione con il direttore dell’Oratorio, con il quale concordano iniziative, discutono di eventuali problemi e intrattengono un rapporto personale di fiducia e di stima. Essi per primi devono vedere nel direttore dell’Oratorio innanzitutto il sacerdote, a cui chiedere, prima di ogni altra cosa, la Parola di vita e la Grazia dei Sacramenti.

c - Nessun animatore compie la sua opera senza collegarsi a quella della Comunità Educativa di cui è parte. Oltre al direttore dell’Oratorio, suo punto di riferimento è perciò il Consiglio dell’Oratorio.

d - Caratteristiche dell’animatore di Oratorio:

  1. - un atteggiamento costante di conversione, per mettersi in ascolto della persona e a servizio della sua crescita

  2. - un atteggiamento di condivisione della vita delle persone a lui affidate e uno spirito di dedizione; esse si esprimono attraverso la conoscenza, la disponibilità, la solidarietà, l’accettazione di tutti coloro che gli sono affidati
  3. - una precisa — per quanto possibile — qualificazione nel suo ruolo specifico, per una conduzione seria ed educativa delle varie esperienze

4 - un compito di responsabilità "minuta" nel condurre l’attività quotidiana della vita oratoriana (funzionamento e adeguamento dei locali, degli impianti sportivi, ecc.)

5 - impegno nello stimolare la partecipazione dei ragazzi e dei giovani alla vita dell’Oratorio, coinvolgendoli nelle varie attività

6 - al di sopra di tutto, l’animatore deve curare la propria formazione cristiana e trovare, nella sua giornata, spazi di preghiera e riflessione che culminano in una intensa vita sacramentale. Con ciò egli testimonia che il servizio di cui si fa carico è espressione del suo personale rapporto con Cristo e da esso trae alimento; ciò gli permetterà altresì di vivere con sempre maggior coerenza sia il suo servizio educativo, sia la sua vita personale.

In essa deve comunque sempre essere di esempio nei confronti di tutti, specialmente dei ragazzi e dei giovani, sia nei momenti strettamente legati alla sua opera educativa sia in tutte le altre circostanze. Egli è il primo ad

assumere, sia in Oratorio che fuori, un comportamento ed un linguaggio conformi alla natura e alle finalità educative dell’Oratorio.

 

6- GENITORI

a - La testimonianza e l’inserimento dei genitori nell’Oratorio sono necessari per la ricchezza dell’esperienza e per la loro primaria responsabilità educativa.

b - Spetta a loro per primi educare cristianamente i figli sul piano civile, morale e, soprattutto, su quello della fede.

All’interno dell’Oratorio è possibile attuare una efficace complementarietà educativa tra genitori cristiani e comunità parrocchiale, evitando indebite ingerenze e nello stesso tempo deleghe deresponsabilizzanti.

c - In concomitanza col cammino di fede dei figli, l’Oratorio organizza incontri con i genitori

- per aiutarli a capire meglio i Sacramenti a cui i figli accedono;

- per coinvolgerli attivamente nella preparazione e nella celebrazione dei Sacramenti stessi;

- per approfondire alcuni argomenti specifici di fede;

- per studiare dei problemi tipici della preadolescenza e dell’adolescenza.

d - Una rappresentanza dei genitori è chiamata a far parte del Consiglio dell’Oratorio.

e - Per i genitori che svolgono attività di animazione, vale quanto affermato al punto 5.

 

7 - ALTRI COLLABORATORI

Nell’Oratorio prestano la loro opera anche collaboratori occasionali, legati a specifiche attività. Essi possono essere singoli o gruppi, parrocchiali e non, la cui presenza si rivela utile e preziosa.

Nello svolgimento della loro opera devono agire in conformità al Progetto Educativo, sentendosi partecipi dell’azione formativa dell’Oratorio.

 

8 - IL CONSIGLIO DELL’ORATORIO

a - Natura e compiti

1 - Il Consiglio dell’Oratorio (CdO) è espressione della Comunità Educativa dell’Oratorio;

  1. di essa promuove le attività e le iniziative
  2. le coordina, in modo che siano tra loro in armonia
  1. valuta se siano conformi alla finalità generale dell’Oratorio, se siano utili o opportune e se il modo concreto della loro attuazione è in linea con la natura dell’Oratorio e la sua metodologia, così come sono indicate in questo Progetto
  1. studia modi adeguati per coinvolgere, nella vita dell’Oratorio un sempre maggior numero di persone, allargando la composizione della Comunità Educativa e garantendo la continua presenza di nuovi collaboratori.

