La Lettera del Vescovo
al termine della Visita Pastorale

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Cari Sacerdoti, Religiose, Consacrate e Fedeli Laici della Zona Pastorale Bas­sa Centrale della Beata Paola Gambara,
 
Dal venerdì 14 gennaio, per tre giorni la settimana, sono rimasto con voi e si è conclusa la Visita Pastorale la domenica 30 gennaio a Verolanuova.
Ho avuto la grazia di celebrare la memoria della Beata Paola Gambara il 23 gennaio a Breda Libera.
Ho condiviso con i sacerdoti e le comunità, soprattutto con i Consigli Pastorali e i Catechisti, l’impegno di continuare ad annunciare il Vangelo in comunità che lo portano nelle proprie radici ed hanno bisogno di riappropriarsene per ripartire con una fede adulta, passando dalla consuetudine alla convinzione, per integra­re la fede con la vita. Abbiamo sentito insieme il bisogno che le nostre comunità devono attestarsi sulla centralità della fede e rifare proprio il compito di educarvi le giovani generazioni.
 
Nel corrente anno pastorale si dia attento rilievo alla mia lettera del 4 luglio scorso che, nel cammino di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, rico­nosce la famiglia come luogo privilegiato della esperienza e trasmissione della fede.
 
***
 
Con questa mia lettera intendo far seguito a quella scritta da Mons. Bruno Foresti a conclusione della sua Visita Pastorale in codesta zona e, fra i punti in quella sviluppati, coglierne alcuni da sottolineare ed intensificare.
 
Divido la lettera in due parti. Nella prima raccolgo gli aspetti prioritari e che ri­guardano particolarmente codesta zona. Nella seconda darò alcune indicazioni, comuni anche alle altre zone pastorali già visitate.
 
Prima parte.
 
I. La visita pastorale è stata intesa come “il Vangelo che continua” secondo la connotazione di Paolo VI e si è sforzata di ridestare nelle comunità della zona il senso della diocesi come Chiesa particolare dove «si incarna la Chiesa univer­sale» (EN 62): il vescovo pastore di tutta la diocesi ha fatto crescere nelle sin­gole parrocchie e possibili unità pastorali la dimensione diocesana.
 
Anche alla zona pastorale Bassa Centrale della Beata Paola Gambara richiamo quanto ho scritto nella Scelta Pastorale del 1999 inerente l’impegno della Nuova Evangelizzazione: «Solo una Nuova Evangelizzazione può assicurare la rina­scita o la crescita di una fede limpida e profonda».
 
Questa chiede innanzitutto ai presbiteri la capacità di rapporti interpersonali di amicizia in modo da poter testimoniare la fede in comunione. É necessario alimentare la volontà, già in atto, di farsi famiglia sacerdotale che insieme condivi­de, programma, si appassiona, coopera nella responsabilità della zona valican­do il puro ambito parrocchiale.
 
Questa è la condizione per ottenere che i laici, giovani e adulti, superino il loro restare sulla soglia e scelgano di condividere le responsabilità della vita eccle­siale e non restino distaccati considerando la parrocchia realtà solo dei preti o dei religiosi.
 
lI.         La comunità parrocchiale offra ai fedeli la possibilità di un vero cammino di fede ed una gioiosa esperienza di Dio mediante una nuova propo­sta del Vangelo che penetri nella vita della gente e susciti nuove energie so­prattutto laicali.
 
Le comunità parrocchiali facciano propria la nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana “il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cam­bia” del 30 maggio scorso per un processo di rinnovamento missionario che coinvolga tutti, che veda il convinto convergere di ministri e di fedeli, di tutte le realtà ecclesiali.
Ogni parrocchia provveda a dotarsi del Consiglio Pastorale e del Consiglio per gli Affari Economici.
I consigli pastorali incrementino la riflessione teologica e spirituale e adottino come metodo e stile di lavoro il discernimento spirituale comunitario come ab­biamo sperimentato nel convegno ecclesiale del maggio 2003 e nel corso dei nostri incontri durante la visita, improntati all’ascolto reciproco e alla fede-fiducia nei doni che lo Spirito offre ad ognuno.
lì parroco abbia cura di guidare il consiglio pastorale nella considerazione che i fedeli laici sono corresponsabili e nella volontà di costruire insieme le decisioni. Fra i fedeli non siano dimenticati i più deboli: gli ammalati e i vecchi e quanti si trovano in manifesta inferiorità fisica, handicappati, portatori di disagi psichici, e si educhi ad accogliere la sofferenza come offerta e testimonianza alla Croce di Cristo (I Pt 5, 1). Anche gli anziani sono una presenza preziosa come esempio di saggezza nella famiglia e servizio di volontariato nella comunità.
 
