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23 Ottobre 2007
La Terza C della Scuola Media
"Ercole De Gaspari"
 
... una lezione straordinaria ...

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Salire per credere ...
di Gian Mario Andrico
(da: L’Angelo di Verola – Dicembre 2007 n. 12)
 
Cinque anni fa, quando Verolanuova restaurava la zona presbiteriale della Collegiata e la maestosa cupola, tentai con tutte le mie forze (e l’entusiasmo necessario per convincere della bontà dell’idea) di portare sui ponteggi la mia classe 3ª C. Correva l’anno scolastico 2001-2002.
Non ci fu verso: le paure (ottuse) di qualcuno non mi consentirono di mettere in atto il progetto che avrebbe chiuso in maniera molto incisiva il ciclo di lezioni di Storia dell’Arte impartite ai miei allievi nel corso del triennio che volgeva al termine. Peccato! Un lustro dopo torno alla carica sperando in tempi migliori.. .e in occasione dei restauri, tuttora in atto, della volta della Basilica. Ci riesco, mettendo d’accordo il nostro Preside prof. Angiolino Albini (che dimostra immediata disponibilità e “lume”...), don Luigi Bracchi parroco pro tempore di Verolanuova (che si dichiara entusiasta), il direttore del cantiere, geometra Armando Barbieri, l’ing. Angelo Carini, responsabile del progetto di restauro, e il restauratore Giuseppe Lorenzini, che per l’occasione si trasformerà in insegnante e che terrà ai ragazzi una magistrale lezione. Il gruppo classe, composto da 25 ragazzi, è accompagnato nell’avventura da Marina e Rina, della segreteria (curiose perché intelligenti), che non vogliono lasciarsi sfuggire l’occasione. Perché di occasione vera si tratta, e più unica che rara. Quando mai i verolesi avranno un’altra occasione per portarsi fisicamente al cospetto di tanta arte, fatica e bellezza? “Salire per credere...” è diventato il motto della classe 3ª C della Scuola Media di Verolanuova. E chi non sale non può capire..!
 
G.M.A.

 
Inviati molto speciali de “L’Angelo di Verola”
 
Tutti i ragazzi della 3ª C sono stati bravissimi. Ognuno di loro ha scritto cose bellissime e interessanti che dimostrano che hanno ben capito tutto quanto è stato loro proposto. Sull’Angelo di Verola però sarebbe stato impossibile, per motivi di spazio, pubblicare tutti i loro lavori. La redazione ne ha perciò deciso si sceglierne uno solo, che li rispecchia un po’ tutti, e di pubblicarlo immaginandolo firmato da tutta la classe.
Ma qui possiamo finalmente vederli tutti e, per non far torto a nessuno, dopo quello già pubblicato sull’Angelo, li pubblichiamo in ordine alfabetico.
 
A tutti i ragazzi va il nostro ringraziamento per lo splendido lavoro svolto e un grazie specialissimo al professor Gian Mario Andrico per la preziosa opera di sensibilizzazione.
 
Per la redazione: Tiziano Cervati

  
Una Giornata speciale d’autunno
di Chiara Massini e la 3ª C
 
Era un martedì di sole.
Immaginate la scena. Noi alunni di 3ª C ci stavamo preparando alla lezione di arte, appena terminato l’intervallo, quando il nostro professore ci ha annunciato: “Preparatevi. Oggi andremo in cima alla basilica per assistere ai restauri”. Dopo una notizia del genere, come avremmo potuto reagire? Siamo usciti correndo dall’aula, precipitandoci in strada. Scortati da due segretarie abbiamo percorso il breve tratto che porta alla basilica. Avete presente a 30 metri di altezza? Posso capire che non sia cosi facile pensarci e molti direbbero: “Poveri ragazzi! Chi è stato quel pazzo che li ha portati così in alto?” Vorrei dire a queste persone che se tutti facessimo il loro ragionamento non usciremmo più di casa.
 
La scuola è diventata un po’ come una prigione in cui si impara solo stando seduti e comodi, ascoltando l’insegnante. Invece, io credo, si dovrebbero far capire i concetti non con immagini sui libri ma con la realtà. Perche avete paura per noi e vi preoccupate tanto? A quel punto ci rendevamo conto che eravamo fortunati e stavamo per fare una lezione fuori dal normale. Tutto questo è stato possibile grazie al professore di artistica Gian Mario Andrico. Dopo aver fallito cinque anni fa, è tornato alla carica giudicando chi aveva ostacolato i suoi progetti persone senza “lume”.
 
Ci sentivamo importanti perché ad aspettarci c’erano il parroco, gli addetti ai lavori di restauro e l’architetto Lorenzini. Molto eccitati ci siamo resi conto che la salita non sarebbe stata facile perché ci attendeva una scala a chiocciola. Alcuni eccitati, altri più timorosi abbiamo affrontato l’altezza fino in cima ma ne e valsa veramente la pena. La volta della basilica prima era così lontana eppure adesso la potevamo sfiorare con un dito! L’architetto Lorenzini ci ha mostrato le fasi della pulitura di un affresco, catturando il nostro interesse.
 
Non credete che 100 anni siano facili! Infatti a causa del tempo e del fumo delle candele la volta si è ricoperta di uno strato di polvere detto “pulviscolo”. Come con una gomma da cancellare si toglie un primo strato. Poi si usa l’acqua e il carbonato d’ammonio. Agli inizi del 900 il decoratore Angelo Cominelli insieme alla sua equipe ha creato le cornici e i fiori, mentre Gaetano Cresseri ha realizzato le figure, in particolare quelle degli apostoli. Prima di fare tutto ciò, vi starete chiedendo, non si fa un progetto? Ma certo. Si realizza “a terra” su un foglio di carta. Prima di iniziare il lavoro si stende lo strato di intonaco che si pensa di ricoprire in una giornata perché dopo che il colore penetra non si può più tornare indietro.
 
Per realizzare un’opera simile serve capacità tecnica, fatica fisica. destrezza, capacità grafica di disegno e sicurezza. Cresseri lavorava da solo, la mattina presto. Quando arrivava, la sua equipe lo lasciava perché il lavoro doveva essere svolto in silenzio e il maestro non voleva svelare i segreti della sua arte. Durante le lezioni di artistica, quando chiacchieriamo, il professore ci rimprovera dicendo che dovremmo creare una bottega d’arte. Ci vuole grande abilità perché bisogna creare l’illusione ottica e anche grande gestualità. Infatti il disegno è sapienza! Con questo non voglio essere troppo filosofica...
Purtroppo, come in molte occasioni ai tempi moderni, avevamo dei limiti e il nostro tempo era scaduto. La discesa è stata più divertente ma anche triste perché la nostra avventura unica era terminata. Irripetibile a meno che diventeremo architetti, pittori, scultori o quant’altro.
 