2 - Nell’attuazione di tali compiti il CdO tiene conto

1 - delle indicazioni del Consiglio Pastorale Parrocchiale

2 - dei suggerimenti e delle richieste di coloro che operano nelle varie attività dell’Oratorio e di quelle di coloro che lo frequentano

3 - delle stimolazioni che si rivelassero utili o valide, anche se provenienti da persone o da enti esterni all’ambito oratoriano o parrocchiale.

b - Funzioni del CdO

Il CdO rispecchia lo stile di vita della Chiesa, della quale è espressione. In essa, il sacerdote, in quanto pastore, è investito della responsabilità ultima delle scelte di carattere educativo e formativo e di quelle ad esse collegate (la Chiesa è gerarchica). Tale responsabilità va però condivisa con coloro che, in base ad una scelta personale, radicata nel Battesimo e nella Cresima, fanno parte della Comunità Educativa dell’oratorio (la Chiesa è comunione). Questo, da parte del Sacerdote, richiede capacità di ascolto e attenta valutazione dei pareri che vengono espressi dai membri del CdO e da tutti coloro che fanno parte della Comunità Educativa, in ordine alle varie scelte e iniziative.

Ciò premesso, al CdO viene attribuita:

b1 - funzione direttiva per quanto concerne

- la gestione dei fondi a disposizione dell’Oratorio

- gli aspetti amministrativi delle diverse attività, di ognuna di esse l’amministratore dà al Consiglio puntuale e dettagliato rendiconto economico

- l’uso per fini extraoratoriani di ambienti, strumenti o sussidi dell’Oratorio

- l’acquisto di mobili, macchine e sussidi in genere, sia per l’Oratorio maschile che per quello femminile

- le iniziative o attività che coinvolgono in prima persona il Consiglio stesso, in quanto tale

- ciò che attiene le specifiche competenze dei laici.

b2 - funzione consultiva o propositiva per ciò che riguarda

- la specifica competenza del sacerdote o della suora. Rientra nell’ambito ditale competenza il compito di fornire valutazioni, nel caso di urgenza, sulla validità educativa di talune iniziative

- la specifica competenza dei singoli membri del Consiglio stesso e dei gruppi di cui sono rappresentanti, fatto salvo quanto affermato al punto a.1, 3 di questo paragrafo (8- il Consiglio...).

c - Composizione e funzionamento del CdO

1 - Fanno parte del CdO:

1 - il Parroco, che di esso è presidente di diritto

2 - i sacerdoti della Parrocchia, in particolare il responsabile dell’Oratorio (direttore), vicepresidenti

3 - la direttrice dell’Oratorio femminile e/o, eventualmente, una o più religiose

4 - i rappresentanti delle eventuali associazioni presenti in Oratorio e quelli dei diversi gruppi o settori di attività (catechesi, animazione, ricreazione, sport, ecc.)

5 - i rappresentanti dei genitori.

2     - Incarichi particolari all’interno del CdO sono quelli di segretario e amministratore, nominati dal Consiglio stesso.

3 – Il CdO viene convocato dal Parroco o dal Sacerdote responsabile a scadenza mensile e/o, eventualmente, su richiesta di un terzo dei suoi componenti. La convocazione viene effettuata tramite il segretario che la notifica almeno cinque giorni prima, presentando l’ordine del giorno che egli stende secondo le indicazioni del presidente, dei direttori e, eventualmente di altri membri del CdO.

4- Ogni anno il CdO, tramite l’amministratore, rende conto della situazione economica dell’Oratorio al Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, qualora quest’ultimo ne facesse richiesta.

