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Guarulhos (Brasile) 4 Novembre 2000
Suor Isabel Santana ha detto il suo "Si - per Sempre -", nelle mani della Madre Generale, suor Emma Arrighini, alla presenza di numerosi sacerdoti.
Ha presieduto la Solenne Concelebrazione Eucaristica Sua Ecc.za Dom Luiz G. Bergonzini, Vescovo di Guarulhos (Brasile).
Numerosissima la partecipazione di fedeli, amici, familiari, che hanno accompagnato il sacro rito con canti, musiche, danze e, tanta-tanta gioia nel cuore e sul volto, rendendolo un momento di lode, di esultanza, di offerta e di gratitudine a Dio. Pubblichiamo la bella intervista che suor Isabel ha rilasciato per le lettrici e i lettori di "Lavoro & Vita".


Suor Isabel, perché ti sei fatta suora?

Non tutto è spiegabile in questo mondo; in ogni cosa c’è sempre una parte di mistero. Forse è quello che appartiene a Dio; dobbiamo lasciare a Dio di essere Dio. Però, il suo mistero Lui ce lo rivela pian piano, nella misura in cui noi apriamo ogni giorno il nostro cuore al Suo Amore. Anche nella mia vocazione c’è una parte di mistero, di sacro, che appartiene a Dio. Come tutte le ragazze anch’io sognavo di sposarmi e di essere felice nel matrimonio, ma tra un sogno e l’altro ne entrava uno diverso, più grande: quello di vivere e di realizzare il ‘sogno d’amore’ di Dio per me. Questo desiderio o chiamata è cresciuto man mano che mi avvicinavo alla Sua Parola, alla comunità cristiana, alla Chiesa, alla gente bisognosa. Si é manifestato pienamente nel conoscere le Suore Operaie e di conseguenza, anche attraverso il confronto con il mio ambiente di lavoro.

I voti di povertà, castità, obbedienza, sono un limite alla tua libertà?

Sarebbero un limite se la povertà fosse vissuta soltanto come privazione di cose, la castità come fuga dall’amore e l’obbedienza un’infantile dipendenza. Essendo ancora in tempo di formazione, il mio impegno è di vivere i voti integrandoli con la mia persona, il mio essere donna consacrata.

La povertà è guardare chi sono e cosa sono le cose per me, per arrivare nella libertà a vivere come ci insegna S. Ignazio di Loyola: "Usare delle cose nella misura che ci portano a Dio, lasciandole nella misura che ci allontanano". Vera libertà in contrasto col mondo contemporaneo...

Vedo la castità come cammino d’amore. Chiamata ad amare e amare in pienezza, con un amore che non è vero se non vissuto concretamente nel quotidiano. Perciò, il vero amore ci libera: cuore aperto ad amare in ogni istante chi è più vicino a noi. L’obbedienza cerco di viverla come ricerca incondizionata della volontà di Dio.

Lui mi vuole libera e matura per il Suo servizio. Vissuti in questo modo, credo che i voti non mi limitano come persona, anzi, aprono ad un vero cammino di libertà e di maturità.

Che significato ha il lavoro nella tua vita?


Ho l’abitudine di dire che ho lavorato da quando sono nata. Ancora piccolissima, la mamma mi conduceva con sé nel lavoro dei campi, deponendomi su un’amaca che legava tra gli alberi.
Crescendo, continuavo ad andare nei campi insieme ai miei fratelli più grandi, aiutando così, i nostri genitori, ma appena avevamo la forza sufficiente, ci veniva regalata una piccola zappa.
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Più che la fatica del lavoro, contava la gioia di possedere una zappa tutta per noi e di essere accanto al papà e alla mamma, nei loro lavori.

Crescendo, il lavoro diventava più serio. Ricordo che da adolescente, il fatto di guadagnare qualche soldo mi faceva superare la fatica. Dopo i diciassette anni di età, mi sono trasferita nella grande città di San Paolo e lì ho potuto trovare lavoro in una fabbrica. Ho conosciuto anche le Suore Operaie e di conseguenza ho scoperto il mio lavoro come luogo di missione.

Così, attraverso questa ricca maturazione, il lavoro è parte integrante della mia vita.

Non è una condanna o un peso come per tanti, ma una dimensione importante della mia esistenza: il lavoro mi ha fatto e mi fa crescere come persona, specialmente nella mia umanità e spiritualità.

Che legame c’è tra fede e lavoro?

La fede mi fa vedere il mondo con gli occhi di Dio e avventurare nel mondo del lavoro con una speranza che mi spinge al di là delle difficoltà e delle sfide.
Mi invita a scoprire Dio presente in ogni compagno fatto a immagine Sua e mio fratello.

Ogni volta che leggo la Parola di Dio, la medito, vedo quanto mi manca ancora per viverla.

Così, nel mio lavoro, nella mia vita quotidiana, la fede alimentata dalla Parola, diventa vera e non fuga: mi fa soffrire davanti all’ingiustizia e gioire davanti ai piccoli gesti di solidarietà. In questo modo il lavoro, come dimensione importante della mia vita, diventa spazio per vivere la fede.

Il "si" per sempre ti fa paura?

L’uomo contemporaneo vive preso da tante paure e insicurezze.

Ha paura di assumere un impegno per tutta la vita. Così dice a se stesso: "Oggi decido così, domani vediamo". Nella nostra società Latino Americana questo modo di pensare è molto forte, specialmente nel matrimonio: "O non mi sposo, o se lo faccio, lo faccio finché dura: se non funziona, pazienza!". So che il mio futuro è si ‘grazia’ di Dio, ma dipende anche da me costruirlo con molta responsabilità e impegno.


Perciò, ho il desiderio vivissimo di donarmi tutta al Signore e per sempre, anche se ciò non toglie le difficoltà che incontrerò sul mio cammino, ma ho la consapevolezza e la certezza di essere unita al Signore; questo mi dà la forza per affrontarle e superarle con coraggio, affidandomi a Lui che mi dice: "Fidati, ama e donati" senza paura.

Suor Isabel

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