Vorrei terminare questi appunti di giornalista per un giorno, con un accenno alla realtà di oggi. L’uomo vive una vita materiale in cui non si fanno più sforzi come costruire una chiesa per raggiungere Dio. E’ controllato dal tempo. Il professor Andrico ci dice che continuerebbe a raccontarci fatti finché si stanca. Invece non può perché suona la campanella. Il martedì potrebbe non aver voglia di fare lezione le ultime due ore, ma il mondo lo ha sistemato in quel breve arco di tempo. Oggi la pubblicità è l’anima del commercio. Con ciò non voglio andare fuori tema ma spero che leggendo questi appunti di una ragazzina di 13 anni che ha vissuto un’esperienza forse piccola e banale, una parte di voi cambi opinione su ciò che ci circonda. Concludo, lasciandovi poi tornare ai vostri lavori, dicendo che ciò che abbiamo visto non è definito un capolavoro come le opere di Tiepolo, ma ricordate che anche le piccole cose hanno un significato profondo tutto da conoscere e svelare.
 
La 3ª C
Alessandro Abrami, Michele Anni, Irene Bornati, Mattia Bossoni, Agata Cappellini, Cristiano Checchi, Ciama Felix Leo, Alice Cremonesi, Roberto Ghirardini, Chiara Guarisco, Kaur Harjit, Chiara Massini, Pierluigi Moimare, Armando Muharremi, Carolina Sala, Ricardo Arturo Vasquez Vega, Edoardo Venturini, Veronica Visenda, Sara Voltattorni
 

 
Alessandro Abrami
 
Non è sempre facile riuscire a coordinare i pensieri di molti adulti importanti, non ostante ciò il nostro professore di Storia dell’Arte, Gian Mario Andrico, ci è riuscito, dopo un fallimento 5 anni prima, dando a noi ragazzi di 3ª C  1’occasione unica e imprevista di andare in chiesa, sotto la volta dove adesso sono in atto restauri.
 
Era un martedì noioso. La classe spettava la lezione settimanale di arte con impazienza e quando il professore è entrato pronunciando la parola “andiamo” armati di un quaderno per gli appunti e una biro, senza alcun preavviso e con molto entusiasmo misto a coraggio siamo partiti.
Sul lato sinistro della basilica vi è un alto e stretto ponteggio di circa 20m circondato da attrezzi e utensili dei restauratori.
 
Alla guida del signor Lorenzini ci siamo imbattuti nella salita, durante la quale 2 o 3 compagni si sono sentiti male con vertigini e giramenti di testa provocati dalla paura che risiedeva in ognuno di noi in quantità diverse.
 
Passando attraverso un buco nel muro e da un breve cunicolo ci siamo addentrati nella basilica. Dall’alto lo spazio era immenso e camminavamo su lastre di ferro ad un’ altezza considerevole. Ammirando da vicino la moltitudine di affreschi e decorazioni abbiamo percorso altre tre rampe di scale e finalmente siamo giunti a destinazione; mi trovavo al cospetto di una delle cose più affascinanti che abbia mai visto: la volta era addobbata da incantevoli decorazioni, una miriade de sfumature di colori diversi avvolti nella penombra che inghiottiva chiunque era presente in uno spettacolo sublime e muto dove 1’ unica cosa che parlava era 1’ Arte...
 
Seduti su delle impalcature, Lorenzini ci ha descritto il lavoro dei restauratori. Nella seconda metà del 1900 quando è stato installato l’impianto di riscaldamento in chiesa, lentamente il pulviscolo è salito e si è soffermato sulla volta attaccandosi e scurendola;  per toglierlo sono necessari tre passaggi:
1 - Si bagna la spugna che è una gomma per scacciare la polvere dalla pietra;
2 - Si passa la spugna sull’ affresco;
3 - Una volta asciutto si passa sulla parte definita del carbonato d’ammonio.
 
L’ autore delle decorazioni fu Angelo Cominelli; aiutato dai suoi allievi, fece un grandissimo lavoro perché, anche se da sotto non si vede bene, ha riempito la volta di decorazioni perfette dal punto di vista prospettico per abbellire la chiesa e per mettere in risalto l’affresco di S. Lorenzo; è riuscito a creare una “grotta” di ornamenti.
 
Gaetano Cresseri, invece, si occupava delle figure umane agendo su più di 440 metri quadri di superficie; veniva pagato a testa e cioè per ogni volto dipinto veniva compensato.
Nella prima mattina Cresseri faceva spalmare da un muratore dell’intonaco, per assicurarsi che l’affresco non sarebbe scomparso col passare del tempo, sulla superficie che 1’artista intendeva ricoprire nell’arco della giornata e iniziava, lavorando 8-9 ore al giorno, a dipingere senza nessuno a disturbarlo per 2 motivi:
 
Perché non voleva essere disturbato;
Perché non desiderava che qualcuno imparasse le sue tecniche.
 
Prima di iniziare preparava dei cartoncini che venivano applicati sulla parete e con uno strumento detto rotellina, un manico con una lama rotante, il pittore preparava il contorno che successivamente veniva riempito e perfezionato.
 
Ma c’erano molte cose da dire e poco tempo per spiegarle tanto che non siamo riusciti ad acquisire la parte sui capitelli.
 
Con molto dispiacere siamo scesi, stavolta senza inconvenienti ma con amarezza, abbiamo salutato i restauratori e Lorenzini e ci siamo inabissati nella vita banale, normale e monotona di sempre consci che probabilmente non avremmo più vissuto un’esperienza del genere.
 

 
Michele Anni
 
 
Era un Martedì di sole, noi fortunatissimi ragazzi della 3ªC di Verolanuova, siamo stati baciati dalla fortun , grazie al nostro professore Gianmario Andrico (uomo molto colto), che con molta fatica è riuscito a convincere molte persone tra le quali il nostro parroco, il preside della scuola e molte altre.
Questo giorno per me anzi per tutti noi, è stato fantastico perché: subito dopo l’intervallo siamo partiti per un ‘avventura fantastica; alle 11.15 eravamo davanti alla basilica di S. Lorenzo; insieme a noi c’era il restauratore (Lorenzini), appena sceso dall’imponente e alta impalcatura d’acciaio costruita fin sul tetto della chiesa; con l’aiuto del signor Giacomo Cervati abbiamo iniziati il nostro “lungo e affascinante” viaggio.
Il ponteggio era una semplice e normale scala però d’acciaio e scricchiolante posta a zig-zag, tutta in salita.
È la prima impalcatura che vedo molto protetta e adatta una salita molto agevole.
Alcune persone, compreso io, hanno avuto problemi per la salita; io circa ha metà scala ho avuto piccoli problemi perché ero abbastanza in alto all’incirca 30 m da terra; accompagnato dal simpatico Lorenzini sono salito con più sicurezza; più o meno alla fine della scala siamo arrivati alla spaccatura del muro fatto dai muratori per entrare e uscire più velocemente;
all’interno c’erano altre impalcature per il loro lavoro.
La facciata della basilica possiede un affresco in vetro che dal basso non puoi renderti conto della sua bellezza, al contrario io sono passato proprio al suo fianco ed è una cosa fantastica.
Dopo la lunga spiegazione di Lorenzini dell’affresco che stà sulla volta è arrivato il momento della discesa per tornare sicuramente per me e per i miei compagni è stata più facile e più bella della salita.
Potevi vedere metà della superficie di Verolanuova che è altrettanto bella. Questa per me è stata la “gita “più bella delle medie fin ora! Grazie prof. Andrico per la bella avventura!!
 