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B - LE ATTIVITÀ, LE STRUTTURE

La Comunità educativa dell’Oratorio realizza il suo compito mediante molteplici attività, tra loro coordinate, servendosi delle strutture a sua disposizione. Tutte le attività dell’Oratorio devono avere carattere educativo, secondo quanto affermato riguardo alla natura dell’Oratorio, alle sue finalità e agli obiettivi di ciascuna iniziativa (vedi Parte I, paragrafi 1-2-3)

1 - ORATORIO MASCHILE E FEMMINILE

a - Nella tradizione della Comunità parrocchiale di Verolanuova esistono due ambienti nei quali si attua la vita di Oratorio: quello maschile e quello femminile. Quest’ultimo ha sede nella casa delle Suore; le sue attività si svolgono compatibilmente con gli altri servizi che questa ospita.

b - Se distinti sono gli ambienti, c’è però un solo Oratorio: unico è il sacerdote responsabile della pastorale oratoriana, che agisce in comunione con la direttrice della sezione femminile; il Consiglio dell’Oratorio coordina le iniziative di ambedue gli ambienti, unico è il gruppo dei catechisti e convergenti le iniziative di formazione di questi e degli altri animatori.

c - Ogni iniziativa ha uguale valore ed importanza sia che venga promossa nella sezione maschile dell’Oratorio, sia in quella femminile; viene assunta con uguale interesse dagli animatori e portata avanti con lo stesso impegno.

d - Ambedue gli ambienti dell’Oratorio sono aperti a ragazzi e giovani di entrambi i sessi. Tuttavia, l’Oratorio femminile ha particolare cura dell’educazione delle ragazze, a favore delle quali è promotore di specifiche iniziative formative, per le quali sceglie religiose idonee a questo particolare compito.

e - I fondi a disposizione dell’Oratorio sono destinati all’attività di ambedue gli ambienti nei quali esso opera. Il Consiglio dell’Oratorio provvede anche alla riparazione di danni alla struttura che ospita la sezione femminile,

quando questi siano causati dall’uso per attività oratoriane. Questi ed altri interventi vengono effettuati d’intesa con l’istituto delle Suore e, quando sono di una certa entità, con il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici.

f - È auspicabile, nel limite del possibile, la presenza della Suora anche all’Oratorio maschile.

 

2- CATECHESI ED ATTIVITÀ FORMATIVE

a - L’Oratorio di Verolanuova cura la formazione dei fanciulli, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani mediante varie iniziative miranti all’esplicito annuncio della fede, all’educazione dei rapporto con Dio e alla formazione delle coscienze. Queste attività sono: la catechesi, i ritiri spirituali, le celebrazioni, le proposte di preghiera, l’animazione liturgica, ecc.

b - Di molta utilità può risultare il contributo offerto dalle associazioni o dai movimenti ecclesiali: Azione Cattolica dei Ragazzi e dei Giovani, Agesci (scouts), ecc. Secondo l’opportunità se ne favorisce la nascita e l’inserimento in Oratorio, ferma restando la loro finalizzazione a servizio della sua azione educativa.

c - La Catechesi. Resta il principale mezzo educativo dell’Oratorio; ad essa tutte le altre attività sono subordinate e fanno riferimento. Per quanto concerne gli obiettivi e i contenuti della catechesi, si veda la parte seconda di questo Progetto Educativo.

d - La Preghiera.

1) Complemento indispensabile della catechesi, nella formazione della vita di fede, è la proposta della preghiera, da attuare nei modi e nei tempi che si ritengono di volta in volta più opportuni.

2) La parola "Oratorio" significa proprio "luogo di preghiera" . Gli ambienti destinati a questo specifico scopo (cappellina dell’Oratorio maschile e chiesetta del femminile) devono essere tenuti con cura, di modo che chiunque desidera recarvisi per l’incontro personale con il Signore, li trovi accoglienti.

3) È cosa buona che i gruppi catechistici vivano alcuni momenti di preghiera comunitaria nei suddetti ambienti.

4) È auspicabile la nascita di gruppi di preghiera, affinché chi vi partecipa sia meglio educato al dialogo con il Signore e alla meditazione della sua

Parola. Va attuata l’educazione all’adorazione e alla visita eucaristica.

e - I Ritiri spirituali. Sono da vivere, generalmente, come tappe significative del cammino di catechesi. Vanno collocati nei tempi forti dell’anno liturgico, in preparazione alle solennità natalizie, alla Pasqua, all’Ascensione-Pentecoste, come pure a particolari avvenimenti o circostanze della vita ecclesiale parrocchiale, diocesana o universale. È bene promuovere anche la partecipazione a ritiri proposti dalla Diocesi, dalla Zona e da Istituti Religiosi.

f - Animazione liturgica.