III.        Richiamo quanto ho scritto circa la Iniziazione Cristiana dei Fanciulli e Ragazzi cui ha fatto seguito la nota pastorale dei vescovi italiani sul volto mis­sionario delle parrocchie che riprendo: “Un riferimento si impone, se si vuole che le nostre parrocchie mantengano la capacità di offrire a tutti la possibilità di accedere alla fede, di crescere in essa e di testimoniarla nelle normali condizio­ni di vita” (n. 7).
 
lì nuovo modello di ICFR presentato da me il 15 agosto 2003 corrisponde al “ripensamento” di cui parlano i vescovi italiani nel numero citato.
 
Chiedo quindi alla zona della Bassa Centrale Beata Paola Gambara di accoglie­re con fiducia e di attuare con coraggio questo nuovo modello di ICFR.
 
IV.            In vista di una evangelizzazione più efficace e per favorire un migliore coordinamento delle forze vive sul territorio, chiedo che sia favorito il dialogo fraterno fra parrocchie vicine (Unità Pastorali) attraverso una collaborazione pastorale organica, soprattutto nel settore della pastorale giovanile, scolastica e sociale.
In codesta zona pastorale sarà opportuno procedere alla costituzione di due Unità Pastorali: fra le parrocchie comprese nel Comune di Pontevico e Alfia­nello, e fra le parrocchie di Verolavecchia, Verolanuova, Cadignano, Monticelli d’Oglio.
 
V.        I giovani nelle comunità vanno accolti come «dono speciale dello Spirito di Dio alla Chiesa» e ne «costituiscono una forza ecclesiale».
 
Sia incoraggiata l’esperienza interparrocchiale della preghiera mensile dei gio­vani.
 
Sia costituita la Consulta Zonale di Pastorale Giovanile.
Luogo di formazione è l’Oratorio dove i sacerdoti vorranno essere animatori di formazione, aiutati da educatori laici: questi vanno preparati. Va rilanciata negli Oratori la formazione e la spiritualità puntando sulla qualità della “proposta educativa”.
 
Nella formazione dei giovani sia data la dovuta attenzione alla loro preparazio­ne per i servizi inerenti la carità politica, presentandoli come un dovere civico e cristiano e se ne incoraggino le vocazioni.
Chiedo che, in collaborazione con altre zone pastorali, vengano attivati degli in­contri periodici e sistematici di formazione al sociale e al politico analoghi alle ‘scuole di formazione politica’.
 
Nella considerazione della realtà giovanile non sia tralasciata l’attenzione ai giovani che sono di fatto emarginati a causa di esperienze prolungate e in atto di tossicodipendenza, alcoolismo, piccola criminalità o altro. L’attenzione a que­sti sarà il segno di una Chiesa che non giudica, perdona e ricostruisce la perso­na.
 
Nella comunità educativa dell’Oratorio abbia un posto rilevante la famiglia come responsabile e partecipe delle attività oratoriane, formative e culturali.
 
VI.       Nell’impegno della Nuova Evangelizzazione è da rinvigorire la pastorale familiare.
 
Nella zona pastorale siano individuati uno o più sacerdoti che abbiano a cura la pastorale familiare e particolarmente quella delle giovani coppie, oltre chi anima gli incontri di preparazione al matrimonio. Questi devono darsi obietti­vi e metodologia comuni, alfine di offrire ai giovani di tutta la zona una proposta unitaria.
 
Siano individuate le modalità per far sì che vi sia continuità fra gli incontri di preparazione al matrimonio e l’attività delle giovani coppie: questa può avere dimensione interparrocchiale.
 
Le coppie siano collegate fra loro mediante ‘gruppi famiglie’, parrocchiali o interparrocchiali.
 
