targa.gif (40025 byte)

COMUNITA' GUARULHOS - Brasile


Diario di Bordo


Comunità
Guarulhos

e-mail:
mail.gif (2809 byte)


Torna a
Guarulhos

Tutte le nostre
comunità

 

Home Page

isabel-01.JPG (40636 byte)
Sulla Rotta della Storia

 


Suor Isabel è tornata in Brasile

Dopo un anno di permanenza in Italia, per conoscere ‘da vicino’ la famiglia religiosa delle Suore Operaie, il 23 Marzo, Suor Isabel Santana è ritornata nella sua terra. Prima di partire ha risposto alle nostre domande.


Suor lsabel, sei suora operaia, figlia del beato don Tadini.
Cosa significa per te?

Significa, aver coscienza di essere donna’ e donna consacrata, che come figlia di don Tadini, ha ereditato la missione di vivere il Vangelo nel mondo del lavoro. Questo è bellissimo, ma è anche una forte sfida. Il messaggio del Padre Fondatore ha già cento anni, ma in Brasile siamo agli inizi di questo cammino, tuttavia abbiamo la gioia di essere in una realtà dove questo messaggio è attualissimo.

Perché ti ha colpito la spiritualità e il carisma delle suore operaie?

Anzitutto è stata la quotidianità’, la ‘ferialità’ che segna la spiritualità e il carisma delle Suore Operaie. Subito ho sperimentato: la ‘semplicità’ che fa della comunità una nuova Nazareth; la ‘gioia’ di chi ha trovato Dio e ha imparato a vivere accanto a Lui; l’amore’ alle persone e alle piccole cose, ‘l’accoglienza’ a chi a loro si avvicina.

Tramite le sorelle ho conosciuto un Dio che nella semplicità del quotidiano, nel lavoro, già redime il mondo.

E’ da questa spiritualità che nasce il carisma che mi ha colpito e del quale dicevo: Ma che coraggio!". Questa spiritualità porta la suora a vivere la sua missione nel posto più ordinario, quotidiano dell’umanità e forse più carente di Dio: il mondo del lavoro.

Chi è per te il padre fondatore?

Un Uomo profondamente innamorato di Dio. Questo l’ha reso sensibile alla sofferenza e ai bisogni della sua gente.

Dall’esperienza dell’amore di Dio ha potuto guardare l’umanità con gli occhi di padre. Aperto allo Spirito è diventato ‘braccio di Dio’ per le ragazze che lavoravano, facendo nascere le Suore Operaie per la promozione umana e spirituale del mondo del lavoro.

Ti senti realizzata come suora operaia della Santa Casa di Nazareth?

Direi di si. Realizzata come persona nella scelta fatta, nell’identificarmi con il carisma e la spiritualità di Suora Operaia e nella vita vissuta con le sorelle.

Sono veramente felice. Ciò non toglie le difficoltà, siamo persone umane e limitate, anche noi facciamo fatica a vivere la pienezza del dono di noi stesse al quale siamo state chiamate. Del resto, la realizzazione della vocazione non è mancanza di limiti, ma essere felice in quello che siamo e facciamo.

Nel tuo lavoro sei stata capace di trasmettere l’amore di Dio?

E un po’ difficile rispondere. Nelle varie esperienze di lavoro, tanto da novizia come da suora, le mie compagne e compagni di lavoro - senza sapere che ero religiosa -indagavano sulla mia vita e dicevano: Hai qualcosa ‘in più’. Come mai sai ascoltarci, capirci, valorizzarci? Perché sei così gratuita?". Forse la risposta era proprio qui, dentro questo mistero, questo non capire da parte loro l’Amore di Dio che cercavo di testimoniare.

Hai vissuto un anno in Italia. Parlaci della tua esperienza.

In Italia ho esperimentato tante cose, ho conosciuto la mia Famiglia Religiosa, tante sorelle che non conoscevo e vivere in diverse comunità: Casa Madre, Passirano, Roma, Dimaro, Misano ... Ho fatto anche l’esperienza di lavorare in fabbrica, a Padova, in una cooperativa gestita dalle nostre suore. Tutto questo mi ha arricchita e maturata ulteriormente. E stato molto bello conoscere le varie attività, specialmente incontrare le sorelle più giovani: postulanti, novizie, Juniores, scambiarci le esperienze per vivere con gioia la nostra vocazione. Ma, ringrazio il Signore e i miei Superiori, per avermi dato la possibilità di partecipare al grande dono della beatificazione del Padre Fondatore. Un avvenimento unico che porterò sempre nel cuore.

Suor Isabel, un’ultima domanda: qual è il tuo messaggio di suora operaia brasiliana?

A te che mi leggi e che sicuramente credi in Dio dico: non avere paura di lasciare che la tua fede, come luce che hai in testa, scivoli fino al cuore e lì diventi amore, misericordia, compassione, come i sentimenti di Gesù. Lascia che dal cuore, i tuoi sentimenti prendano il cammino nelle vene, girino per il tuo corpo, diventino azione nei tuoi piedi, nelle tue mani, sorriso nella tua bocca, sguardo accogliente e orecchi attenti. Così, sarai vero cristiano perché Gesù è parte dite. E dove sarai, anche nel tuo lavoro, dove l’interesse sembra solo materiale ed economico, potrai essere strumento di realizzazione umana e di evangelizzazione cristiana.

isabel-02.JPG (28104 byte)