1) L’Oratorio, mediante opportune iniziative, promuove la partecipazione,

attiva e consapevole, alle celebrazioni liturgiche della Comunità parrocchiale.

2) Tale compito viene realizzato soprattutto, ma non solo, mediante il

normale catechismo.

3) Riveste particolare valore la celebrazione del sacramento della Riconciliazione per ragazzi e giovani, in particolari circostanze della vita dell’Oratorio.

g - Conferenze, incontri-dibattito, tavole rotonde. Nei momenti significativi della sua vita, l’Oratorio promuove incontri di riflessione per i ragazzi e i giovani.

Cicli di conferenze su temi di vita spirituale, di impegno ecclesiale o sociale sono un servizio utile ed opportuno.

Per i temi da trattare in questa ed in altre sedi — specialmente la catechesi — vedi Parte Terza, sez. C.4, b.

 

3- INIZIATIVE E STRUTTURE DI CARATTERE RICREATIVO E SPORTIVO.

L’azione educativa dell’Oratorio non è indirizzata alla formazione di una spiritualità che non tiene conto della globalità della persona; di essa, invece, cura la crescita integrale: "L’Oratorio è aperto a tutto l’uomo, è aperto alla vita" (parte I, par. 4.d)

a - Il bar

1) Il bar dell’Oratorio è una risposta al bisogno dei ragazzi e dei giovani di incontrarsi in modo sereno, per occupare parte del tempo libero.

2) Il bar dell’Oratorio non è l’Oratorio, ma una delle sue attività, nemmeno la più importante: l’Oratorio non si identifica con il bar. Chi lo frequenta, ne deve usufruire nel rispetto delle finalità e della natura dell’Oratorio (vedi parte I, par. 1.d).

3) GESTIONE

a - Il bar dev’essere affidato a persone sensibili ai valori educativi cristiani,

allo scopo di impedire che esso somigli ad un qualsiasi locale pubblico.

Esso non va pertanto dato in gestione a persone che perseguono scopi

diversi da quelli dell’Oratorio o ad enti ad esso estranei.

b - Coloro ai quali viene affidata la gestione del bar sono considerati a tutti gli effetti, educatori. Pertanto, devono svolgere il loro compito sentendosi corresponsabili dell’azione educativa del l’Oratorio. Devono perciò tenere un atteggiamento di disponibilità e cordialità nei confronti dei ragazzi e dei giovani, adempiere coscienziosamente i doveri inerenti alla loro specifica funzione, usare un comportamento ed un linguaggio esemplari.

c - È, ancora, loro compito vigilare affinché il comportamento ed il linguaggio dei frequentatori del bar siano corretti e rispettosi sia delle elementari norme della buona educazione, sia delle convinzioni di fede di cui l’Oratorio è al servizio.

4) Non dev’essere l’Oratorio stesso ad offrire alternative ad attività di particolare importanza. Perciò, del bar viene effettuata la chiusura ogni volta che si ritiene necessario attirare l’attenzione di ragazzi, giovani ed animatori verso particolari iniziative, soprattutto quelle di carattere formativo. Tale chiusura non ha scopo costrittivo ma educativo: vuoi contribuire a far nascere una corretta mentalità circa l’Oratorio e le sue finalità.

5) Norme particolari.

a - Il bar dell’Oratorio deve essere in regola con tutte le norme vigenti, sia quelle igienico sanitarie, sia quelle di altro tipo.

b - Nel bar, come in tutti gli altri ambienti ed attività dell’Oratorio, è vietato fumare agli adolescenti di età inferiore agli anni 16 (compiuti). Anche gli altri facciano il possibile per limitarsi, specialmente, in presenza dei più piccoli.

c - Non si somministrano alcolici di nessun tipo e in nessuna quantità ai minori di anni 18. Anche a coloro che hanno raggiunto la maggiore età è permessa la consumazione solo in misura ragionevole, tale che non risulti nociva alla salute della persona e alla pubblica sicurezza.