La pastorale familiare zonale si attivi per costituire una ‘rete’ di famiglie che le aiuti ad essere soggetto attivo e le porti a stimolare le autorità pubbliche ad as­sicurare alle famiglie le condizioni necessarie per far fronte alle loro responsabi­lità.
 
A livello di zona pastorale saranno opportune forme di attenzione e di vicinanza pastorale alle persone che hanno alle spalle una esperienza matrimoniale fallita o vivono momenti difficili.
 
Verso i divorziati risposati ogni comunità eviti qualsiasi forma di disinteresse nella certezza che sono e rimangono cristiani e membri del popolo di Dio anche se non in piena comunione con la Chiesa. Vengano ricordati loro i vari aspetti della proposta cristiana cui sono chiamati.
 
 
VII.      Il Consiglio Pastorale Zonale diventi l’organismo che studia una pastorale di zona e che anima l’impegno delle parrocchie e dei consigli pasto­rali parrocchiali. Sia strutturato in modo che le varie realtà pastorali vi siano rappresentate da uno o più sacerdoti responsabili, affiancati da uno o più rappresentanti laici: fra le realtà pastorali da rappresentare raccomando la pastorale familiare, giovanile, vocazionale che opereranno in sinergia. È opportuno che fra Consiglio Pastorale Zonale e Congrega dei Sacerdoti si instauri una si­nergia di reciproca conoscenza e collaborazione.
È da continuare il coinvolgimento diretto del Consiglio Pastorale Zonale nella pastorale giovanile: la relativa Consulta ne sarà incoraggiata e sostenuta.
 
VIII.      Il messaggio del Vangelo chiede di essere annunciato nel mondo del lavoro per mettere in rapporto con il Vangelo di Gesù la vita e l’attività umana, al fine di non circoscriverne la finalità al puro guadagno: l’attività lavora­tiva diventi luogo dove si vive umanamente e solidarmente, dove le persone crescono e testimoniano i valori umani.
 
Sento il dovere di invitare i cristiani che operano come datori di lavoro a coniu­gare guadagni con giustizia sociale e legalità, sensibili alle esigenze della pro­mozione integrale dell’uomo e del bene comune al fine di offrire il proprio con­tributo di crescita alla comunità
 
Una attenzione peculiare sia data affinché la quantità del lavoro non contrasti con i doveri verso la famiglia: risulta compromettente per l’educazione dei figli il lavoro a orario pieno di ambedue i genitori.
 
Va intensificata la sensibilizzazione tesa a promuovere e tutelare il carattere fe­stivo della Domenica in modo che sia effettivamente giorno di riposo dal lavoro e di partecipazione all’Eucaristia.
 
Una attenzione da parte di tutti, ma soprattutto da chi decide insediamenti indu­striali o altri che possono intensificare ogni inquinamento, deve essere data alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente per una corretta convivenza dell’uomo con la natura onde evitare che si passi dalla sudditanza alla natura all’esercizio di un dominio padronale sulla Terra e le sue risorse con conseguenze pesanti per la vita e la salute delle persone.
 
 
 
 
Seconda parte.
 
Ritengo opportuno richiamare i seguenti altri punti.
 
1.         Fra la nostra gente tutta la pastorale sia finalizzata al sorgere e al crescere della fede: dalle varie forme di annuncio alle celebrazioni liturgiche, alle molteplici iniziative ed opere caritative, alla integrazione del messaggio cristiano nella nuova cultura dei media; fra questi è da intensificare la diffusione del no­stro settimanale diocesano ‘LA VOCE del POPOLO’: chiedo che i Sacerdoti e i membri dei Consigli programmino abbonamenti e lettura perché la Nuova Evangelizzazione possa raggiungervi attraverso queste strade del moderno areopago, ivi compresa quella del quotidiano cattolico AVVENIRE del quale chiedo sia curata una buona diffusione.
 
2.        Si tenga come impegno prioritario di attenzione pastorale quello di curare la preparazione e lo svolgimento delle celebrazioni liturgiche, vera «fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione».
 