 
Irene Bornati
 
Visita alla basilica
 
Qual martedì di sole armati di tutto punto e il necessario spirito per affrontare un viaggio non da poco, ci incamminiamo verso la nostra basilica per visitare la meravigliosa volta dipinta dall’artista Cresseri, accompagnati dal professor Gianmario Andrico e da due segretarie. Forse non tutti noi si rendono conto dell’insolita visita qui stavamo per prendere parte, ma eravamo tutti eccitati e curiosi di salire, dopo tanta attesa, sulla cupola. Per alcuni di noi lo salita sui ponteggi non è stata tanto facile ma con qualche giramento di testa e la paura di cadere, tutti quanti arriviamo sulla volta della basilica. Là ci attendeva l’architetto Lorenzini che ci ha parlato del restauro, cioè la pulitura dallo sporco dovuto ai fumi delle candele e dalla muffa accumulatosi col tempo. Ci ha spiegato i vari passaggi per non rovinare i 440 metri di affresco che sorgevano davanti ai nostri occhi: il primo passaggio con una spugna imbevuta d’acqua, poi segue l’asciugatura ed infine si passa con il carbonato d’ammonio.
 
Le decorazioni sono di Angelo Cominelli mentre le figure sono del maestro Cresseri che per il suo lavoro usufruiva del metodo principe: il silenzio e la solitudine. I figuristi venivano pagati in base alle figure che dipingevano e ogni pezzo che veniva dipinto in ognuna giornata veniva chiamato appunto “giornata”.
La speciale tecnica della pittura a fresco, stesura dell’intonaco più il colore, serve per non far svanire l’affresco dal muro con l’acqua e il tempo.
Poi ci è stata spiegata un’altra tecnica: lo spolvero. Il disegno viene cioè proiettato sul muro, ritagliando prima la sagoma con una rotellina e di seguito tamponandola con un sacchettino con all’interno del colore: esso passa attraverso i buchi della sagoma ritagliata e si ha così la figura già pronta.
 
Dopo questa speciale visita alla basilica ci siamo sentiti fortunati perché non avremmo mai pensato di avere questa opportunità, ma penso che non potremmo mai risalire e rivedere la volta.
 

 
Mattia Bossoni
 
Il professor Gianmario Andrico, martedì 23 ottobre, ha portato la classe 3ª c sulla volta della chiesa. È stata un’esperienza bellissima che non dimenticherò mai...
 
Il Professore nel 2001-2002 ha tentato di salire con un’altra 3ª sulla cupola mentre la stavano restaurando ma il preside di allora disse di no perché aveva paura che i ragazzi cadessero.
Per arrivare in alto c’erano molte scale; due miei compagni avevano le vertigini e grazie a Giacomo sono riusciti a salire per la nostra mini gita sulla volta e a sconfiggere le vertigini.
 
Arrivati in alto abbiamo incontrato due signori, uno era Daniele, un restauratore che ci ha fatto vedere come si fa a restaurare, l’altro signore è un architetto che si chiama Lorenzini.
La volta della chiesa è 560 metri quadri ed è alta 25 metri e addirittura non c’è neanche un metro quadro non dipinto. La volta ha un grande valore.
 
Per togliere la polvere e lo sporco dagli affreschi ci sono tre passaggi:
1) usano una specie di spugna che cancella lo sporco e la pittura diventa un po’ più chiara;
2) c’è la pulitura con l’acqua e se ne va altro sporco;
3) con un pennello con il carbonato di ammonio si riporta l’affresco alla situazione precedente al deposito dello sporco.
 
I pittori che hanno dipinto la basilica erano: Angelo Cominelli che decorava e Gaetano Gresseri che era figurista.
 
Quando si vuol dipingere bisogna avere già delle idee, come un progetto. Per costruire una pittura indelebile occorre che l’intonaco sia fresco per essere lavorato, perché se è secco il colore non entra nell’intonaco e viene via.
 
I figurativi come G. Cresseri venivano pagati di più che i decorativi come A. Cominelli. Gaetano Cresseri è morto nel 1933; quando arrivava lui sui ponteggi tutti gli altri pittori andavano via perché lui voleva assoluto silenzio e non voleva far vedere agli altri i suoi segreti.
 
Gli artigiani avevano degli allievi ,ma non gli insegnavano tutto quello che sapevano per paura che potessero diventare più bravi di loro.
I muratori mettevano l’intonaco ruvido o liscio, il colore penetra e quando si secca non si può più togliere il colore messo.
 
Il progettista del restauro della volta della chiesa si chiama Tagliaferri.

Per fare una figura la si disegna su un cartone, con una rotella si fa il contorno e si formano dei buchini; si appoggia il cartone sul muro e, con la polvere colorata, si tamponano i buchini ed esce la figura. Lo stucco si usa per le finestre.

Voglio ringraziare il nostro professor Andrico che ha contattato la gente che ci ha permesso di arrivare sulla volta della chiesa e ringrazio tutte le persone che ci hanno parlato e aiutato a fare questa bela esperienza.


 
Agata Cappellini
 
In questi giorni nella nostra chiesa si stanno svolgendo dei restauri e delle operazioni di pulitura.
Con il nostro professore Giammario Andrico siamo saliti sula volta della basilica. Attraverso l’architetto Lorenzini abbiamo potuto scrivere sui nostri quaderni, numerosi appunti riguardo (a restaurazione tutt’ora in atto e del lavoro svolto nei primi anni del 1900 dagli artisti dell’epoca: Angelo Cominelli che si occupò delle decorazioni architettoniche con l’intervento dei suoi studenti, e Gaetano Cresseri il figuratore (esecutore della parte figurativa). Cresseri lavorava in solitudine, immerso nel completo silenzio... per non svelare alcune delle sue tecniche ai suoi studenti, che sarebbero diventati concorrenza.
 
Affinché il colore si mantenga negli anni si dipingeva affresco: cioè sull’intonaco ancora umido. Le parti ottenute in una mattina venivano chiamate “giornate”.
 
Come prima traccia si usavano le incisioni dell’intonaco, realizzate con la tecnica dello spolvero. A terra si disegna una figura, si traccia il contorno con una rotellina che lascia dei buchini e in seguito si appoggia la figura alla parete e si tampona con un sacchetto contenente colore in polvere, il quale passa attraverso i buchi, lasciando un riferimento utile al pittore che comincia a realizzare ciò che ha già in mente. Ha già riflettuto sul suo lavoro perché i suoi disegni dipendono l’uno dall’altro.
 
Per dimostrarlo il nostro professore ci ha fatto notare una colonna che dal basso sembra alta dieci metri, ma in realtà si tratta di pochi centimetri, questo perché era tutto eseguito in prospettiva.
Nella nostra affascinante basilica, altre opere importanti sono le decorazioni architettoniche a stucco e i famosi quadri del Tiepolo il quale era un grandi artista che non dipingeva solo per chi gli commissionava il lavoro, ma per fasciare un messaggio eterno.
 