d - È rigorosamente vietata ogni forma di gioco d’azzardo.

e - I videogiochi, qualora vi fossero, funzionano solo quando non ostacolano le attività catechistiche e le iniziative di animazione.

f - Il bar dell’Oratorio, in quanto ambiente di ritrovo, deve favorire l’incontro e il dialogo tra coloro che lo frequentano. Pertanto, l’apparecchio televisivo in esso eventualmente installato, funziona solo in occasione di trasmissioni sportive. È comunque vietata la visione di programmi o spettacoli che non diano sufficienti garanzie di moralità. È esclusivo compito dei responsabili, indicati dal direttore, manipolare l’apparecchio TV.

6 - Gli orari di apertura e chiusura del bar vengono stabiliti dal Consiglio dell’Oratorio.

b - Il gioco e lo sport. Attrezzature sportive.

1) Il gioco come valore educativo.

a - Il gioco è espressione tipica dell’uomo, soprattutto per l’età che va dalla

fanciullezza all’adolescenza. È un valore che l’Oratorio accoglie ed educa,

non tanto come tecnica competitiva, ma come momento forte di socializzazione e tramite di formazione.

b - È compito degli animatori preposti alle attività ricreative organizzare, in determinate circostanze, giochi "comunitari" che sviluppano la capacità di relazione tra i ragazzi.

c - Buona parte del gioco praticato in Oratorio è di tipo spontaneo (non organizzato). Anche in questo caso è importante la presenza amichevole e vigile degli animatori.

2) Sport

a - Particolare forma di gioco è lo sport. Esso in Oratorio, non può essere considerato solo come attività fine a se stessa; va invece inteso come mezzo per lo sviluppo delle potenzialità psicofisiche e per la formazione di determinati valori, che stanno alla base sia della convivenza umana, sia della vita cristiana: lealtà, valorizzazione del corpo e delle proprie doti, rispetto delle capacità altrui, dominio di sè, spirito di sacrificio, rispetto dell’avversario, collaborazione.

b - È compito degli allenatori e dei dirigenti sportivi inculcare tali valori nei ragazzi e nei giovani.

Essi sono educatori a tutti gli effetti. Vale, quindi, anche per loro quanto affermato degli animatori in genere (vedi Parte Terza, sez. A, par. 5)

È tuttavia possibile che il compito di allenatore sia affidato anche a persone non impegnate in un cammino di fede. Anche in questo caso, è loro compito educare ai valori sopra indicati e offrire un esempio di correttezza sia nel comportamento che nel linguaggio, specialmente per quanto concerne la bestemmia.

c - Le iniziative sportive dell’Oratorio devono ispirarsi a questi irrinunciabili principi:

- tutti hanno diritto allo sport, anche i più deboli e i meno dotati;

- va rifiutato un agonismo ad oltranza, in quanto pregiudica la lealtà nel gioco e il rispetto della persona.

d - Nella misura in cui lo si ritiene utile dal punto di vista educativo, vengono organizzati dei tornei, per le varie età.

- A coloro che vi partecipano, specialmente se adulti, dev’essere fatto presente in modo chiaro e preciso lo stile secondo cui dev’essere vissuta la competizione sportiva in Oratorio. Venga perciò esteso un regolamento da consegnare ai singoli giocatori.

- Gli organizzatori del torneo e gli arbitri devono mostrarsi particolarmente severi nell’esigere un comportamento corretto da parte dei giocatori.

3) Uso delle attrezzature sportive

a - Gli impianti sportivi dell’Oratorio sono patrimonio di tutta la Comunità parrocchiale. È perciò diritto di tutti utilizzarli, fatti salvi, però, i prevalenti diritti dei ragazzi.

L’utilizzo avviene nei giorni e negli orari di apertura dell’Oratorio stesso.

b - Il noleggio degli impianti sportivi oratoriani viene effettuato solo la sera, da lunedì a venerdì, escluso il giorno di chiusura del bar. I noleggiatori agiscano in conformità all’apposito regolamento.

c - Tutti coloro che usano degli impianti sportivi dell’Oratorio, devono farlo

nel rispetto di questo ambiente e delle sue specifiche finalità educative.