Questa visita pastorale coincide con l’Anno dell’Eucaristia: ciò chiede alcune attenzioni.
Ad un posto preminente della vita ecclesiale si ponga la celebrazione del Gior­no del Signore con al centro l’Eucaristia. Le celebrazioni generino comunione e alimentino quello spirito missionario proprio dell’Eucaristia. Anche i fedeli laici siano partecipi e animatori assumendo in proprio quanto compete loro e la­sciando ai sacerdoti ciò che concerne la presidenza. Si educhi l’assemblea ad una partecipazione orante anche col canto. Sia rivalutato il ruolo delle ‘corali’ che affianchino a pezzi propri canti eseguiti da tutti; si trovi per il coro un posto adatto dentro l’assemblea.
I fedeli preghino, rispondano a voce chiara al celebrante, siano attenti nell’ascolto reso possibile da una proclamazione preparata.
Un impegno rinnovato in vista di celebrazioni più evangelizzanti chiede anche una saggia cautela nel programmare il numero delle SS Messe perché lo zelo verta più sul modo di celebrare piuttosto che sul moltiplicarne la quantità. Nel determinare numero e orari delle SS Messe il criterio sia dettato anche dalle esigenze delle parrocchie vicine, e non solamente della singola parrocchia. Venga dato giusto rilievo anche agli altri riti che non sono la Messa. Siano valo­rizzate le varie forme di pietà popolare secondo i criteri del “Direttorio su pietà popolare e liturgia”.
 
3.        Nella catechesi e nella prassi pastorale si dia rinnovata premura per la presentazione e la celebrazione della Penitenza, Sacramento del perdono di Dio e della riconciliazione con la Chiesa. I sacerdoti individuino ed indichino, con orari esposti, i tempi adatti per la celebrazione e i fedeli vi siano insistente­mente invitati.
 
4.         Nella prospettiva di una Nuova Evangelizzazione che tende a rifare il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali e della società umana, i desti­natari privilegiati dell’annuncio del Vangelo sono gli adulti. Li esorto a diventare sempre più adulti nella fede e quindi a dare tempo per la propria formazione cristiana e sfruttare tutte le opportunità che nella diocesi, nella zona, nella parroc­chia vengono offerte.
Quindi le parrocchie intensifichino le varie modalità delle catechesi agli adulti: in occasione della celebrazione dei Sacramenti dei figli, in altri modi adottati in parrocchia, nella forma dei ‘centri di ascolto’.
 
I consigli pastorali individuino persone, preferibilmente adulte, chiamate a farsi catechisti e/o animatori di Centri di Ascolto e sia loro offerta la possibilità di una preparazione adeguata. Analoga preparazione, iniziale e permanente, sia of­ferta ai membri dei consigli pastorali parrocchiali, ai vari operatori degli oratori, ai membri dei consigli parrocchiali per gli affari economici.
 
5.         Circa l’Azione Cattolica richiamo quanto hanno scritto i vescovi ita­liani negli ‘orientamenti per il decennio’: ‘noi vescovi diamo il nostro sostegno con attenzione e speranza verso il cammino dell’Azione Cattolica. E chiediamo all’Azione Cattolica un’esemplarità formativa e un impegno sensibile alle neces­sità pastorali delle parrocchie e un rinvigorimento del dialogo e della condivisio­ne della speranza evangelica in tutti gli ambienti della vita quotidiana’ (cfr n. 61). La raccomando come associazione in diretta collaborazione con la diocesi e la parrocchia. La Chiesa di essa ha bisogno per essere se stessa e per vivere la sua missione. Quindi ne incoraggio la promozione e l’animazione.
 
Anche associazioni e movimenti sono una opportunità da valorizzare per la formazione dei laici, per la testimonianza e l’annuncio che possono far giungere là dove risulta più difficile alle organizzazioni tradizionali della parrocchia. Van­no aiutati a collocarsi in un progetto pastorale unitario.
 
6. Un dono per le parrocchie sono le religiose, vere consacrate a tempo pieno per la Chiesa. Prima che collaboratrici preziose sono da considerare delle te­stimoni che rendono presente Gesù casto povero e obbediente.
 
Le comunità cristiane hanno bisogno di molteplici operatori pastorali per essere vive e incidere sul territorio. Questi devono essere preparati.
 
Crescano la competenza e disponibilità dei laici che portino un contributo originale alla realizzazione dell’unica missione della Chiesa. Un progetto per rispondere a tale esigenza è messo in atto dall’istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Università Cattolica a Brescia.
 