Con il tempo, il fumo delle candele che illuminavano la chiesa e la polvere hanno coperto le immagini di Cresseri, per questo Lorenzini e la sua troup stanno svolgendo queste operazioni di pulitura e ce ne hanno mostrato i passaggi:dapprima si passa con un apposita spugna che toglie il superfluo ma non il colore; in seguito si passa con una semplice spugna intrisa d’acqua ed infine si esegue il terzo passaggio con il carbonato d’ammonio.
 
Per concludere, questa particolare lezione è dovuta solo al grande sforzo del nostro professore, per noi.
E’ stata la lezione più interessante a cui abbiamo assistito.
 

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Cristiano Checchi
 
Visita alla Basilica di Verolanuova
 
Da parecchie settimane il professore di storia dell’arte ci aveva parlato della possibilità di salire sulla volta della chiesa. Pensavamo però che fosse solo una fantasticheria in quanto l’impresa era, a dir poco, ardua. Stupendo tutti, invece, martedì 23 ottobre il suo, ma allo tesso tempo nostro, sogno si è avverato. dopo aver messo d’accordo la sovrintendenza di Cremona, Mantova e Brescia, il parroco del nostro paese, il responsabile dei lavori, architetto Lorenzini e il preside della nostra scuola, ci ha potuto mostrare lo splendore delle opere che l’uomo può compiere.
 
Dopo un breve viaggio siamo stati avvolti da più di 400 metri quadri di affreschi e decorazioni. Stupendo!!!!
 
A 25 metri di altezza regnava un silenzio assoluto, solo la voce del nostro professore e del signor Lorenzini riecheggiavano, imprimendo nella maggior parte delle nostre teste qualcosa che difficilmente verrà dimenticato.
 
Tra le varie nozioni che ci ha illustrato, ciò che mi ha più colpito è stato il capire che, nonostante la superficie della volta fosse, prima dei restauri, completamente annerita, lo spettatore che stava al suolo poteva comunque ammirate gli affreschi del soffitto.
 
Questa esperienza è ormai marchiata a fuoco nei miei ricordi, dato che non è possibilità comune poter “toccare con il proprio dito” la volta di una basilica.
 
Questo episodio non è certamente labile e penso che anche da adulto me lo ricorderò e non finirò mai di ringraziare con stima e ammirazione chi me l’ha permesso: il professor Gian Mario Andrico.
  

 
Ciama Felix Leo
 
Il professore Andrico si è impegnato a fondo per portarci sulla basilica.
E’ riuscito a convincere il comitato di Mantova, Cremona e Brescia oltre al preside e altre importanti persone. Tutto ciò è servito a farci trascorrere una giornata piena di novità, diversa dal solito. Ovviamente anche il viaggio è stato insolito, perché arrivati davanti alla basilica abbiamo dovuto salire su un’impalcatura, quasi a chiocciola e salire pian piano.
 
E’ stata un’esperienza bellissima poiché si viveva una vera avventura, il salire mi eccitava già. Al contrario, non è stato così per tutti: alcuni compagni hanno incontrato delle difficoltà a causa di vertigini, confusione o nausea. Arrivati all’ultimo piano siamo entrati nella basilica vera e propria e abbiamo iniziato a vedere meglio gli affreschi. In seguito siamo saliti ancora di più, fino ad arrivare a poter toccare i dipinti (anche se non si poteva farlo).
 
Ormai all’ultimo piano l’aria si faceva più pesante e il mio respiro era affabbato (affannato) per l’emozione. Vedevo tanti affreschi da una distanza così vicina; era meraviglioso. Al piano superiore c’erano molte persone dai volti nuovi che si cimentavano con impegno nella restaurazione degli affreschi. Il “direttore” di tutto, l’architetto Lorenzini si è subito offerto di spiegarci gli affreschi da tutti i lati. C’era un religioso silenzio, adatto al luogo. La prima cosa che ci rivelò fu la pulitura degli affreschi. La “sporcizia” si era depositata e accumulata nel corso dei vari anni. La “sporcizia” anneriva gli affreschi e quindi è necessario toglierla; per la pulitura sono necessarie 3 azioni e l’opportuno equipaggiamento.
 
1) Una specie di gomma dalla forma simile a una spugna per piatti che ripuliva lo sporco più superficiale
 
2) Una spugna che viene imbevuta d’acqua e che ripuliva lo sporco più interno.
 
3) Un pennello con il bicarbonato di ammonio, che venendo applicato riporta l’affresco alla situazione precedente al deposito della sporcizia.
 
L’architetto lorenzini ci ha spiegato le differenze tra gli affreschi, di cui esistono 2 tipi e i relativi pittori. Vi sono decorazioni, che nella basilica sono fatte da Angelo Cominelli e dai suoi allievi e ci sono anche le figure del maestro Gaetano Cresseri con i suoi 440 m di affresco.
Ho anche appreso che i pittori che decoravano erano pagati con un somma di denaro inferiore ai figuristi, i quali solitamente venivano pagati a figura.
 
Cresseri era considerato un gran maestro e dipingeva sempre nella quiete più assoluta. Egli è considerato un fanatico del Tiepolo e cercava di imitarlo, utilizzando la prospettiva o altri trucchi, di cui solo lui e nemmeno i suoi alunni sapevano l’esistenza. Nonostante il suo lavoro sia superficialmente “bello” e dotato di un ottimo gusto artistico le sue opere e i suoi affreschi non possono essere considerati capolavori. In confronto al Tiepolo è considerato solo un pittore semplice. Altri segreti ci sono stati rivelati dall’architetto Lorenzini, come il dipingere sull’intonaco, ovvero il metodo dell’affresco. Questa visita mi ha fatto comprendere la difficoltà nel dipingere dei pittori di una volta e di questo sono molto grato al professore Andrico e a tutti coloro che si sono dedicati al mio sapere, come l’architetto Lorenzini e gli altri collaboratori.

 
Alice Cremonesi
 
Relazione circa gli appunti dei restauri della cupola
 
Martedì 23 Ottobre,grazie al prodigioso intervento del nostro professore di educazione artistica Gian Mario Andrico, siamo riusciti a salire sulla cupola della Basilica di S. Lorenzo, ove sono tutt’ ora in atto opere di restauro.
 
L’ architetto Lorenzini ci ha illustrato in modo molto semplice e comprensibile il quadro generale dei lavori, approfondendo poi il discorso sulle diverse fasi di pulitura.
Egli ci ha inoltre fatto capire che oggi giorno tutte le opere sono realizzate al solo scopo di businnes e nessuno ormai si preoccupa di creare dei veri capolavori d’ arte, come proprio la nostra Basilica, splendido simbolo di grande lavoro artistico e culturale.
 
Il restauro consiste prevalentemente in un intervento di pulitura suddiviso in tre parti: la prima di esse viene definita “spolverimento” e viene effettuata con una specie di gomma che permette di togliere lo sporco più superficiale.
 
