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Verolanuova Tour

Verolanuova
Piazza Libertà

Piazza Libertà

La Gambaresca non è più il corso d'acqua di concezione medioevale che divide il Palazzo Gambara dalla piazza e dal rimanente tessuto urbano.

Nel portare la preziosa acqua funge da ornamento d'arredo urbano, elegantemente impreziosito da balaustre e da paracarri in pietra di Botticino

Piazza Libertà dista dalla piazzetta della Basilica solo poche centinaia di metri.


farmacia.JPG (26532 byte)Prima di accedervi vale la pena osservare i bei fregi in marmo all'angolo tra via Cavour e via Garibaldi (civico n° l).
I loro disegni leggermente in rilievo ci dicono che nel passato doveva esservi la farmacia.
Via Cavour è caratterizzata, sul lato sud, da porticati ora presenti in stili di periodi diversi.
L'originaria forma medievale è ancora leggibile all'angolo con via Ercole De Gaspari.
Dal passaggio "a volta si entra nel cuore civico di Verola.


MarteAtenaL'antica piazza d'arme antistante palazzo Gambara da pochi anni ha una nuova pavimentazione. La piazza "Grande" è delimitata da tre cortine edilizie mentre, il lato ovest, più aperto, funge da quinta scenica al Palazzo, ora sede municipale.

Sui pilastri d'ingresso a palazzo Gambara sono collocate le Statue di Marte e Pallade, ovvero forza e saggezza.

Le statue sono attribuite a Santo Callegari, capostipite di quella straordinaria dinastia di scultori che opererà a Brescia fino all'inizio dell'800.

I Callegari ebbero in Antonio il più fantasioso e geniale interprete del barocco bresciano. Le due statue hanno una presenza assai rilevante anche per i significati simbolici.

Marte, sinonimo di guerra significava capacità di portare offesa, Pallade, uno dei vari nomignoli attribuiti ad Atena (la Minerva romana), era la protettrice delle scienze e dell'arte, ispiratrice di nobili imprese ma armata per saper difendere gli ideali che perseguiva.

Palazzo Gambara

Palazzo GambaraProspetto di palazzo Gambara, imponente palazzo della pianura bresciana soprattutto per la sua implicazione di carattere urbanistico - territoriale.

La costruzione del palazzo risale agli inizi del Cinquecento per iniziativa di Gianfrancesco e Brunoro Gambara.

La costruzione proseguì con Nicolò Gambara (1538-1592) mentre non è stato possibile, sino ad oggi, conoscere quando e ad opera di chi sia avvenuto il completamento. Dai 1835 divenne di proprietà di Annamaria Ghisi, detta "La Rovettina" perché madre dello scrittore e commediografo Gerolamo Rovetta.

Dal 1922 è sede del Municipio e della Biblioteca Civica. L'intemo è ricco di fastosi affreschi attribuiti in gran parte alla scuola del cremonese G. Battista Trotti detto il Malosso (1556-1611). Visitabile anche un'elegante galleria al primo piano ed il cui decorato soffitto ligneo è venuto alla luce e restaurato nel 1983. Con la Basilica è il monumento sempre maggiormente visitato da turisti italiani e stranieri.

Torre civicaTorrione superstite nell'ala sud di palazzo Gambara
(XVI sec.)

Vale la pena confrontarlo con lo scenario proposto dalla tela nell'altare di San Carlo nella Basilica di San Lorenzo a Verolanuova.

I suoi beccatelli smessa la loro funzione difensiva, si fanno ammirare quale elemento decorativo dei cornicioni che caratterizzano ancora tante architetture originali del '500 e del '600.