La fruizione o il noleggio di questi impianti possono essere negati a gruppi

che manifestano un comportamento contrario a queste finalità, nonostante

i richiami in tal senso.

  1. Vale per l’uso delle attrezzature sportive, quanto affermato del bar, al punto n. 4.

 

4- ATTIVITÀ TEATRALI, MUSICALI, ESPRESSIVE, TURISTICHE

a - L’educazione integrale della persona esige che si valorizzi il bisogno di sano protagonismo e le capacità espressive dei ragazzi e dei giovani.

b - Obiettivi

Tali attività

1) sono occasione per creare nuovi rapporti tra i ragazzi;

2) permettono la scoperta e la valorizzazione delle doti che ciascuno ha

ricevuto in dono;

3) offrono ai ragazzi e ai giovani la possibilità di un contatto più continuo

— e perciò maggiormente fruttuoso — con gli animatori;

4) costituiscono, spesso, l’inizio di una partecipazione più attiva alla vita

dell’Oratorio;

5) rappresentano un mezzo attraverso cui comunicare agli altri determinate

convinzioni e, perciò, una forma di educazione al servizio e all’apostolato

di testimonianza.

c - 1) È compito degli animatori preposti a queste attività perseguire con consapevolezza gli obiettivi sopraindicati e renderli chiari a coloro che vi partecipano.

2) È pure loro impegno fare in modo che anche la forma espressiva e l’allestimento di esse siano il più possibile curati, al fine di evitare improvvisazioni, che risultano nocive al messaggio che si vuoi comunicare.

d - Iniziative di carattere turistico.

1) Obiettivi:

a - Vengono effettuate per permettere ai ragazzi, ai giovani e alle famiglie

di socializzare, nell’ambito di una cornice diversa da quella in cui si vive la

vita quotidiana.

b - Devono inculcare l’idea che è possibile far coesistere momenti dedicati

all’incontro con Dio con il tempo dedicato allo svago e al sano divertimento:

Dio è Signore anche del tempo libero!

2) Tali iniziative vanno però attuate solo se vi sono sufficienti garanzie riguardanti la sicurezza e la vigilanza, soprattutto dei minori.

 

5- ATTIVITÀ CULTURALI

a - Nella misura delle sue possibilità, l’Oratorio deve farsi promotore di iniziative di carattere culturale.

b - Esse mirano a far conoscere, approfondire e diffondere una visione cristiana della vita, difatti e problemi; devono educare ad una riflessione critica sulle culture, sulle idee correnti, sulle mode che pervadono il nostro tempo.

c - Le attività di cui al precedente paragrafo (n. 4) possono, in parte, assolvere questo compito. Ad esse se ne aggiungono altre, più specificatamente indirizzate a tale scopo.

d - Sempre in questo ambito, si deve cercare di educare ragazzi e giovani ad un uso costruttivo e critico dei mezzi di comunicazione sociale.

 

6- ATTIVITÀ ESTIVE

- Molti aspetti delle attività finora descritte confluiscono nelle iniziative estive.

Loro obiettivo fondamentale è quello di educare i ragazzi e i giovani a vivere da cristiani anche la vacanza; offrono a coloro che vi partecipano la possibilità di armonizzare valori umani e cristiani; propongono un’utilizzazione fruttuosa del tempo libero.

b - Il tema formativo dell’esperienza viene concordato dal direttore (o dalla direttrice) con gli animatori, con i quali si incontra per analizzare la traccia del cammino, da lui eventualmente predisposta, per svilupparla nel modo più opportuno.

c - Il programma di massima di queste esperienze viene portato a conoscenza di coloro che intendono parteciparvi e dei loro genitori.

d - Nel corso dell’esperienza, la prima testimonianza che direttore (direttrice) e animatori offrono ai partecipanti è la comunione tra loro e la condivisione di ogni esperienza con spirito di servizio e di corresponsabilità.

e - Ogni persona che contribuisce alla realizzazione dell’esperienza, qualsiasi servizio compia, deve agire in collaborazione e comunione con il direttore e gli animatori.

f - Durante il cammino, direttore e animatori si incontrano per verificare l’andamento dell’esperienza.

Un incontro di verifica globale va effettuato anche al termine di essa.

g - Il tipo di attività estive da realizzare viene stabilito di anno in anno, secondo l’opportunità.