La seconda pulitura si effettua invece con l’acqua e l’ultima di esse, che permette di eliminare lo sporco residuo rimasto, viene svolta grazie all’ intervento del carbonato d’ ammonio; ognuna di queste tre fasi è molto importante e deve essere svolta con la massima precisione, rispettando ogni singolo dettaglio; in questo modo si riuscirà a riportare a nuova luce le opere che gli artisti Angelo Cominelli, pittore che si occupò delle decorazioni e Gaetano Cresseri, figurista morto nel 1933, hanno realizzato nella prima metà del ‘900.
 
Queste opere raffigurative sono tutte derivate da un modello, cioè un pezzo di carta su cui viene passata una rotellina che lo fora, in seguito con lo spolvero, cioè un tampone contenente della polvere, si proietterà sulle pareti.
 
L’ architetto Lorenzini ci ha poi spiegato che per realizzare le raffigurazioni bisogna colorare a fresco e stendere dei piccoli blocchi di intonaco, chiamati” Giornate” e lavorarlo quando esso è ancora bagnato; quest’opera richiede il massimo silenzio e concentrazione, poiché non è concesso errare; una volta penetrato infatti, il colore è pressoché irremovibile.
 
Proprio per questo motivo il figurista Cresseri desiderava dipingere in religioso silenzio e solitudine, anche perché egli non voleva che altri giovani artisti potessero copiare le sue idee ed i suoi trucchi. Questo figurista inoltre adorava la pittura del Tiepolo ed imparava a dipingere studiando le sue opere nei minimi particolari.
 
Nella nostra Basilica sono presenti anche delle decorazioni a stucco, che sono state proiettate sui capitelli e sulle cornici... Esse sono state realizzate dal pittore Angelo Cominelli con l’utilizzo del “fil di ferro).
 
Oggi giorno purtroppo l’epoca dell’ arte si è ormai estinta, ma le opere dei grandi artisti del passato,che hanno segnato la nostra storia ed il nostro patrimonio culturale, verranno sempre ricordate e studiate nei minimi dettagli, per comprendere tutto ciò che l’autore avrebbe voluto trasmettere con la sua opera.
 

 
Roberto Ghirardini
 
Il professore di arte ha fatto i “salti mortali” per portarci sulla volta della Basilica e siamo partiti.
Quando siamo arrivati davanti alla chiesa ci aspettava il prete, poi siamo saliti.
Nella prima parte è andato tutto bene ma qualcuno si è sentito male.
 
Non ho mai visto un affresco così grande: su, a 28 metri di altezza, il disegno copriva 56 metri quadrati della volta. Non credevo ai miei occhi: tutte quelle persone sul muro che ci guardavano, quel cielo annuvolato da cui sbucava un po’ di luce seguita da angeli che suonavano.
 
Sono rimasto abbagliato da quell’immagine; un momento affascinante: il santo con molta altra gente davanti a un tempio; sembrava quasi che tutti coloro che erano nell’affresco si muovessero, che parlassero, perfino.
 
Io mi chiedevo: ma chi è colui che è capace di creare una tale abbagliante bellezza che mi ha fatto uscire dalla mia routin?
 
Ecco che poi l’architetto Lorenzini, colui che ci spiegava, ha detto che la persona che pensò tale opera fu Gaetano Cresseri. Ci disse che costui disegnava in assoluta tranquillità e quindi tutti quelli della sua equipe dovevano sparire.
 
L’architetto ci ha poi spiegato come togliere lo sporco delle candele e del riscaldamento. Una spugna , che però sembrava più una gomma, serviva per cancellare lo sporco superficiale; poi bisognava prendere uno strofinaccio bagnato per ripulire ancora la stessa parte e poi finire con del carbonato di ammonio.
 
Così il disegno si ripuliva e ritrovava la sua vivacità. Quel disegno era fatto su intonaco fresco.
Alla fine siamo scesi e la nostra visita è finita.
 
Devo dire che è stato magnifico; tutte quelle persone dell’affresco erano troppo vere.
Al ritorno io e Edo siamo scesi lentamente, seguiti dalle segretarie, ma siamo arrivati.
 
In più quel giorno era il mio compleanno ed è stato un regalo stupendo.
 

 
Chiara Guarisco
 
Relazione sul veduto
 
Martedì 23 ottobre avrebbe potuto essere un giorno come gli altri... Invece il nostro Professore di arte, Gianmario Andrico, è riuscito ad ottenere ciò che desiderava da molto tempo: far salire i suoi alunni di terza media sulla cupola della meravigliosa basilica verolese. Egli, giunto in classe, ci ha immediatamente informati del luogo dove ci saremmo trovati a breve; sottolineando la difficoltà con cui era riuscito ad avere il premesso di portarci fin lassù, mettendo d’accordo tanti adulti solo per noi! Immensamente entusiasti, ci siamo infilati i cappotti e ci siamo avviati velocemente verso l’uscita della scuola.
 
Per arrivare in basilica il tragitto è piuttosto breve ma, per raggiungere la cupola, il percorso è stato per qualcuno un po’ difficoltoso; probabilmente tutti quegli scalini facevano girare la testa provocando un senso di disagio e paura. Però ne è valsa la pena faticare un pochino, tutti infatti ci siamo stupiti vedendo così da vicino gli affreschi che abbiamo sempre guardato senza molta attenzione.
In seguito l’architetto Lorenzini ci ha fatto gentilmente sedere per poi “guidarci” attraverso la storia di ciò che stavamo ammirando.
 
Il suo discorso è stato piacevole: egli ci ha tenuto a precisare che tutti gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione della cupola erano bresciani; le loro opere hanno un immenso valore e di conseguenza vanno assolutamente restaurate con molta cura. Esse risalgono ai primi anni del ‘900. L’architetto, pazientemente, ci ha illustrato i passaggi per la pulitura degli affreschi; poiché essi, a causa dei fumi delle candele, della polvere, del tempo, si sono rovinati perdendo il loro colore originale.
 
La prima operazione consiste nel togliere lo strato di polvere più superficiale, utilizzando una sorta di gomma morbida; dopodiché si usa una spugna bagnata; infine si usufruisce del carbonato di ammonio, una sostanza basica che pulisce definitivamente l’affresco.
 
Il signor Lorenzini ci ha parlato di due artisti in particolare: Cominelli e Cresseri.
Il primo è l’autore delle decorazioni architettoniche a stucco, svolte con molta attenzione e pazienza insieme ai suoi allievi.
 
Gaetano Cresseri (morto nel 1933) l’autore degli affreschi, ovviamente veniva pagato di più rispetto ai decoratori; il suo salario dipendeva dalla quantità di lavoro svolto in un giorno, ogni “pezzo” viene detto infatti giornata.
 
Vista l’enorme superficie di lavoro egli doveva progettare il disegno prima di svolgerlo; l’affresco è una tecnica molto resistente poiché il colore viene steso sull’intonaco fresco.
 
Cresseri aveva molti allievi, ma quando lavorava andavano via; egli infatti non voleva svelare tutti i suoi segreti ..Inoltre era molto rispettato e veniva chiamato il Maestro.
 