Raccomando di dare seguito alle Missioni Popolari celebrate nelle varie par­rocchie, intensificando e rendendo permanenti i Centri di Ascolto attivati o da avviare.
L’attenzione ai lontani presenti nelle nostre parrocchie non ci faccia dimenticare la missionarietà ad gentes: le associazioni missionarie ne sono una proposta eloquente. Tutte le comunità sentano propria la vocazione missionaria.
 
7.         Una oculata pastorale giovanile chiede che sia coinvolta la scuola, soprattutto nei luoghi dove c’è una concentrazione di alunni:
-      devono essere sensibilizzati gli insegnanti credenti mediante una pastorale scolastica che miri innanzitutto ad una buona qualità della scuola, contenuti­stica e pedagogica;
-      occorre un coinvolgimento ed un coordinamento degli insegnanti di Religio­ne Cattolica, per favorire il loro ruolo di insegnanti dei principi della Religione Cattolica nella scuola e anche per alimentare un contatto formativo con i ra­gazzi che la parrocchia non raggiunge;
-      va incoraggiata e sostenuta la scuola cattolica presente in zona, come pri­maria nella parrocchia di Pontevico e come scuola per l’infanzia a Pontevico e Verolanuova.
 
8.         All’interno dell’impegno per la Nuova Evangelizzazione deve trovare spazio l’attenzione vocazionale. Occorre una rinnovata cultura vocazionale nei giovani e nelle famiglie, che va dalla vocazione al matrimonio e famiglia, alle vocazioni di speciale consacrazione, maschili e femminili; fra queste anche quella al Diaconato Permanente. L’attenzione prioritaria sia per la vocazione al presbiterato poiché essa deve garantire il futuro delle comunità. In questa pro­spettiva va data piena collaborazione alle iniziative proposte dal Seminario Dio­cesano in vista della animazione vocazionale.
 
Sia adottato lo stile vocazionale nella preparazione remota dei giovani al Matri­monio al fine di insegnare a leggere la scelta del Matrimonio come una voca­zione.
 
9.         Ogni parrocchia o unità pastorale si preoccupi di darsi un organismo, o deputi qualche membro del consiglio pastorale, che coinvolga la comunità nella testimonianza della carità, all’interno e nel territorio in cui è inserita: è compito della Caritas parrocchiale educare alla carità per far conoscere le realtà caritative esistenti, sensibilizzare ai bisogni emergenti, coordinare le diverse espressioni caritative ed anche stimolare il dialogo della comunità cristiana con Immigrati ed emarginati ed offrire loro la conoscenza e l’esperienza della fede cristiana.
 
E’ da apprezzare e incoraggiare l’esperienza in atto nelle varie realtà circa il volontariato quale attività spontanea e gratuita verso l’altro. Raccomando la formazione, iniziale e permanente, dei volontari perché siano garantite la competenza e l’ispirazione di fede.
 
Gli immigrati che giungono assai numerosi nei nostri paesi sollecitano la no­stra Chiesa all’accoglienza e non al rifiuto, all’aiuto, al dialogo, alla fraternità.
L’atteggiamento accogliente verso i fratelli immigrati non esclude di richiamarli anche a rispettare la nostra cultura e le leggi dello Stato.
 
Una particolare attenzione di accompagnamento pastorale va data agli immi­grati di religione cattolica. La nostra diocesi sta portando avanti una “missione popolare per gli immigrati” per l’accoglienza dei fratelli di religione cattolica. Prevedo tuttavia che nella vostra zona sarà effettuata vèrso l’anno 2006.
 
Anche con le religioni non cattoliche si instauri un buon rapporto di dialogo.
 
Affido comunità e fedeli alla protezione della Madonna, della Beata Paola Gam­bara, dei Beati Aracangelo Tadini e Ludovico Pavoni e dei SS. Patroni delle comunità parrocchiali.
 
Vi  benedico tutti
 
Brescia, 9 febbraio 2005, Mercoledì delle Ceneri.
 
+ Giulio Sanguineti

 


La lettera del Vescovo

Appunti in preparazione alla Visita

Preghiera per la Visita Pastorale

Calendario degli appuntamenti e degli incontri

La relazione sulla parrocchia presentata al Vescovo