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Tadini e la Vocazione
Il secondo quadro è intitolato alla vocazione del Tadini.
Immagino il giovane Arcangelo sui banchi di scuola del
collegio di Lovere, nel 1857, dove anche i fratelli erano passati, con nel cuore il
desiderio di farsi sacerdote, imitando il fratello Giulio, avviato su questa strada.
Alle sue spalle, sta lepisodio che ha determinato il
sorgere della sua vocazione di sacerdote: quello di un gruppo di persone che confabula per
escogitare il mezzo per togliere la gente dattorno ai preti; una scena che aveva
suscitato in lui, ragazzo, una fiera opposizione interiore, direttamente proporzionale
alla cocente mortificazione provata per non essere stato in grado di rispondere a quella
provocazione, perché poco più che fanciullo; fiera al punto di diventare la molla che
fece scattare la decisione di farsi prete. È lui stesso che racconta:
"A me lo capitò, o miei cari, prima che vestissi
queste gloriose insegne di sacerdote che, trovandomi in mezzo a persone che si lamentavano
di non potere avere la gente pronta alle loro voglie, gridavano in coro: questo non lo
otterremo mai, finché non li avremo noi distaccati dal confessionale, finché li
lasceremo in mano ai preti, finché questi potranno sussurrare alle loro orecchie quelle
parole, là non si sa quello che dicono. Fu allora che decisi di farmi prete...
Sì questa la è capitata a me. Io allora inesperto ero e
non seppi rispondere, ma giusta ne tirai la conseguenza ed è questa: dunque anche costoro
che sono cattivi, riconoscono che la confessione è fatta per ritirare dalle vie cattive,
chi per disgrazia vi fosse messo. Fu allora che mi decisi di farmi chierico.
Essi andavano dicendo, mi ricordo: che cosa dicono poi là
in questo confessionale, che cosa dicono poi questi preti... vel dirò adesso che allora
mi mancarono le parole, insegnano a perdonar le offese, insegnano a sopportar le disgrazie
con rassegnazione, insegnano anche a rispettare te, che pur sebben meglio vestito, meno
degli altri meriteresti rispetto".
Anche gli esempi cattivi possono fungere da stimolo al
bene, quando si imbattono in animi forti e determinati a far della propria vita qualcosa
di grande, non supini a seguire i comportamenti di massa.
Metterei sullo sfondo del quadro anche lepisodio
inquietante dellinaugurazione del monumento ad Arnaldo. E vero che è di qualche
anno più tardi: il monumento fu, infatti, inaugurato il 14 agosto 1882, quando il Tadini
era già sacerdote; ma linserimento di questo avvenimento nel quadro del nostro
giovane studente a Lovere, con lideale del sacerdozio nella mente, ha valore
simbolico: esprime, infatti, il clima di tensione in cui la Chiesa bresciana e il clero si
muovevano in quegli anni.
Come è noto l'inaugurazione del monumento (fatti simili
erano avvenuti anche in altre parti dItalia, in quegli anni) era stato volutamente
un dispetto del mondo laico nostrano, espresso nella forma più solenne: erano presenti 4
ministri, 110 deputati, 40 logge massoniche, circoli anticlericali, sette protestanti,
labari, uno dei quali portava leffigie di Satana.
Un fatto non certo invitante al dialogo.
(continua) |