Per non sbagliare si utilizzava la tecnica dello spolvero; essa consisteva nel riempire un sacchettino con il colore in polvere, dopodiché si tamponava solo il contorno della figura. Tutti i più grandi artisti (perfino Michelangelo) utilizzavano questa tecnica.
 
Invece i decoratori, che dovevano impostare il loro lavoro in prospettiva, incidevano nell’intonaco prima di realizzare la decorazione definitiva. Tutti gli artisti che hanno lavorato alla cupola avevano infatti la costruzione delle loro opere già pronta nella mente; anche l’architetto progettista, che si chiamava Tagliaferri.
 
Per concludere il suo discorso, Lorenzini ci ha rivelato che Cresseri era un grande fan” del Tiepolo, ma non sarebbe mai riuscito ad eguagliarlo. Le sue enormi tele (55 mq l’una!) infatti sono dei capolavori, svolti circa 150 anni prima degli affreschi della cupola.
 
Dopo queste due meravigliose ore che sono “volate”, siamo corsi verso la scuola felici e con la voglia di raccontare a tutti la nostra esperienza a dir poco stupenda!
 

 
Kaur Karjit
 
 
La nostra visita nella basilica non è stata facile infatti il nostro prof di artistica Gian Mario Andrico per ciò ha dovuto chiedere il permesso di tante persone. La nostra classe si considera molto fortunata perché il permesso che abbiamo ricevuto dal Preside che era il responsabile di tale fatto.
Un lustro fa la classe 3ª non ha avuto questa fortuna di visitare un luogo che sarebbe stata la loro prima e, forse, l’ultima volta.
 
Questo viaggio per alcuni ragazzi non è stato facile perché l’altezza era molto alta, circa 40 m, e con l’andamento reso a zig zag a alcuni ragazzi girava la testa ed e3ssi hanno avuto bisogno dell’aiuto delle segretarie per proseguire questa avventura.
 
Tutta questa fatica non è stata inutile, infatti, quando siamo arrivati alla cupola, dipinta da Cresseri, ci sembrava di avere sopra di noi un cielo dipinto, dove i colori brillavano, ma ancora incompleto.
Queste due ore ci sono sembrate due minuti e secondo me sono state le più belle della mia vita.
Cresseri Gaetano, morto nel 1933 depuliva l’affresco.
 
Egli lavorava da solo per tenere come segreto le sue tecniche, infatti quando arriva lui tutti i suoi allievi andavano via.
 
Gli artisti di un tempo erano molto più bravi di quelli di oggi: le cose di un centimetro le facevano sembrare di un millimetro.
 
Anche sulla cupola di Verolanuova ci sono delle colonne di un centimetro, state misurate dal Prof. Andrico per curiosità che sembravano da sotto di 3 o 4 metri.
 
Ci sono diversi tipi di artisti:
1 - Figuristi sono coloro che fanno solamente le figure, essi vengono pagati dal numero di figure che disegnano
2 - Decoratori erano coloro che avevo il compito solamente di decorare, essi venivano pagati di meno rispetto ai figuristi.
Le parti che un artista le faceva in un giorno venivano chiamate giornate.
 
Tutto questo argomento di due ore mi è piaciuto molto e spero che anche le altre terze riescano ad avere questa fortuna.
 

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Pierluigi Moimare
 
Impressioni sul viaggio
 
Andata
 
L’impalcatura esterna che portava sulla volta della basilica di S. Lorenzo era fatta di ferro ed cera molto alta. Io avevo molta paura vedendo quella scalinata perché pensavo che era interna. La magior parte dei miei compagni non avevano paura a salire, al secondo piano io volevo già scendere. Mi ha incoraggiato una persona che si chiamava Giacomo. Continuando a salire mi accorsi che ero molto in alto e avevo molta paura. In cima all’impalcatura c’era un’asse di legno che portava dentro un buco che faceva da porta della volta. Per andare sulla volta c’erano delle altre impalcature interne. Arrivati sulla volta della chiesa era come stare su una soffitta che a volte traballava quando i restauratori camminavano.
 
Relazione sulla veduta ... e su ciò che ho capito
 
La sulla volta si vedevano gli a freschi che avevano tutto un altro significato da vicino che da lontano. In mezzo alla volta c’era un affresco molto grande che rappresentava un palazzo abitato da Santi, tra cui c’era S. Lorenzo e angeli. In mezzo a questo a fresco stupendo c’era una crepa che lo tagliava in due, era la crepa causata dal terremoto. Lì, sempre nello stesso a fresco, c’erano raffigurate delle colonne che in realtà misurano 50cm e dal basso sembrano lunghe 6 o 5 metri. Nella facciata della volta sopra l’altare si vedeva una scritta che significava adorate Dio. La sotto la scritta c’era una fessura dove si vedeva l’altare e faceva molta impressione. L’architetto Lorenzini ci ha fatto vedere degli strumenti di pulitura che sono:
1.          una gomma morbida che toglie lo sporco;
2.          pulitura(acqua);
3.          carbonato d’armonio;
4.          ammoniaca.
Poi ci ha spiegato che l’intonaco bisogna metterlo a pezzi.
 
Ritorno
 
Al ritorno è stato meno pauroso, la parte più vertiginosa era quella sull’asse che collegava all’esterno della scalinata fatta di ferro.
 
Ritornando giù, sempre accompagnati da Giacomo, scendemmo e finalmente toccammo terra.

 


 
Armando Muharremi
 
Il 23 Ottobre, era un martedì, il nostro professore Gianmario Andrico con il consenso del preside
della scuola media, ci ha portato a vedere il restauro della basilica di Verolanuova. Durante la salita dei gradini alcuni miei compagni hanno avuto difficoltà perché soffrivano di vertigini, ma sono riusciti a salire.
 
Arrivati al volta della chiesa ci aspettava l’architetto Lorenzini, il quale ci ha mostrato le fasi di lavoro che bisogna fare per togliere lo sporco, che a procurato a causa del fumo delle candele e riscaldamento della chiesa in questi ultimi anni.
 
Le fasi sono:
1-con una gomma si toglie il primo strato di sporcizia
2-si bagna con un po’ d’acqua
3-con il carbonato di ammonio si passa col pennello.
 
Il dipinto coperto dallo sporco era di Gaetano Gresseri (morto nel 1933); quando dipingeva voleva assoluto silenzio, non voleva nessuno attorno avendo anche paura che i suoi allievi imparassero il suo stile, e un giorno che lo potessero
superare.
 
Le figure toccavano a Gresseri, invece le decorazioni a Angelo Cominelli e i suoi allievi. Gaetano doveva fare solo una piccola parte di dipinto al giorno, quando l’intonaco era ancora fresco dopo aver messo il pennello sull’ intonaco non potevi più tornare indietro a cancellare, dovevi fare molta attenzione.
Gresseri doveva confrontarsi con Tiepolo. Tra loro due c’era un abisso.
 
Il tempo è passato molto veloce, dovevamo tornare a scuola. E’ stata un’esperienza unica che probabilmente non capiterà più nella mia vita.
 