Di ciascuna venga stilato e pubblicato un Progetto Educativo.

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C - L’ORATORIO E GLI ALTRI CENTRI EDUCATIVI

1 - LA FAMIGLIA

a - L’Oratorio si apre alla famiglia, ne integra l’opera educativa e la stimola; la sostiene nel difficile compito di educare alla fede i figli.

b - Da parte sua la famiglia deve assecondare e favorire l’azione educativa dell’Oratorio, caldeggiando la partecipazione dei figli alle attività che esso propone, prima fra tutte la catechesi.

Impegno particolare dei genitori è anche quello di partecipare alle iniziative nelle quali sono invitati a coinvolgersi.

c - Si veda, in questo stesso Progetto Educativo: parte li, sez. A, par. 3/b; parte Il sez. A, par.

 

2- LA SCUOLA

a - L’opera formativa nei confronti delle nuove generazioni richiede la convergenza educativa tra Famiglia, Oratorio e Scuola.

b - Tra Oratorio e Scuola, nel pieno rispetto della autonomia e delle caratteristiche delle due istituzioni, possono essere proposte e coordinate iniziative di comune interesse; può essere utile lo scambio di informazioni su attività che riguardano i ragazzi.

c - Nella misura delle sue possibilità e della disponibilità di persone che prestino con competenza la loro opera, l’Oratorio valuta l’opportunità di affiancarsi alle famiglie per seguire ragazzi ed adolescenti nell’impegno scolastico.

 

3-IL MONDO DEL LAVORO

a - L’Oratorio deve prestare particolare attenzione ai problemi del lavoro, perché l’inizio di questa attività avviene, di solito, nel periodo di vita oratoriana.

b - La catechesi delle varie età e l’azione educativa in genere dell’Oratorio devono formare l’adolescente e il giovane al "senso cristiano" del lavoro, anche nella prospettiva di un’autentica solidarietà.

c - Si studino iniziative adatte a preparare il giovane all’impatto con il mondo del lavoro e a seguirlo nelle concrete difficoltà.

 

4- IL TERRITORIO

a - La persona vive in un Territorio, al quale l’Oratorio si apre per creare, nel limite del possibile, occasioni di collaborazione educativa. L’Oratorio presta tale collaborazione senza rinunciare alla propria specifica finalità e metodologia.

b - È compito dell’Oratorio formare i ragazzi e i giovani affinché si sentano partecipi dei problemi che interessano la gente nel Territorio, come la casa, la cultura, la sanità, le strutture a servizio dei bisognosi (casa di riposo, ecc.), le iniziative contro la droga, la violenza e l’emarginazione. In questo ambito, realtà a cui l’Oratorio deve sensibilizzare o preparare sono: l’impegno sociale, il servizio alla comunità civile mediante l’assunzione di responsabilità amministrative, politiche e sindacali, il volontariato, l’obiezione di coscienza, il servizio militare e civile, ecc.

c - Frutto della collaborazione tra Oratorio e Territorio è il Centro di Aggregazione Giovanile.

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Documenti e testi a cui si è fatto riferimento nella stesura del Progetto Educativo

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- Segretariato Diocesano Oratori e Circoli Giovanili,
PROGETTO EDUCATIVO DELL’ORATORIO, Brescia 1988

- Segretariato Diocesano Oratori e Circoli Giovanili,
LA COMUNITÀ EDUCATIVA DELL’ORATORIO, Brescia 1985

- Documenti del CONCILIO VATICANO SECONDO, in particolare:

LUMEN GENTIUM (LG)

GAUDIUM ET SPES (GS)

APOSTOLICAM ACTUOSITATEM (AA)

AD GENTES (AG)

- Conferenza Episcopale Italiana,

- Il rinnovamento della Catechesi (RdC), Roma 1970

- Mons. Pietro Faita, Verolanuova, Brescia 1968

- Villata-Anfossi, ORATORIO, COME FARE?, Torino 1988

- Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva della Diocesi di Bergamo,

LINEE PASTORALI PER GLI ORATORI DELLA DIOCESI, Bergamo 1986

- XXVIII Sinodo Diocesano, LIBRO DEL SINODO, Brescia 1981

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