 
Carolina Sala
 
VISITA ALLA BASILICA DI S. LORENZO A VEROLANUOVA
 
Il 23 ottobre la classe terza C è partita per un viaggio alla scoperta del lato artistico della nostra Basilica. Per poter far questa uscita il nostro professore di arte Andrico ha dovuto coinvolgere: il direttore della nostra scuola, il nostro parroco, l’organizzatore dei restauri e infine le sovrintendenze di Brescia, Cremona e Mantova.
 
Noi eravamo entusiasti di avere la fortuna di poter vedere da vicino gli affreschi.
Qualcuno di noi, però, ha avuto qualche problema a causa dell’altezza, ma alla fine tutti siamo arrivati a destinazione.
 
Oltre al nostro professore c’erano due segretarie impaurite, ma entusiaste. Per poter arrivare sulla volta della chiesa abbiamo percorso una scala esterna che ci portava poi all’interno dove passavamo in stretti cunicoli. Ad accoglierci c’era l’architetto Lorenzini che aveva il compito di spiegarci quello che avremmo visto.
 
Per poterci parlare degli affreschi ci ha fatto in breve la loro storia e dicendoci anche che tutti i vigoristi (figuristi) prima di iniziare un lavoro avevano un progetto, volevano lavorare da soli sia per non essere disturbati sia perché così non dovevano spiegare tutti i loro trucchi agli allievi, e che gli artisti per potersi esprimere dovevano girare il mondo per poter vedere le opere più importanti.
Gli affreschi e i decori sono stati fatti i primi da Gaetano Casseri e i secondi da Cominelli tra il 1902 e il 1903, prima di questa data la volta era bianca.
 
Lorenzini ci ha spiegato come si fa a pulire gli affreschi senza rovinarli, per far questo occorrono:
- una gomma
- uno straccio imbevuto d’acqua
- carbonato d’ammonio
- pittura
Con tutti questi passaggi l’affresco ritorna alle origini.
 
Prima di dipingere un affresco bisogna passare sul muro l’intonaco e poi si inizia a dipingere con colori indelebili che da asciutti cambiano il colore.
Per poter riportare il progetto sul muro gli artisti facevano la sagoma di ogni singola figura sul cartoncino e poi con una rotella li ripassavano così
la sagoma era bucherellata, poi veniva appoggiata sul muro e con uno straccio con pittura in polvere e acqua lasciava il contorno.
L’artista faceva un pezzo di affresco al giorno e questo veniva chiamato giornata.
 
In tutti gli affreschi c’è la prospettiva; una particolarità degli affreschi è che da lontano le figure sembrano enormi, ma in realtà sono molto piccole e questo è un segreto degli artisti.
Nella nostra chiesa ci sono più do 440 metri di affreschi.
 
Questa esperienza è stata per me molto significativa perché quello che ho visto mi ha colpito per la sua particolarità. Penso che essa sarà impossibile poterla ripetere.
 
Ringrazio il mio professore di arte e tutte le persone che hanno reso possibile la visita agli affreschi della nostra basilica.
 

 
Ricardo Arturo Vasquez Vega
 
VISITA ALLA BASILICA DI VEROLANUOVA
 
Il viaggio per andare sulla volta della Basilica di Verolanuova, organizzato dal professor Andrico, non è stato per mente facile, perché ad alcuni compagni girava la testa, mentre un altro aveva paura di salire. Infatti, per arrivare in cima, dovevamo percorrere una scala alta venticinque metri e girare sempre a sinistra.
 
Terminata la scala, siamo passati attraverso una specie di finestra, dopo la quale abbiamo attraversato un piccolo ponte, abbiamo scavalcato un muro spezzato, una serie di altri ponti e poi siamo giunti sotto la volta. Qui abbiamo assistito alla spiegazione a proposito del lavoro in fase di allestimento e dell’attuale fase di restauro dopo le scosse del 2004.
 
La cupola, progettata nel XVII secolo, è stata dipinta nel XIX-XX da Angelo Cominelli e Gaetano Cresseri, entrambi bresciani; il primo ha dipinto le decorazioni e le finte strutture architettoniche, mentre il secondo ha dipinto la parte centrale con la scena di S. Lorenzo. È stata utilizzata la tecnica dell’affresco che fa durare di più i dipinti, anche se però non si può correggere il lavoro che è stato fatto. Per non sbagliare è stato usato lo spolvero, che hanno usato grandi artisti come Leonardo da Vinci e Michelangelo.
 

 
Edoardo Venturini
 
Era un martedì molto speciale il 23 ottobre. Siamo andati1 accompagnati dal professor Andrico e da due segretarie in cima alla basilica di Verolanuova. E’ stata un’esperienza “strana” ma indimenticabile.
Grazie al nostro professore, al preside della nostra scuola e a tutti i restauratori,abbiamo potuto fare questo viaggio. Quando siamo arrivati alla chiesa abbiamo visto un’altissima scalinata,e ci siamo spaventati, ciononostante le persone che avevano paura ce l’hanno fatta lo stesso e ne è valsa la pena.
 
Il viaggio di andata è stato piuttosto caotico, perché alcune persone avevano dei timori, mentre il viaggio di ritorno è stato più tranquillo, perché ormai la paura era quasi superata. Quando siamo arrivati a 25 M di altezza il traguardo era raggiunto, anche se la scalinata continuava ancora per qualche metro. Arrivati in cima, abbiamo atteso che arrivassero tutti i nostri compagni e abbiamo dovuto arrampicarci su altre tre scale, e finalmente siamo arrivati a destinazione a 40 M d’altezza.
 
Siamo rimasti molto colpiti dalla bellezza delle pitture, e per noi era un onore vederle da così vicino. Ci hanno detto di guardarci un po’ in giro, successivamente ci hanno fatto sedere. Il capo-restauratore Lorenzini, ci ha spiegato varie cose sulle chiese. Ci ha detto che al giorno d’oggi le persone non sono più disposte a investire i soldi per costruire le chiese.
 
Il restauro è una cosa molto delicata, da fare con calma e con cura. Per fare questo lavoro occorrono diversi attrezzi:
-“Gomma per cancellare”: è una speciale gomma che serve per cancellare lo sporco sulla pittura senza rovinare essa.
-“Spugna con acqua”: una spugna bagnata che elimina in modo accurato lo sporco
-Pennello con carbonato d’ammonio: Bisogna aspettare che il punto da pulire si sia asciugato dopo l’uso della spugna; questo pennello elimina definitivamente lo sporco.
 
Per fare delle pitture belle e efficienti, bisogna prima di tutto stendere l’intonaco sul pezzo di parete o soffitto sulla quale vogliamo dipingere, e mentre essi è fresco bisogna pitturare. Per questo motivo l’intonaco va spalmato giorno per giorno, per evitare che si asciughi e che il dipinto venga rovinato.
Un secolo fa, mentre il pittore Cresseri stava dipingendo il soffitto della chiesa, il muratore stendeva l’intonaco di cui aveva bisogno, e poi se ne andava per lasciar da solo il “Maestro”, perché se il pittore sbagliava a disegnare, non poteva più correggere l’errore, quindi aveva bisogno di molta concentrazione.
 
I pittori devono anche tener conto della prospettiva, perché sono talmente bravi che fanno sembrare più grandi le pitture. Per disegnare perfettamente bisogna avere anche una carta grossa come tutta la parete, bisogna poi disegnarci sopra e grazie ad un tampone bagnato,si può riportare la figura sul soffitto. Cresseri era molto bravo, difatti disegnava un angioletto in quattro pennellate.
 
Finita la spiegazione dovevamo andar a vedere un’altra parte di chiesa, ma il tempo a nostra disposizione era finito e siamo dovuti tornare giù.

E' stata un'esperienza memorabile che pochissime persone hanno avuto l'occasione di fare.

 


 
Veronica Visenda
 
Mattinata  speciale
 
Era martedì 23 ottobre.
 
In questa giornata la mia classe 3ª C ha vissuto un’esperienza abbastanza insolita. Il nostro professore Gian Mario Andrico è riuscito a mettere d’accordo la soprintendenza di Brescia, Cremona, Mantova, il preside della scuola media, il prevosto e tutti i parroci per farci ammirare da molto vicino la volta della basilica del nostro paese. E’ entrato in classe annunciandoci la notizia. Noi eravamo tutti eccitati perché stavamo per vedere cose che senza questa iniziativa non avremmo mai potuto conoscere.
Abbiamo così intrapreso il cammino. Siamo arrivati sotto la scala esterna alta 30 m, che dovevamo affrontare. Ho pensato ‘Non ce la farò’ ma la voglia di riuscire ad entrare era troppa, tanto da abbat­tere quel poco di paura che portavo con me. Un gradino dopo l’altro sono riuscita e anche i miei compagni; qualcuno con difficoltà, qualcuno senza. Arrivata, ho sospirato,ma mi attendeva ancora un? altra scalata.
 
Lassù c’era un gruppo di restauratori che ci aspettavano. Ci siamo seduti sopra le impalcature e abbiamo iniziato la lezione, secondo me la più magnifica di tutte perché non eravamo seduti dietro un banco ad ascoltare la/il professoressa/ore che spiega ma sotto la volta della basilica a 40m d’altezza.
 
Il nostro professore ci ha introdotto spiegandoci alcuni aspetti del mondo moderno: oggi gli uomini non costruiscono più chiese perché non hanno la capacità di fare grandi sforzi stando giorni e giorni con il viso che guarda in alto per dipingere. Quello che ora costruiscono ha solo funzione materiale. L’architetto Lorenzini, direttore dei lavori di restauro, ha poi iniziato informandoci come avviene la pulitura della ‘sporcizia’ dovuta all’accumulo della polvere che il riscaldamento e il fumo delle candele mettono in moto. Il compito si divide in tre parti:
 
viene usata una gomma che toglie la polvere superficiale. Questa non rovina la pittura.
viene strofinato un panno bagnato d’acqua. Esso migliora la situazione
viene usato il carbonato d’ammonio (con ammoniaca), sostanza basica.
 
La pittura della volta l’ha effettuata Gaetano Cresseri mentre le decorazioni Angelo Cominelli con i suoi allievi. Il primo lavorava in solitudine per non svelare tutti i trucchi ai principianti. Alla fine è riuscito a pitturare ben 440 mq d’affresco. I figuristi venivano pagati per il numero delle figure e di più dei decoratori.
 
Per avere una pittura resistente già ai primi del 1900 si utilizzava la pittura a fresco: il muratore stendeva pezzi d’intonaco chiamate ‘giornate’ le quali venivano lavorate quando ancora bagnate. Questa tecnica richiede fatica, destrezza, sicurezza e capacità grafica. Non si può sbagliare perciò l’artista faceva dei progetti.
 
Per avere l’incisione nell’intonaco compivano tre passaggi:
 
1. su un foglio si disegnava la figura che si voleva riportare. Questo si appoggiava al muro.
 
2. l’immagine veniva ritagliata con una rotellina
 
3. si effettuava lo spolvero utilizzando un tampone costituito da un sacchetto contenente colore in polvere
 
Le decorazioni si potevano svolgere con lo stucco cioè con pezzi di ferro invece di pennelli.
Cresseri si è voluto misurare con il Tiepolo impegnandosi tanto ma nonostante ciò non è riuscito a realizzare un capolavoro. Tiepolo al contrario è eterno e le sue opere trasmettono grandi significati. Alla fine delle due ore oltre ad aver acquisito tutto ciò che ho scritto ho imparato un messaggio:
 
Ora gli uomini non hanno più la chiave per capire quando qualcosa è un capolavoro e quando no. L’archittettura moderna ha raggiunto poche volte grandi risultati. L’epoca artistica si e conclusa.
 
Peccato!!
 

 
Sara Voltattorni
 
Era un martedì di sole. Accompagnati da due segretarie e dal professor Giammario Andrico, noi ragazzi di 3ª C siamo andati in chiesa per osservare il grande affresco di Gaetano Cresseri e le decorazioni di Angelo Cominelli. Durante la salita due compagni si sono fermati per la paura, che ha provocato loro un bel mal di testa; per salire sono stati aiutati.
 
Al nostro arrivo abbiamo osservato il magnifico affresco e l’architetto Lorenzini ci ha commentato alcune cose sul pittore Cresseri e sul decoratore Cominelli.
 
L’architetto ci spiegò che il termine “restauro della chiesa” è un intervento di pulitura e per effettuarla i restauratori hanno bisogno di vari oggetti: la gomma che cancella lo sporco dell’affresco, anche se non del tutto. Questa fase si chiama spolveramento. Subito dopo si bagna tutto con acqua che fa sparire ancora un po’ lo sporco; quando si asciuga tutto, si usa il carbonato d’ammonio che sparire del tutto lo sporco.
 
Cresseri veniva alla mattina presto e andava via dopo sei o sette ore; veniva da solo, senza la compagnia dei suoi allievi, per far si che loro non imparassero le sue tecniche segrete.
 
Per svolgere bene quel lavoro voleva il silenzio e per quelle lunghe ore stava in piedi con il collo piegato rivolto al vòlto. In un giorno riusciva a fare un gran pezzo di affresco. Osservando bene si vedono i pezzi d’intonaco che ogni giorno metteva Cresseri.
 
Secondo l’architetto Lorenzini, i figuristi venivano pagati di più rispetto ai decoratori perché i figuristi facevano un lavoro più grande che portava loro più denaro.
 
Per effettuare alcuni disegni utilizzavano il tampone, cioè un sacchetto con dentro del colore in polvere che passavano sulle fessure di un foglio; trasportavano così il disegno sull’intonaco. Quest’epoca meravigliosa finì nel 1950.
 
Noi siamo stati molto fortunati per la possibilità della visita che non ci capiterà più nella nostra vita.
Leggendo questo articolo avrete detto che tutto ciò sia stato pericoloso per noi ma non è assolutamente vero perché, con la nostra curiosità, non ci siamo fermati, anche se due nostri compagni stavano male. Noi non siamo come l’uomo di quest’epoca e con questo discorso ve l’abbiamo dimostrato.
 

Grazie a tutta la Terza C e al professor Gian Mario Andrico

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